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Emozioni polari a Camposecco
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Emozioni polari a Camposecco

Dopo un avvio non particolarmente brillante, con le uniche precipitazioni nevose registrate brevemente a metà del mese di novembre, l’inverno 2017 ha bussato improvvisamente alle porte dei Monti Simbruini con una violenta irruzione di aria gelida proveniente dall’est europa. Anche se l’apporto nevoso sulle nostre montagne è stato relativamente modesto e concentrato nell’arco di un paio di notti, il drastico calo delle temperature – che hanno toccato in alcune località anche i -15ºC – ha dato luogo a condizioni eccezionali sul territorio.

Nonostante i timori per le condizioni climatiche quasi proibitive, acuite dal forte vento che spingeva ulteriormente in basso le temperature percepite, fino a sfiorare i -20ºC stimati, non potevamo rinunciare ad immergerci nella natura dei Simbruini in un momento così particolare.

L’idea per un breve itinerario di scoperta nasceva da precedenti uscite esplorative: le solitarie vallate che si distendono tra l’abitato di Campaegli e il grande altopiano di Camposecco, in un susseguirsi di boschi e piccole radure, offrono numerosi spunti all’esploratore curioso. Ci troviamo in un ambiente tutto sommato selvaggio anche se compreso tra località caratterizzate da ampia frequentazione.

La partenza dal Piazzale dell’Amicizia di Campaegli promette subito bene, forti raffiche di vento fanno già assaggiare i morsi del gelo che sembra avere paralizzato il paesaggio circostante in una morsa asfissiante. Sfiliamo al lato del profilo slanciato del Monte Castellamato sferzati da frustate impetuose, ma tutto sommato camminando si riesce a sopportare la temperatura.

Ci infiliamo nella Valle della Lepre incrociando un terzetto di poveri cavalli, lasciati chissà da chi a brancolare nel gelo in cerca di misere erbette da brucare, la vista non può che rammentarci dell’indegna situazione di quello che viene definito “allevamento” su queste montagne, un’attività nella maggior parte dei casi priva di qualsiasi criterio di razionalità ed economicità, sostenuta solo da logiche assistenziali da terzo mondo.

Risaliamo per un tratto la Valle della Lepre, piegando a sinistra al bivio per le Coste del Vallone. Qui è un bel passaggio in faggeta d’alto fusto, dove si impone il contrasto tra le ombre gelide e azzurre e i tronchi accesi dal sole che penetra nel fitto del bosco. I morbidi rilievi delle Coste del Vallone sono dietro l’angolo e decidiamo di fermarci sul crinale, in attesa del tramonto, con la vista della grande piana di Camposecco bianca e gelata.

Il vento soffia a raffiche intermittenti, il gelo morde le mani e i piedi e restare fermi in attesa è un esercizio di stoica sopportazione. L’ombra dei rilievi che cingono la piana si spinge pian piano verso il margine orientale mentre il sole cala rapidamente alle nostre spalle, al margine del bosco ormai immerso in una luce gelida e cinerea, la sagoma furtiva di un astore (Accipiter gentilis) sfila fugacemente sotto i nostri occhi, una rara apparizione che ci ricorda della vita segreta del bosco, che si dipana lontano dagli occhi dell’uomo. Storie di tane nascoste, di cacce e ricerche affannose, di una silenziosa ed eterna lotta per la sopravvivenza.

Il giorno ci saluta incendiando le cime dei faggi più alti a occidente, lo stesso fuoco poi si proietta sui bianchi pendii della Serrasecca a oriente: d’improvviso nevi, rocce e bosco si accendono di sfumature rosse e magenta emergendo dall’orizzonte azzurro. Più in basso la piana sprofonda lentamente nell’ombra bluastra della sera; il vento incessante non dà tregua, non riusciamo a trattenerci oltre senza muoverci, decidiamo di riprendere la via del ritorno nella luce del crepuscolo.

Nell’oscurità incerta della prima sera attraversiamo la faggeta silenziosa: una luna quasi piena appare tra i rami proiettando ombre suggestive sul fondo innevato. Riusciamo nella valle di fronte a uno spettacolo boreale: il chiarore del giorno che muore a occidente, lo scintillio delle stelle che già punteggiano i quarti più bui del cielo e il candore delle radure illuminate dalla luce lunare. Su tutto, il vento che sferza gelido ogni cosa e la ferma in un istante vivido come cristallo.

CORPO MACCHINA: Nikon D610, Nikon D7100 | OBIETTIVI: Nikkor 16-35 f/4 G ED VR, Tokina 11-16 f/2.8 ATX II PRO, Tamron 70-300 f/4.0-5.6 | TREPPIEDI: Cullmann Magnesit 528 - TESTA: Manfrotto 496RC2 | ZAINO: F-Stop Tilopa

Emozioni polari a Camposecco ultima modifica: 2017-01-11T22:21:55+00:00 da Francesco Ferreri


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