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Anello dei boschi di Monte Calvo
Anello dei boschi di Monte Calvo: vario e interessante percorso nei dintorni di Livata e Campo dell'Osso, verso la quiete delle abetaie e delle alte faggete di Monte Calvo e Le Genzane
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Anello dei boschi di Monte Calvo

Ben visibile dalla Valle dell’Aniene, per la forma piramidale e gli evidenti rimboschimenti di pino nero che ne coprono il versante meridionale, il Monte Calvo è una delle vette “minori” dei Simbruini. Nonostante la quota non eccelsa (1590 mslm), questa elevazione che si staglia fra le piane di Campaegli, Campobuffone e Livata, offre itinerari immersi nel bosco e vedute insolite sulla sottostante vallata dell’Aniene.

Con un itinerario circolare – con partenza e arrivo dall’anello di Livata e facilmente percorribile in un paio di ore – è possibile raggiungere la vetta attraversando gli ambienti boschivi che la circondano su tutti i lati. Un percorso facile e per tutti che tuttavia può riservare qualche sorpresa dal punto di vista naturalistico, sia per la varietà di ambienti attraversati sia per la contiguità con aree di particolare interesse faunistico.

L’itinerario (sentiero 572a del Parco) ha inizio lungo l’anello di Livata: poco prima del camping si stacca sulla destra una sterrata segnalata con la solita palina segnavia del Parco, la percorriamo per pochi metri per svoltare subito a destra in direzione di una grande cabina elettrica; rispetto alle indicazioni del Parco preferiamo percorrere l’anello in senso inverso, risalendo prima verso Campo dell’Osso per poi piegare nuovamente in direzione della vetta.

Seguiamo una valletta in leggera salita, costeggiando alcuni villini da un lato e avendo bene in vista i rimboschimenti di conifere ai piedi del Monte Calvo, in breve – superato un apiario didattico – entriamo nella faggeta seguendo una traccia sterrata che si insinua nella montagna in direzione di Campo dell’Osso.

Si sale nel bosco per breve tratto, raggiungendo poi l’invaso della Fonte Acquaviva, una piccola captazione con abbeverata per il bestiame domestico. Una breve occhiata al pelo dell’acqua fa intuire la presenza di vita nel piccolo specchio d’acqua: di tanto in tanto qualche tritone si affaccia per respirare, sparendo poi rapidamente nelle acque melmose, mentre in superficie si vedono numerose notonette, piccoli insetti acquatici che sono soliti nuotare capovolti a pelo d’acqua, solcando le acque ferme come delle piccole canoe.

A monte della Fonte Acquaviva il sentiero si fa più incassato e ripido, seguono un paio di strappi nel bosco e poi finalmente la gola si riapre per affacciarsi sulla radura di Campo dell’Osso: percorso al primo mattino questo passaggio è un vero e proprio ritorno alla luce, dalle ombre fredde del bosco ai prati inondati dalla luce dorata del primo sole.

Carichi di rugiada, i prati assolati lasciano salire delicate nebbie che delineano i contorni delle vallette e i confini del bosco, il cielo è azzurro e cristallino, permeato dall’incessante vociare di miriadi di uccellini. Nei prati si notano ampie macchie di margheritone, così come le splendide fioriture dell’Aquilegia vulgaris, conosciuta anche come Amor nascosto, caratterizzate dall’intenso colore violetto e dagli eleganti speroni che ricordano vagamente una cornucopia.

Raggiunta la sterrata che corre lungo la radura di Campo dell’Osso, la seguiamo in salita rientrando brevemente nel bosco per superare una sella, riuscendo poi in un’altra radura allungata, piacevolmente cosparsa di doline e affioramenti rocciosi. Seguiamo sempre i segnavia bianco-rossi, mantenendoci sulla sinistra della radura, superando un vecchio tronco di faggio mozzato e poi piegando ulteriormente a sinistra, in direzione del bosco de Le Genzane, il nome della località – neanche a dirlo – deriva dalle fioriture di genziana maggiore (Gentiana lutea) che si possono notare tutto intorno, con i fiori ancora in boccio.

Ci inoltriamo dunque nel bosco, tra faggi dai tronchi alti e slanciati che erigono sopra di noi un’ampia copertura di fogliame: tra i mille richiami di uccelli sentiamo all’improvviso il tambureggiare ritmico di un picchio. Incredibilmente il suono rimbomba echeggiando da parte a parte nel bosco, creando per un istante un’atmosfera surreale, un suono ancestrale che chiama alla mente primitivi ricordi.

Al culmine del bosco troviamo un’altra provvidenziale palina segnavia, che ci esorta a muovere sulla sinistra in direzione della cresta che si affaccia sulla Valle dell’Aniene. Sorprendentemente, reputo questo breve passaggio, stretto tra la faggeta e la sommità dei rimboschimenti di conifere, uno dei tratti di sentiero più piacevoli del Parco, un piccolo angolo dove si respira una quiete assoluta e si avverte un senso di profonda intimità col cuore selvaggio della foresta. L’affaccio sulla valle lascia ammirare i borghi lontani, Rocca Santo Stefano e Rocca Canterano, sospesi sopra le nebbie mattutine, mentre sotto di noi si staglia prepotente la sporgenza rocciosa di Morra Ferogna.

Rientriamo nel bosco, costeggiando una dolina coperta di arbusti rigogliosi, e sempre seguendo i segni sbuchiamo infine sulla cresta in vista del Monte Calvo, nel punto esatto che separa il bosco di conifere (a sud) dalla faggeta (a nord). Proseguiamo in discesa su terreno gradonato e cosparso di roccette e piccole macere, fino a raggiungere l’importante snodo del Passo delle Pecore, che mette in comunicazione la Valle dell’Aniene con i pianori di Campobuffone e Camposecco, ed era probabilmente utilizzato per lo spostamento delle greggi verso i pascoli in quota. Proprio sulla sella si staglia un grande faggio isolato, una presenza ben nota agli escursionisti che frequentano la zona.

Una breve sosta ci consente di ammirare l’abbondante fioritura di margherite che ancora ricoperte della rugiada notturna scintillano al sole, poi ripartiamo per l’ultimo strappo in salita, verso la vetta ove si staglia una imponente croce-traliccio. Seguiamo sempre il tratto spoglio di cresta che separa la pineta dalla faggeta, i faggi di cresta sono – come spesso accade – bassi e contorti per la continua esposizione ai venti, mentre i pini sull’altro versante danno vita a un ordinato labirinto vegetale, lasciando di tanto in tanto scorgere dettagli della vallata sottostante.

Pochi minuti e siamo in vetta, ad ammirare l’ampio panorama sulle radure e i boschi di Campaegli, così come la veduta sui rilievi dei Ruffi e dei Prenestini, al di là del solco dell’Aniene. Il panorama verso l’interno della catena è un po’ limitato dalla presenza del bosco, ciò non ci impedisce di scorgere da lontano la cresta azzurrognola del Viglio, le gobbe del Monte Autore e – oltre le case di Livata – i rilievi del Crepacuore e del Peschio delle Ciavole. Intorno è tutto uno svolazzare di uccellini, i fringuelli in particolare sembrano disputarsi le cime più alte dei pini per diffondere il proprio canto, volgiamo i nostri passi nuovamente verso il Passo delle Pecore, raggiunto il quale caliamo stavolta verso destra in direzione del Pozzo di Monte Calvo.

Pochi passi ancora e a sorpresa una coppia di poiane appare al di sopra della pineta, uno dei due esemplari volteggia ad altezze quasi imperscrutabili, mentre un secondo sta planando possente sopra le cime dei pini, nella morsa degli artigli si intravede chiaramente una preda: probabilmente un piccolo roditore catturato a terra poco prima. Con questa bella immagine ancora in mente scendiamo ancora fino all’invaso del Pozzo di Monte Calvo, dove una sosta è d’obbligo per osservare la nutrita colonia di tritoni. Due specie si dividono questo habitat confinato: il tritone punteggiato (Triturus vulgaris), più chiaro e dalla pelle con piccole macchie puntiformi, e il tritone crestato (Triturus carnifex) – più scuro e riconoscibile per la vistosa cresta che ne adorna il dorso e la coda.

Dopo la breve sosta, riscendiamo sulla sterrata che congiunge Livata a Campaegli, prendiamo verso sinistra e in poco tempo siamo al bivio iniziale e poi all’anello. Anche questa breve passeggiata, consigliata a tutti coloro che frequentano Livata e magari non conoscono gli ambienti che questa località offre a pochi passi da casa, ha saputo stupirci con le piccole e grandi meraviglie della natura dei Simbruini.

DIFFICOLTÀ

DIFFICOLTÀ: T/E

TEMPO DI PERCORRENZA: 2.30h per l’anello completo

DISLIVELLO: circa 250m

SENTIERISTICA

Segnavia bianco-rossi segnavia_small – sentiero 672a, Livata-Pozzo di Monte Calvo-Le Genzane-Campo dell’Osso-Fonte Acquaviva-Livata

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei sentieri del Parco dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Da Subiaco si raggiunge la località turistica di Livata, si percorre l’anello che circonda il centro sportivo e si lascia l’auto nei pressi di una carrareccia che si diparte sul lato esterno in direzione di Campaegli, poco dopo il campeggio (percorrendo l’anello in senso orario).

Anello dei boschi di Monte Calvo ultima modifica: 2014-06-26T10:47:33+00:00 da Francesco Ferreri


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