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Il Cervo sui Monti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Il Cervo sui Monti Simbruini

Da diversi anni, il Servizio Naturalistico del Parco Regionale dei Monti Simbruini sta portando avanti un interessante programma di progressiva reintroduzione del cervo (Cervus elaphus) sulle nostre montagne. Questi superbi animali – da sempre abitanti i Simbruini, come denotano molti toponimi locali – si sono estinti in epoche recenti a causa della caccia e del disturbo antropico. Il programma di reintroduzione ha visto il reinserimento di nuovi esemplari provenienti dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e dal  Parco Naturale della Foresta di Tarvisio, rilasciati nelle aree del Parco che, allo studio preliminare, presentavano la massima compatibilità ambientale (disponibilità di risorse trofiche e caratteristiche di rifugio e protezione per la specie). In aggiunta a questi rilasci è stata creata un’area faunistica in località Prataglia (Cervara di Roma) che oltre ad avere finalità didattiche serve anche per la riproduzione in cattività di nuovi esemplari. Ulteriori informazioni sul progetto di reintroduzione del cervo possono essere reperite sul sito dell’Agenzia Regionale dei Parchi del Lazio.

Biologia e abitudini del cervo

Il cervo è il maggiore tra gli ungulati selvatici che vivono nel nostro paese, ha una lunghezza di 170-250cm e un peso che va dai 100 ai 350 Kg, l’altezza al garrese va dai 90 ai 150cm. Il maschio è di norma più grande e robusto della femmina, che è anche priva delle corna. Le corna del cervo hanno una forma ramificata e vengono sostituite ogni anno alla fine dell’inverno. Il colore del mantello è bruno-rossiccio in estate, più grigio in inverno, caratteristico è il pelo di colore bianco-giallastro in corrispondenza della coda e delle cosce.

Il cervo vive nei boschi di latifoglie e conifere, con presenza di pascoli e radure, è attivo soprattutto all’alba e al tramonto e vive in branchi separati di maschi e femmine fino alla stagione degli amori, in autunno, quando i maschi danno vita a violenti combattimenti per la conquista dell’harem. La femmina partorisce tra maggio e giugno, dando alla luce 1-2 cerbiatti.

Riconoscimento e identificazione

L’impronta del cervo si presenta ovale e allungata, con i segni degli zoccoli paralleli, lunghi circa 8-10cm e larghi 6-7 cm; su terreni molto molli (neve o fango) si possono rinvenire dietro agli zoccoli anche i segni puntiformi degli speroni. Caratteristica degli esemplari adulti è l’andatura “incrociata” con le tracce che quasi si sovrappongono lateralmente.

Gli escrementi sono costituiti da pallottole di forma cilindrica, di colore variabile dal marrone al nero lucente, a seconda della stagione, lunghe circa 2-3cm: nei maschi assumono una forma “a proiettile” con un’estremità appuntita e una più piatta, nelle femmine presentano normalmente entrambe le estremità arrotondate. Possono trovarsi in mucchietti sparsi “a rosa”, specialmente in inverno, o in agglomerati unici a forma di pigna. Possono talvolta essere confusi con gli escrementi di capriolo, che sono però più piccoli e allungati.

Altri segni caratteristici della presenza di questo ungulato sono i tipici scortecciamenti su alberi e arbusti nella fascia di tronco che va da terra ai 150-170cm: la corteccia viene afferrata a una estremità e tirata verso il basso.

Nei mesi che precedono l’inverno, a cavallo tra settembre e ottobre, è facile udire il tipico verso del bramito, simile a un lungo, potente muggito, ma più cupo e sonoro, che può essere inteso anche a chilometri di distanza.

Negli ultimi anni gli avvistamenti nei boschi dei Simbruini stanno diventando sempre più frequenti, in particolare nelle aree con la maggiore copertura boscata, lo sviluppo di questa popolazione locale è molto importante per il riequilibrio dell’ecosistema, specialmente in rapporto alla popolazione del lupo, che è il naturale predatore della specie.

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Il Cervo sui Monti Simbruini ultima modifica: 2014-04-10T11:23:58+00:00 da Francesco Ferreri


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