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Il grande anello del Monte Viglio - Orizzonti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Il grande anello del Monte Viglio

Gran parte degli escursionisti appassionati delle montagne dell’Appennino centrale, almeno una volta, hanno percorso la via normale per la vetta del Monte Viglio, un itinerario classico e di assoluta bellezza che porta a cavalcare panoramiche creste rocciose fino a raggiungere i 2156 metri della vetta, la terza del Lazio in ordine di altezza (dopo il M. Gorzano ed il Terminillo). Unendo però diversi sentieri segnati che si dipanano tutt’attorno alla intrigata orografia di questa meravigliosa montagna è possibile realizzare un lungo e variegato anello che porta a scoprire i diversi ambienti che la caratterizzano.

Partendo dal Valico di Serra Sant’Antonio si procede lungo l’evidente sterrata che con diversi saliscendi nell’ombra della faggeta conduce sino a Fonte della Moscosa (c.ca 20 minuti). Qui, oltre a riempire le borracce con la fresca acqua sorgiva della storica fonte, si piega verso destra seguendo i segnavia del sentiero n° 651.

Il percorso prima sale leggermente tra affioramenti calcarei nel rado bosco poi man mano si immerge in una delle più belle faggete vetuste presenti sui Monti Simbruini: qui gli alberi plurisecolari presenti sono numerosi e dalle dimensioni ragguardevoli: non mancano esemplari morenti o addirittura marcescenti e già rovinati a terra per via dei fulmini o del peso della neve. Nel vuoto lasciato dai grandi patriarchi caduti si può osservare la corsa frenetica delle varie specie arbustive del sottobosco ad occupare il vitale spazio luminoso prima che venga colonizzato da qualcun’altro. L’ambiente del bosco vetusto è estremamente interessante dal punto di vista naturalistico e biologico poiché permette la sopravvivenza di numerosissime specie animali e vegetali in altri luoghi assenti; questa particolare porzione di faggeta è stata tra l’altro descritta in maniera più dettagliata nel nostro articolo “La faggeta vetusta – Parte I“.

Dopo circa 15 minuti da Fonte della Moscosa si arriva ad una radura contrassegnata da un palo segnaletico: sulla sinistra fuori dal bosco vetusto prosegue il sentiero n° 651, che risale verso i rocciosi crinali dei Cantari, mentre per l’itinerario in questione si prosegue dritti seguendo i segnavia n° 654 e scendendo in una più fitta e giovane faggeta. Dopo una serie di saliscendi si arriva al bivio con la variante – sentiero 654V – per il Pozzo della Neve (un’inghiottitoio carsico) in questa occasione ignorata proseguendo verso sinistra.

Lungo il sentiero si incontrano vecchie frecce segnavia, nostalgica testimonianza dell’attività escursionistica e di tracciatura dei sentieri da parte delle sezioni locali del CAI prima dell’avvento della nuova rete sentieristica gestita dall’Ente Parco. Proseguendo sempre con continui saliscendi nel bosco si superano i tre profondi solchi scavati dal Fosso di Monte Piano, dal Fosso Grotta della Neve e dal Fosso della Rendinara; di tanto in tanto radure e vecchie carbonaie lasciano che lo sguardo arrivi sino alle rocciose elevazioni sovrastanti de i Cantari e del Gendarme mentre di fronte, dall’altro lato della Val Granara, si può notare la conica cima del Monte Cotento.

Subito dopo il Fosso della Rendinara una discesa porta a superare l’innesto con il sentiero 696A proveniente dalla Val Granara ed in breve, dopo uno strappo in salita, si arriva ad un secondo bivio, stavolta con il sentiero 696B (1.45 ore dalla partenza). Qui si prosegue piegando a sinistra seguendo i segnavia 696A/B. Si inizia quindi a salire su una marcatissima pendenza arrivando fino ad uno slargo in una piccola porzione di bosco vetusto identificato da una freccia metallica su un tronco recante l’iscrizione “Crestone”: da qui ci si può affacciare oltre il margine degli alberi godendo di una vista unica sulla tormentata orografia di questo versante del Monte Viglio.

Dopo circa 45 minuti di costante e ripida salita si esce dalla faggeta e si iniziano a risalire i verdi prati del Crestone, i quali man mano che si sale di quota lasciano sempre più spazio a pietraie e brecciai. Il panorama si fa ampio in ogni direzione; interessantissimo da qui il colpo d’occhio sull’aspra conformazione delle Coste del Monte Viglio, fatte di pareti, balzi e pendii coperti di sfasciumi.

Si percorre tutto il Crestone fino a raggiungere lo spartiacque che dal Monte Pratiglio, passando per la Bocchetta del Viglio, corre fino alla cima del Monte Viglio; qui si piega a sinistra e dopo un ultimo ripido strappo si arriva sul più disteso e verdeggiante tratto sommitale, oramai in vista dell’inconfondibile croce di vetta di color azzurro.

La cima, quota 2156 m.s.l.m., si raggiungo in pochi minuti (1 ora dall’inizio del Crestone, subito dopo la faggeta): come di consueto ad accogliere l’arrivo dell’escursionista non mancano i piccoli culbianchi (Oenanthe oenanthe) con i loro rapidi e brevi voli ed i ben più vistosi gracchi corallini (Pyrrhocorax pyrrhocorax), riconoscibili dai loro cugini alpini per la colorazione color arancio del becco. Il panorama è ovviamente aperto in tutte le direzioni, si contano tutte le principali cime dell’Appennino (inutile elencarle tutte) ed in giornate terse come questa si scorge addirittura l’azzurro del Mar Tirreno. Interessante è anche la vista sulla lunga dorsale del Crestone, appena risalita.

Seguendo a questo punto quella che è la “via normale” si inizia la discesa verso il valico di Serra Sant’Antonio, aggirando alla sua base il Gendarme e poi percorrendo tutta la panoramica via di cresta su I Cantari fino a raggiungere il Monte Piano (1 ora dalla vetta).

Sempre in discesa, tra ampi panorami e scenografici scorci, si arriva a quello che a nostro avviso è uno dei luoghi più belli in assoluto di queste montagne, ossia l’affaccio sul circo glaciale che sorge tra il Monte Piano e la prima cima de I Cantari: un anfiteatro dalle pareti verticali ai cui piedi si aprono lunghi scivoli di sfasciumi e detriti; in prospettiva le alte cime dei vicini Monti Ernici fanno da sfondo incorniciate al centro dello stesso circo di rocce.

Continuando a scendere si supera il bivio con il sentiero n° 651 e si prosegue tenendo il filo di cresta (segnavia n° 696A) per poi svoltare decisamente verso destra poco più avanti e scendere sulla ripida facciata erbosa fino ad arrivare a Le Vedute di Monte Piano, dove sorge un piccolo altare ed una statua della madonna. Si prosegue sempre in discesa verso sinistra attraverso un bel bosco misto, composto da alti esemplari di faggio e conifere, fino a scendere al centro di un ampia radura; subito oltre si raggiunge Fonte della Moscosa e si riprende quindi l’ampia sterrata che riporta fino al Valico di Serra Sant’Antonio concludendo così il lungo ed appagante anello (1.30 ore dal circo de I Cantari).

Questo lungo periplo permette dunque di scoprire direttamente l’estensione, sia verticale che orizzontale, di questa grandiosa montagna e di apprezzare tutti i vari ambienti che la caratterizzano, scoprendo oltre ai classici percorsi di cresta anche angoli poco noti e battuti, ma allo stesso tempo assolutamente interessanti.

DIFFICOLTA'

DIFFICOLTA’: EE

TEMPO DI PERCORRENZA: 5.30/6 ore per l’anello completo

DISLIVELLO: c.ca 650m (dislivello totale positivo)

SENTIERISTICA

Segnavia bianco-rossi segnavia_small

  • 651 dal valico di Serra S. Antonio fino all’uscita della faggeta vetusta di Monte Piano;
  • 654 fino all’incrocio con il 696A ai piedi del Crestone;
  • 696A fino alla vetta del Monte Viglio e poi in discesa fino a Fonte della Moscosa;
  • 651 fino al valico di Serra S. Antonio;

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei sentieri del Parco dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Da Filettino proseguire lungo la via provinciale SP30 in direzione di Campo Staffi fino al Valico di Serra Sant’Antonio (bivio per Campo Staffi/Capistrello); parcheggiare sulla destra in corrispondenza dell’inizio di una via sterrata (cartellonistica in legno del Parco)

Il grande anello del Monte Viglio ultima modifica: 2016-08-23T23:23:15+00:00 da Daniele Frigida


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