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Dettaglio della crociera centrale e dello sblocco delle gambe
Manfrotto BeFree Advanced: prova sul campo

Nel mese di Novembre la Manfrotto ha lanciato sul mercato il suo nuovo modello di punta nel settore dei treppiedi ultra-compatti da viaggio: il BeFree Advanced. Come traspare già dal nome stesso si tratta di un’evoluzione sotto vari punti di vista del precedente modello, il BeFree, prodotto già da diversi anni ed in varie versioni, tra cui anche una in fibra di carbonio. Grazie ad una serie di migliorie tecniche e strutturali, le quali ne aumentano la solidità e soprattutto la capacità di carico, il BeFree Advanced ora si presenta non solo come un supporto indicato per sistemi mirrorless o reflex entry-level come il suo predecessore, bensì anche come una valida alternativa “light” ai robusti treppiedi specifici per reflex semi-pro e pro.

Leggendone le interessanti caratteristiche tecniche, questo modello ha sin da subito attratto le mie attenzioni come ideale candidato alla risoluzione di uno dei principali problemi che affliggono il fotografo naturalista e di paesaggio di montagna: avere ad prezzo “umano” un treppiedi leggero e compatto, facilmente trasportabile per lunghi tragitti in luoghi impervi, che al contempo sia però in grado di supportare degnamente reflex pro o semi-pro accoppiate a lenti piuttosto generose nel peso e nelle dimensioni (16-35 f/4, 70-200 f/2.8, ecc..). Convinto sulla carta dai suoi dettagli tecnici, con lo scopo di utilizzarlo per le uscite fotografiche più lunghe ed impegnative, durante le quali il peso del corredo fotografico risulta essere un dato piuttosto rilevante, sono stato tra i primi ad acquistarlo dopo il suo lancio sul mercato ed ora, a valle di qualche realistico test sul campo, provo a riportare le mie prime impressioni.

DATI e DETTAGLI TECNICI

Iniziamo con l’elencare qualche dettaglio tecnico (tratto direttamente dal sito ufficiale del produttore), utile per rendere al meglio l’idea delle dimensioni e dei pesi del nuovo Manfrotto BeFree Advanced:

BeFree Advanced - tabella dati tecnici

Come si evince dalla tabella il BeFree Advanced risulta essere un treppiedi dalla struttura in alluminio abbastanza leggera (circa 1,5 kg), veramente compatto da chiuso (appena 40 cm!), dall’altezza completamente aperto più che sufficiente per soddisfare la maggior parte delle situazioni usuali e soprattutto con una portata massima (8 kg) che lascia ampia libertà di utilizzo in accoppiata anche a corpi macchina piuttosto grossi e pesanti. Le quattro sezioni delle gambe sono fermate dal nuovo meccanismo “twist-lock” (continua comunque ad essere disponibile anche la versione con i classici blocchi a leva); tranne le ultime, abbastanza sottili e corredate di piedini in gomma antiscivolo, tutte le altre sezioni appaiono abbastanza robuste e sufficientemente dimensionate per il peso massimo supportato dichiarato dal costruttore. La regolazione dell’angolazione avviene ora con un nuovo meccanismo di sblocco, azionabile direttamente con il pollice della mano con la quale si sta impugnando la gamba, senza dover ricorrere all’utilizzo dell’altra mano. Le gambe sono bloccabili in tre posizioni differenti ma comunque restano ben ferme in qualsiasi altra angolazione impostata, anche tra un blocco e l’altro, rendendo il treppiedi molto versatile su terreni impervi o sconnessi.

La nuova testa compatta mod. 494, fornita in-boundle con il treppiedi, permette movimenti indipendenti della sfera e sull’asse orizzontale (pan); è dotata di frizione ed il serraggio in qualsiasi posizione è rapido e soprattutto efficace, mantenendo con precisione millimetrica l’esatta posizione impostata anche in verticale, situazione che solitamente mette a dura prova i sistemi a sfera meno validi o robusti. La piastra a sgancio rapido di nuova generazione (200PL-PRO) è compatibile con lo standard Manfrotto RC2 ed Arca-Swiss.

Come accennato in introduzione, la struttura portante è stata rivista rispetto al modello precedente ed in particolare il BeFree Advanced presenta una nuova robusta crociera centrale, dotata sia di un pratico gancio per contrappeso (peccato però sia realizzato in plastica) che della filettatura “easy-link”, tramite la quale si può collegare al treppiedi un braccetto flessibile (venduto separatamente) pensato per il supporto di vari accessori, come illuminatori supplementari e pannelli riflettenti.

Completa la dotazione di serie una pratica e ben fatta borsa da trasporto a tracolla, non fondamentale in montagna, in quanto di solito il treppiedi si aggancia allo zaino, ma comunque più che utile in molte altre situazioni. Il prezzo del prodotto è attualmente di poco inferiore ai 200 euro.

PROVA SUL CAMPO

Veniamo ora al dunque: come si comporta questo treppiedi in azione in situazioni reali, tra vento e terreni irregolari ? Nonostante le dimensioni estremamente compatte, si presenta sin da subito come un prodotto ben fatto e con rifiniture di alta qualità, le quali trasmettono robustezza e sicurezza. Con un peso inferiore di almeno un kg rispetto al modello di treppiedi da me attualmente utilizzato, sin dalla prima uscita ho potuto apprezzare a pieno la leggerezza del BeFree Advanced, tanto che quasi non pare di averlo agganciato allo zaino; fattore questo assai importante, visto che la motivazione di ricorrere all’acquisto di questo modello parte proprio dal presupposto di risparmiare peso nelle uscite più impegnative.

L’apertura e la regolazione in altezza delle gambe grazie all’introduzione del meccanismo Twin-lock è piuttosto veloce, anche se personalmente non lo ritengo un sistema così drasticamente rivoluzionario rispetto al classico sblocco a leva, che anzi in certe occasioni mi da la sensazione di rimanere più rapido ed intuitivo, soprattutto fotografando su terreni irregolari dove è richiesto un continuo aggiustamento delle altezze di lavoro tra uno scatto e l’altro. Le operazioni di aggancio/sgancio della fotocamera alla testa mediante l’attacco rapido RC2 sono invece sempre immediate; non si registrano particolari giochi tra slitta e piastra tanto che l’attrezzatura rimane sempre ben ancorata e ferma.

La nuova testa in alluminio 494, nonostante le dimensioni compatte e che al primo colpo d’occhio possono lasciar ipotizzare una solidità di secondo livello, al primo utilizzo mi ha invece impressionato per qualità e soprattutto per efficacia: una volta serrata la manopola di blocco con il minimo sforzo, il sistema rimane immobile e fermo senza accennare il minimo cedimento verso il basso, anche utilizzando lenti piuttosto pesanti. Le performance di questa testa sono quindi a mio avviso paragonabili tranquillamente a quelle di modelli di fascia superiori presenti nello stesso catalogo Manfrotto (ad es. RC496 e RC498).

Il mio principale dubbio ad ogni modo riguardava la stabilità effettiva del treppiedi aperto completamente (le 4 sezioni delle gambe più la colonna centrale) e caricato con circa 1,5/2 kg, ovvero il peso medio all’incirca di un’accoppiata reflex/lente ad ampia apertura. All’atto pratico, una volta montato il tutto e fermata la testa nella posizione prescelta, il BeFree dimostra una stabilità in situazioni normali più che soddisfacente. Diverso è invece il discorso in caso di vento o leggere vibrazioni esterne: nella stessa configurazione infatti basta poco per causare micro-movimenti del cavalletto e di conseguenza della fotocamera; purtroppo le ultime sezioni delle gambe, le più sottili, in questi casi mostrano tutti i loro limiti. C’è comunque da dire che basta chiuderle e ritrarre di pochi cm anche la colonna centrale per tornare ad avere una stabilità ottimale quasi in ogni situazione; se si ha quindi l’abitudine e soprattutto la possibilità di lavorare ad estensioni intermedie il BeFree Advanced non dimostra particolari limiti rispetto ai modelli di fascia superiore. Certamente per l’utilizzo di teleobiettivi oltre i 200 mm è bene continuare a lavorare con modelli di treppiedi e teste opportunamente pensati; anche per l’utilizzo nel campo macro, vista l’impossibilità di lavorare con la fotocamera ad altezza terra (a patto che non si opti di lavorare con la stessa capovolta), non risulta essere la scelta migliore.

CONCLUSIONI

Escludendo dunque i pochi reali limiti appena descritti, il BeFree Advanced non ha per ora mostrato difetti particolari, anzi devo ammettere che ne sono rimasto  piacevolmente colpito sotto vari punti di vista, in particolare dalla sua robustezza generale nonostante le dimensioni estremamente compatte e dalla stabilità della testa, vero punto di forza inatteso. Questo modello ha dunque soddisfatto le mie attese iniziali, confermando il sempre elevato standard qualitativo proposto da Manfrotto e proponendosi come una più che valida alternativa nel campo dei treppiedi compatti di alta gamma pensati per supportare corredi medio-pesanti, probabilmente il migliore (tra quelli a me noti) nel classico rapporto qualità/prezzo.

Blackmagic Pocket Cinema Camera nelle riprese video in natura

La Blackmagic Pocket Cinema Camera (BMPCC) è una cinepresa digitale in formato Super16 che da diversi anni ha rivoluzionato il mondo delle riprese video introducendo una qualità superlativa a un prezzo estremamente appetibile. In questa recensione vogliamo descrivere la nostra esperienza di utilizzo nel campo delle riprese in natura e quindi in ambienti non controllati (ovvero non su un set cinematografico), non senza una doverosa iniziale premessa.

Il fotografo naturalista che si affacci per la prima volta nel mondo delle riprese video si trova ben presto di fronte a un dilemma: continuare ad utilizzare la propria fotocamera anche per il video o investire in una videocamera/cinepresa dedicata. Se il primo approccio sembra il più pratico ed economico, nella maggior parte dei casi ci si renderà presto conto che le comuni DSLR presentano delle serie limitazioni di uso nel campo delle riprese naturalistiche sia in termini di praticità e sia, soprattutto, sotto l’aspetto della qualità dell’immagine che quasi sempre è fortemente compromessa dall’impiego di codec video dalle scarse prestazioni e offre poche possibilità di lavorazione in post-produzione.

Con qualche approssimazione e limitatamente a quello che può interessare il fotografo naturalista, il mondo delle videocamere per uso professionale o semiprofessionale può essere suddiviso in due grandi categorie: le videocamere (o camcorder) in stile ENG (Electronic News Gathering) e le cineprese digitali vere e proprie. Se le prime si caratterizzano per praticità, versatilità e velocità di uso, le seconde eccellono nell’aspetto della qualità delle immagini prodotte, una qualità che appunto deve essere in qualche modo considerata di livello “cinematografico”.

Blackmagic Design, un’azienda australiana che ha un ampio portofolio di prodotti rivolti all’industria cinematografica, ha introdotto sul mercato negli ultimi anni delle cinema camera del tutto innovative sia per il prezzo fortemente competitivo sia per le caratteristiche e la qualità delle tecnologie coinvolte.

La Pocket Cinema Camera (BMPCC in breve) non è da meno: una cinepresa digitale in formato Super16, in grado di riprendere in formato FullHD (1080p) fino a 30fps in formato RAW (CinemaDNG) e ProRes, che sta nel palmo di una mano e viene venduta a una cifra intorno ai 1000 euro.

Specifiche tecniche

La BMPCC vanta un sensore Super16 (12.48mm x 7.02mm) con risoluzione piena 1920×1080 pixel e una gamma dinamica nominale di 13 stop, i frame rate supportati sono 23.98, 24, 25, 29.97, 30 fps. Supporta la registrazione in formato RAW CinemaDNG e in varie declinazioni del formato compresso Apple ProRes con campionamento del colore 4:2:2 a 10 bit (ProRes 422HQ, ProRes 422, ProRes LT, ProRes Proxy) su  schede ad alta velocità SDXC e SDHC.

Il supporto delle ottiche è garantito dall’innesto di tipo MFT (micro 4/3) attivo che, in virtù del tiraggio ridotto, consente di adattarvi una grandissima gamma di lenti oltre a quelle naturalmente disponibili per il formato nativo (Olympus, Panasonic, Fuji, ecc.). E’ dotata di un display LCD da 3,5″ (risoluzione 800×480), microfono stereo integrato, ha un ingresso per audio analogico stereo e un ingresso per un controller LANC, uscita HDMI e audio (cuffie). La camera viene fornita insieme alla versione base del software DaVinci Resolve che alle consolidate funzionalità di color grading affianca anche sofisticate capacità di editing non lineare.

Qualità dell’immagine, RAW e ProRes

Il punto di forza indiscusso della BMPCC è la qualità dell’immagine: l’ampia gamma dinamica, la possibilità di registrare in formato RAW o con codec a bitrate elevati e un campionamento colore che offre ampio margine di lavoro in post-produzione, tutte caratteristiche inusuali per una macchina in questa fascia di prezzo. Ma c’è qualcosa in più che è difficilmente esprimibile in termini di numeri e quantità: è il carattere dell’immagine che ha un qualcosa di “organico” che ricorda molto di più un’emulsione fotografica che non una fredda ripresa di un sensore; non c’è quella freddezza e asetticità tipiche delle riprese video delle telecamere o di molte DSLR, la resa è calda, vibrante, cinematografica nel vero senso della parola.

Editing dei file della Blackmagic Pocket Cinema Camera in DaVinci Resolve

La possibilità di registrare i fotogrammi direttamente in RAW offre una versatilità e una possibilità di intervento enorme. Nella pratica, ogni fotogramma di una clip viene salvato come un singolo file immagine in formato CinemaDNG, ad una singola clip corrisponde una cartella sulla scheda SD contenente tutti i singoli fotogrammi della ripresa. Attraverso il software dedicato Resolve (o con sistemi analoghi) è possibile ricostruire automaticamente la clip mantenendo la possibilità di intervenire su tutti gli aspetti del file RAW: bilanciamento del bianco, ISO, ombre/luci, nitidezza, ecc. Tale flessibilità in fase di editing ha un prezzo: è quello della enorme quantità di spazio necessario a memorizzare i file, empiricamente abbiamo valutato circa 50GB di spazio disco ogni 10 minuti di riprese.

E’ un costo non indifferente, che ha ripercussioni notevoli sull’hardware necessario allo storage e all’elaborazione dei filmati e che si giustifica più in un contesto di produzione cinematografica, con maggiori esigenze di elaborazione e color-grading in post-produzione, che in un contesto pìu documentaristico. Tuttavia è bene essere consapevoli delle potenzialità della ripresa in RAW, soprattutto nelle situazioni di riprese più critiche  (alti contrasti, basse luci, ecc.) dove l’utilizzo del RAW consente maggiori margini di recupero in post-produzione.

Per un uso meno specializzato, con un workflow più fluido e compatibile con la maggior parte degli editor non lineari in commercio, in particolar modo – ovviamente – con Final Cut Pro X di Apple, il codec ProRes nelle varie declinazioni disponibili è più che sufficiente a ottenere risultati impareggiabili.

Introduzione al mondo del color grading

Le immagini che escono dalla BMPCC hanno un aspetto estremamente neutro e piatto, privo di contrasti, ma bastano pochi ritocchi con gli infiniti controlli messi a disposizione dal software Resolve per tirare fuori tutta la qualità acquisita dal sensore. E’ un processo che in qualche modo assomiglia a quello utilizzato con i file RAW in fotografia: catturare in fase di ripresa il massimo delle informazioni di colore e contrasto, per poi elaborare un’immagine ottimale in postproduzione, un processo che in ambito cinematografico prende il nome di color grading.

Una sessione di grading in DaVinci Resolve

Le possibilità di fatto sono infinite: se è abbastanza semplice e immediato dall’immagine neutra iniziale recuperare i livelli corretti di luminosità e colori, è altresì possibile applicare infinite variazioni per imprimere all’immagine un particolare look filmico. Inoltre, l’applicazione di particolari matrici di colore, definite LUT (Look Up Table), consente di ottenere in breve tempo un look preconfezionato, ad esempio per imitare un particolare tipo di pellicola cinematografica.

Ecco dunque che le stesse riprese possono essere sviluppate secondo una resa realistica e fedele alla realtà, ovvero essere personalizzate con un’opportuna manipolazione delle componenti di colore e luminosità nell’ottica di una produzione con intenti più estetico-artistici.

Qualità non senza compromessi

Se la qualità dell’immagine è il fattore decisivo nella scelta di una macchina come la BMPCC è bene avere presente anche quali sono i limiti di uno strumento che – per forza di cose, al prezzo a cui è disponibile sul mercato – non può essere considerato una soluzione completa per ogni esigenza.

Possiamo riassumere i punti di forza della BMPCC in:

  • Qualità dell’immagine
  • Peso/ingombro
  • Innesto ottiche quasi universale (MFT)
  • Supporto di registrazione relativamente economico (SDXC/SDHC)
  • Semplicità d’uso
  • Prezzo

ci sono tuttavia numerose limitazioni che è bene tener presente prima di valutare un investimento in questa tecnologia, le possiamo riassumere principalmente in:

  • Difficoltà d’uso e scarsa praticità rispetto a un camcorder tradizionale
  • Sistema audio quasi inutilizzabile, assenza di input audio professionali (XLR)
  • Display LCD poco luminoso e non orientabile, assenza di un mirino elettronico
  • Durata della batteria irrisoria (circa 40 minuti per un uso normale)
  • Sensore a ridotta profondità di campo, crop 2.88x su lenti FX

Rig con Blackmagic Pocket Cinema Camera e Nikon 20mm f2.8

Se una BMPCC equipaggiata con una lente nativa MFT può costituire un ottimo strumento per riprese “mordi-e-fuggi”, difficilmente nell’uso documentaristico si potrà fare a meno di equipaggiare la macchina con ulteriori accessori, fino a creare uno di quei mostruosi “rig” che se vanno bene per riprese su un set controllato, possono presentare qualche problema di trasporto e praticità nell’uso in montagna o comunque outdoor.

Se l’audio catturato direttamente dalla camera in ripresa è generalmente foriero di problemi (interferenze, rumori di utilizzo, ecc.), nel caso della BMPCC è quasi del tutto inutile e può essere utilizzato giusto come traccia per la sincronizzazione. Paradossalmente il microfono integrato riesce a captare un sonoro più nitido e pulito, con tutti i limiti, di un microfon81080p) fino a 30fps in formategato all’ingresso audio analogico, per via probabilmente di un preamplificatore interno assolutamente non all’altezza. Risultati migliori si ottengono con microfoni preamplificati o utilizzando l’audio in uscita (line-out) da un registratore audio dedicato, ma salvo rari sarà quasi sempre preferibile registrare l’audio separatamente con un’attrezzatura dedicata.

Il display è veramente buio ma tutto sommato se la cava ancora in ambienti non troppo luminosi (nel bosco, o in giornate coperte), ma l’aspetto senz’altro più fastidioso è l’impossibilità di orientarlo in fase di ripresa. Per un uso più comodo va sicuramente messo in conto l’acquisto di un monitor HDMI esterno (100-300€) o addirittura di un mirino EVF (500-1000€).

Le batterie durano un soffio e si scaricano solo a guardarle, ma non potrebbe essere altrimenti vista la miniaturizzazione. La soluzione è portarsene dietro tante o ricorrere a una batteria esterna (la BMPCC ha un ingresso per alimentazione 12V).

Per quanto riguarda le dimensioni del sensore e il fattore di crop, per un uso naturalistico non è una limitazione insuperabile, sicuramente è difficile trovare lenti che lavorino a focali effettive (su formato FX equivalente) inferiori ai 30mm, mentre sul versante tele il crop è senz’altro utile nella ripresa di fauna, anche se le focali superiori a 300mm sono poco praticabili per via dell’ingrandimento eccessivo e la sensibilità alle vibrazioni.

Insomma, non stiamo certo parlando di una macchina per ogni situazione, potremmo quasi dire che oltre il sensore c’è poco più e la costruzione di un sistema più comodo e completo richiede un investimento ulteriore non dissimile da quello dell’acquisto iniziale. Ma se cercate una qualità di immagine senza compromessi e volete dare alle vostre realizzazioni quel tocco più “cinematografico”, sicuramente è un prodotto da prendere in considerazione.

Sul campo

Abbiamo deciso di utilizzare la nostra BMPCC con le lenti Nikon già in nostro possesso, utilizzando un adattatore MFT/Nikon F prodotto dalla Metabones (la versione senza speedboster), sconsigliamo di utilizzare adattatori più economici che presentano sovente giochi e imprecisioni che tendono a deteriorare la qualità dell’innesto. L’adattatore dispone di una ghiera in grado di azionare il diaframma delle lenti montate, rendendo quindi possibile la regolazione del diaframma anche sulle lenti di tipo G che non dispongono di una ghiera diaframmi sul barilotto, ovviamente la focheggiatura è completamente manuale, nessun automatismo viene trasmesso alle lenti che non siano native con innesto MFT.  L’adattatore ha anche un piedino per il montaggio su treppiede, che risulta utile per equilibrare il punto di presa rispetto alle due flange di innesto (verso la macchina e verso l’obiettivo).

Questa configurazione (BMPCC + adattatore + obiettivo) è sufficiente per un uso agile e veloce, nel caso di riprese più studiate dove è necessario prevedere ulteriori accessori utilizziamo un rig dedicato che in una struttura di alluminio alloggia la camera,  e inoltre mette a disposizione una maniglia superiore e i binari da 15mm per il montaggio degli accessori (follow-focus, matte box, ecc.).

Per facilitare la visione del display utilizziamo un mirino ottico ad aggancio magnetico che si innesta davanti allo schermo LCD e ne consente la visione anche in pieno sole, rimane la scomodità della posizione fissa e non orientabile del display.

La accompagniamo normalmente a un quartetto di lenti: l’immancabile Tokina 11-16mm f2.8, un Nikon 50mm f1.8, il vecchio Sigma EX 105mm f2.8 macro e infine una lente tele-zoom, come un 70-210 o un 70-300. Le immagini sono superbe, specialmente nelle riprese ravvicinate che esibiscono una spiccata tridimensionalità nelle forme e nei colori, sulle panoramiche di paesaggio si paga un po’ la risoluzione 1-a-1 del sensore, ma la nitidezza complessiva è comunque sempre più che accettabile.

E’ una macchina che si presta a riprese studiate e ben pianificate, sicuramente non è molto adatta per cogliere situazioni improvvise (come negli incontri occasionali con la fauna) ma in appostamento e con riprese a fuoco fisso anche su distanze notevoli (la utilizziamo talvolta anche montata su un 600mm) riesce a produrre immagini molto nitide con notevole ricchezza dei colori.

In qualche modo, abbiamo ritrovato nella resa della BMPCC il fascino delle immagini da pellicola, lasciamo che giudichiate anche voi …

VIDEO DI ESEMPIO
Zaino F-Stop Tilopa, la nostra recensione
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Montagna e fotografia sono da sempre un binomio vincente: spingersi in ambienti remoti ed incontaminati per catturare immagini inusuali e scenografiche è sicuramente una delle sfide più avvincenti e remunerative che un fotografo naturalista possa affrontate; in queste situazioni però ci si trova quasi sempre a fare i conti con le difficoltà dovute alle distanze da percorrere unite alla scomodità del peso dell’attrezzatura da trasportare Read More

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