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Colle Campitellino, notte di vento e stelle - Orizzonti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Colle Campitellino, notte di vento e stelle

Tutta la seconda ed ultima parte di primavera quest’anno è stata caratterizzata da un clima estremamente secco e caldo, le precipitazioni sono state praticamente del tutto assenti ed anche le temperature hanno assunto valori prossimi a medie tipiche dell’estate inoltrata. Chiaramente sia l’ambiente che il paesaggio hanno risentito direttamente di questa calura anticipata: le grandi praterie hanno ben presto iniziato a perdere il loro brillate tono verde a favore di sfumature più calde, le stesse fioriture, vere sfarzose protagoniste in questo periodo, hanno avuta vita breve finendo per appassire nel giro di qualche giorno; anche i torrenti ed i fiumi, complice in questo caso anche un inverno altrettanto avaro di precipitazioni, scorrono verso valle con una portata d’acqua decisamente ridotta.

Come sempre, cercando di cogliere ciò che di buono la natura ha da offrirci, anche in situazioni apparentemente sfavorevoli o contrastanti con le attese e le abitudini, abbiamo cercato di sfruttare questa prematura ondata di caldo per anticipare la prima notte in tenda programmata per l’estate 2017. Come location abbiamo scelto il Colle Campitellino, uno scenico balcone posto a circa 1450 metri di quota di altitudine nel comune di Vallepietra, direttamente affacciato sulla Valle del Simbrivio e sull’altopiano del Faito, capace di offrire un bel colpo d’occhio anche sulle alte cime dei Monti Simbruini-Ernici. Vista la sua dislocazione abbastanza isolata e distante da grosse fonti di inquinamento luminoso, il luogo risulta ideale anche per le sessioni di fotografia notturna, vero leit-motiv delle nostre notti in tenda.

Pianificato al meglio il giorno dell’uscita, anche tenendo in considerazione le fasi lunari con lo scopo di trovare un cielo quanto più libero possibile da riverberi luminosi, veri nemici della fotografia di stelle, ci troviamo al sabato pomeriggio con gli zaini carichi sulle spalle a procedere lungo il sentiero sotto un plumbeo strato di cumulonembi che minacciano pioggia da un istante all’altro; tant’è che già a metà tragitto le prime pesanti gocce d’acqua iniziano a bagnare l’arso terreno carsico. Sotto il fragore dei tuoni che come sempre anticipano l’imminente arrivo del temporale, acceleriamo per quanto possibile il passo e raggiunta la meta approntiamo in fretta un riparo di fortuna con un telo cerato. Giusto il tempo di ultimare la rustica ma efficace capanna ai piedi di alcuni grossi faggi che forti scrosci d’acqua si abbattono sulla montagna. Per ironia della sorte, nonostante l’attenta pianificazione, in questo periodo di siccità prolungata ci ritroviamo a bivaccare in quota nell’unico vero giorno di pioggia degli ultimi mesi !

Il temporale con sempre maggior vigore prosegue per quasi due ore mentre il paesaggio viene inghiottito completamente dalla nebbia; il bosco di faggi al margine del quale ci siamo riparati, celato tra i vapori, assume un aspetto misterioso, dal fascino quasi magnetico: si distinguono nitidamente solo i grandi tronchi più vicini a noi, ma lo sguardo continua a cercare chissà quali soggetti subito oltre, nel bianco pallore da cui emergono solo a tratti forme confuse ed in continuo mutamento. La nostra fantasia vorrebbe che dalle nebbie emergesse d’improvviso un grosso cervo o anche un lupo, ma la realtà trascorre nella più assoluta quiete interrotta solo dal rumore delle gocce d’acqua che si infrangono sulle foglie dei faggi e sulla nostra capanna. Poi, intorno alle 20, lo stillicidio della pioggia cessa lasciando spazio ad un forte vento che soffiando da Est in breve libera la scena dalla nebbia e dalle basse nubi; finalmente un più ampio panorama torna a farci compagnia proprio nel momento del tramonto, allietando così la frugale cena. Da quassù, dalle alture del Colle Campitellino nelle fredde tinte del’ora blu, in basso al centro della testata della Valle del Simbrivio, spicca acceso dai caldi colori delle sue luminarie il piccolo abitato di Vallepietra, l’ultimo avamposto antropizzato in questo grande angolo verde dei Simbruini.

Subito dopo aver montata la tenda al chiarore degli ultimi riverberi del giorno, possiamo finalmente dedicarci alle prime immagini in notturna. Fortunatamente, come accennato. la pioggia caduta nel pomeriggio subito seguita da forti venti ci ha lasciato un cielo estremamente limpido e pulito, fatta eccezione per qualche ultimo lembo di nube che ancora compare all’orizzonte; grazie anche alla posizione isolata del luogo la visibilità delle stelle sin dalle prime ore della sera è eccezionale, quasi inattesa, mentre un po’ meno l’arco della Via Lattea, apparso nel cielo più flebile e meno scenico del solito nonostante il periodo dell’anno sia quello di maggior visibilità. A notte inoltrata, accompagnati ancora dal forte vento e riscaldati da una piacevole tazza di thé, tra i flebili bagliori intermittenti di alcune timide lucciole attendiamo impazienti il concludersi degli ultimi lunghissimi scatti per riporre l’attrezzatura e coricarci finalmente nei sacchi a pelo.

La sveglia impostata alle ore 04:30 non tarda a suonare, interrompendo definitivamente una notte di sonno piuttosto discontinuo a causa delle continue raffiche di vento che hanno duramente provato il nostro leggero riparo telato, strapazzandolo a tratti fin quasi a scoperchiarlo. Fuori dalla tenda, insieme alla brillante sagoma della luna da poco sorta nel cielo, ci accoglie una temperatura piuttosto rigida e di certo poco consona al periodo; fortunatamente conosciamo la montagna e sappiamo bene che un abbigliamento pronto a qualsiasi situazione meteorologica, a prescindere dalla stagione, è parte fondamentale dell’attrezzatura da portare sempre nello zaino. Incappucciati come se fosse inverno, ancora intorpiditi dal sonno e dal freddo muoviamo i primi timidi passi sui crinali circostanti al nostro accampamento alla ricerca di qualche scatto significativo. In attesa dell’alba tutto continua ad essere in balia dell’incessante vento: le fronde dei faggi, i ciuffi di genziana (Gentiana lutea L.), i radi e bassi ginepri; impossibile congelare l’attimo, l’unico modo di rappresentare la scena è quello di ricorrere ad immagini con elementi volutamente mossi.

A parte scenici ed effimeri accenni di glow nel cielo ad ovest, tutta la restante attesa del sorgere del sole trascorre in un pallore piuttosto desolante a livello fotografico; chiaramente non era ciò che speravamo di trovare ma di certo resta impressa nel’animo la superba sensazione di pace e di apparente immobilità che aleggia sulla montagna in questa parte del giorno. Poco dopo, in un lampo di luce d’oro, il sole si affaccia oltre la dorsale del Monte Tarinello inondando di colore prima i crinali e le vette più alte, poi scivolando lentamente fin dentro le pieghe più profonde della complessa orografia simbruina. E’ tuttavia uno spettacolo sfuggente, della durata di qualche minuto al massimo; il sole si alza velocemente sull’orizzonte e la sua luce diviene sempre più forte e dura, decretando la fine delle riprese fotografiche. Prima di ricaricare tutte le nostre attrezzature negli zaini e riavviarci sul sentiero del ritorno, trascorriamo sotto il piacevole tepore del primo sole il momento della colazione, spartana e frugale come sempre in queste situazioni ma certamente più piacevole e rigenerativa di qualsiasi altra trascorsa nella “comodità” quotidiana.

VIDEO

CORPO MACCHINA: Nikon D610, Nikon D7100 | OBIETTIVI: Nikkor 16-35 f/4 G ED VR, Tokina 11-16 f/2.8 ATX Pro II, Tamron 70-200 f/2.8 SP VC, Tamron 70-300 f/4.5-5.6| TREPPIEDI: Cullmann Magnesit 528 - TESTA: Manfrotto 496RC2 | ZAINO: F-Stop Tilopa | FILTRI: NiSi Filter IR ND1000 100x100mm, NiSi Filter IR GND 150x100mm 0.9, Holder Lee Filter

Colle Campitellino, notte di vento e stelle ultima modifica: 2017-06-20T22:43:26+00:00 da Daniele Frigida


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