Orizzonti Simbruini logo quadrato bianco

Orizzonti Simbruini logo quadrato bianco

I PIÚ LETTI
TAG
Il grifone sui Monti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
22747
post-template-default,single,single-post,postid-22747,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-3.5,wpb-js-composer js-comp-ver-5.1.1,vc_responsive
 

Il grifone sui Monti Simbruini

Maestoso veleggiatore, dall’aspetto inconfondibile, da diversi anni l’avvoltoio grifone (Gyps fulvus) è tornato a solcare i cieli dei Monti Simbruini, grazie a un progetto di reintroduzione avviato nel lontano 1993 dal Corpo Forestale dello Stato nella Riserva Naturale Orientata di Monte Velino.

Splendido rapace di grandi dimensioni, il grifone vanta una lunghezza di circa 95-110cm e un’apertura alare che può raggiungere i 270cm (generalmente più grande della maggior parte delle aquile), si osserva facilmente in volo in stormi anche di grandi dimensioni: sfruttando, con moto circolare, le correnti d’aria calda risalente (termiche) gli esemplari raggiungono quote ragguardevoli per poi planare in cerca di cibo. Può percorrere in volo spostamenti anche di centinaia di chilometri.

Come tutti gli avvoltoi, il grifone si nutre essenzialmente di carogne e carcasse (bestiame e/o fauna selvatica), svolgendo un’importate funzione ecologica di “spazzino”. Gli individui della specie hanno una vita media di 30-40 anni e raggiungono la maturità sessuale intorno ai 5-7 anni, nidificano sulle pareti di roccia deponendo le uova tra la metà di gennaio e l’inizio di febbraio. Le uova vengono covate per circa 60 giorni, dopo la nascita i pulli rimangono nel nido per ulteriori 120 giorni, prima dell’involo.

La specie in Appennino

La presenza storica del grifone in Appennino è testimoniata fino al XVI secolo, l’areale di distribuzione era allora molto più ampio, comprendendo l’Europa continentale e il bacino del Mediterraneo. L’estinzione in Appennino avvenne già in epoche remote, probabilmente per una serie di concause tra cui la predazione dei nidiacei da parte dell’uomo, la scomparsa degli ungulati selvatici e una più attenta gestione del bestiame domestico, che riduceva l’eventualità di capi morti e abbandonati in montagna.

Il progetto di reintroduzione intrapreso dal Corpo Forestale dello Stato fu avviato nel 1993, individuando un’area a circa 1100 metri di quota sui pendii meridionali del massiccio del Monte Velino (Marsica Fucense). Furono installate apposite voliere atte a contenere i primi individui, provenienti da centri di recupero in Spagna; furono utilizzati esclusivamente esemplari caduti dal nido e abbandonati, mai catturati direttamente in natura. Dopo un periodo di acclimatamento di circa 20 mesi, gli esemplari venivano liberati per semplice apertura delle gabbie, mentre individui inabili al volo venivano tenuti liberi nell’area circostante come richiamo per gli esemplari già liberati. Furono inoltre attrezzati diversi punti di alimentazione (carnai), indispensabili per il sostentamento della specie nella prima fase di riambientamento in natura.

I primi rilasci avvennero a partire dal 1994, con uno degli individui che fu segnalato a ben 60Km dal sito originale. Seguirono ulteriori liberazioni nel 1995 e negli anni successivi, con la formazione di un gruppo sufficientemente unito, frequentante abitualmente l’area originale di rilascio e in generale il territorio della riserva sul Monte Velino. A testimonianza delle straordinarie doti di volatore di questa specie, nel 1995 fu identificato nella colonia un esemplare proveniente dal Friuli, mentre nel 1997 un esemplare della colonia abruzzese raggiunse la colonia presente nell’area delle Cevennes, nella Francia centrale. Alla colonia abruzzese si aggiunsero inoltre diversi esemplari di provenienza sconosciuta.

Con gli ultimi rilasci, alla fine degli anni ’90, sono andate via via formandosi diverse colonie con siti di nidificazione nell’area del Parco Naturale Regionale Sirente – Velino  (Val di Teve, Magnola); già dal 1996 diversi esemplari cominciarono a frequentare le pareti di roccia nell’alta Valle Roveto, sul versante abruzzese dei Simbruini, con una prima nidificazione portata a compimento con successo nel 2000.

Attualmente i grifoni frequentano l’area dei Simbruini piuttosto stabilmente, preferendo le aree con maggiore presenza di bestiame al pascolo, come l’altopiano di Camposecco, la Valle della Dogana, il medio corso del Fosso Fioio. Non è difficile avvistarli in volo, spesso in stormi anche di notevoli dimensioni, mentre volteggiano lungo le termiche o planano a bassa quota sui pascoli.

Se il progetto di reintroduzione ha portato dunque alla costituzione di nuclei stabili e consistenti, le minacce di estinzione non sono purtroppo cessate: i principali pericoli per la specie derivano dalla predazione di carcasse avvelenate dall’uomo (infame pratica purtroppo ancora molto diffusa in Appennino), dal disturbo ai nidi arrecato dalle attività antropiche come l’arrampicata sportiva presso le aree di nidificazione, dal proliferare di impianti eolici in prossimità delle aree protette e lungo i corridoi di spostamento tra aree diverse. Negli ultimi anni si è inoltre registrato un nuovo pericolo derivante dalla somministrazione di medicinali a base di diclofenac (antidolorifico) al bestiame domestico: tale sostanza, accumulata nelle carcasse degli animali morti e abbandonati sui pascoli, risulta estremamente tossica per il grifone.

Identificazione e riconoscimento

Grifone (Gyps fulvus)

Inconfondibile a terra, con il caratteristico collo allungato tipico degli avvoltoi, in volo il grifone può essere riconosciuto per la notevole ampiezza delle ali, con le “dita” (remiganti primarie) estremamente lunghe, la coda corta e relativamente contenuta in ampiezza, arrotondata con una forma leggermente a losanga. La testa in volo appare piccola con il collo ripiegato tra le scapole. Il volo è possente, con battiti d’ala lenti e profondi, in brevi sequenze intervallate da lunghe planate. Quando è in risalita le ali assumono una forma leggermente a V.

Il colore è bruno-fulvo, con le estremità delle ali di colore scuro e delle leggere striature più chiare nella parte interna e inferiore delle ali, il collo è bianco con un caratteristico anello di piume alla base. In volo, in contrasto col cielo, può apparire facilmente di colore completamente scuro. Difficilmente emette suoni quando è in volo, mentre a terra può produrre sibili e grugniti specialmente quando è in contesa con i corvidi su carcasse abbandonate.

Ci auguriamo che la presenza di questo maestoso animale possa stabilizzarsi ancora di più sui Monti Simbruini, colonizzando nuove aree all’interno del territorio, arricchendone così il prezioso tesoro di biodiversità.

IMMAGINI
VIDEO
Il grifone sui Monti Simbruini ultima modifica: 2015-04-25T22:00:58+00:00 da Francesco Ferreri


Utilizzando il sito, accetti la nostra politica di utilizzo dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito si avvale dell'utilizzo di cookie tecnici necessari al corretto funzionamento e alla completa fruizione dei contenuti, nonché di cookie di terze parti secondo le finalità illustrate nella cookie policy. Per maggiori informazioni o per negare il consenso all'utilizzo di tutti o ad alcuni dei cookie, consultare la cookie policy. Cliccando su "Accetta" e/o proseguendo nella navigazione, si acconsente all’utilizzo dei cookie.

Chiudi