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La magia della notte sul Monte Viglio
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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La magia della notte sul Monte Viglio

E’ un caldo pomeriggio di fine Agosto, tutto è stato programmato ed ora non resta che andare incontro alla lunga serata che ci attende: lo zaino è carico di tutto il necessario, la macchina fotografica e l’immancabile cavalletto pronti per il loro lavoro, la torcia frontale anche. Sono le ore 16.00 quando calziamo gli scarponi e ci incamminiamo lungo la sterrata che dal valico di Serra S.Antonio porta alla Moscosa. Il sole è ancora alto nel cielo; questo ci garantisce di raggiungere in tutta tranquillità la metà prescelta per l’attesa dell’avvento della notte.

Seguendo i segnavia del percorso 651 (piacevole variante alla via normale – 696a – che passa per le Vedute di Monte Piano) usciamo dal bosco e superati gli ultimi poderosi esemplari di faggio ed acero giungiamo sul crinale che da Nord risale verso I Cantari. In alto sulla destra fa subito capolino il roccioso Gendarme seguito in prospettiva dalla cima del Viglio. Al nostro passaggio si alzano in volo numerosi esemplari di Gracchi corallini che riempono l’atmosfera afona con i loro striduli versi. La salita in un paesaggio brullo è costante ed abbastanza accentuata; come al solito il pesante zaino si fa sentire e le pause fotografiche sono un valido invito a recuperare dalla fatica.

Nel cielo corrono veloci nuvole e nebbie che a tratti rabbuiano completamente il paesaggio e preannunciano una luce al tramonto, almeno dal punto di vista fotografico, non proprio delle migliori. Raggiungiamo dopo un’ora e mezza l’affaccio sul grande circo glaciale del versante Est mentre il cielo diventa sempre più ostile. Il pallore della nebbia avvolge tutto rendendo il paesaggio misterioso ed incerto; solo sbiadite rocce appaiono di tanto in tanto dal nulla come fantasmi. Arrivando in cima al crinale dei Cantàri però abbiamo l’onore di osservare contemporaneamente due situazioni climatiche ben distinte: a Nord-Ovest il vento continua a sospingere con vigore le nubi e le nebbie che danzano velocemente sui crinali erbosi che scendono ripidi verso la Val Granara, a Sud-Est invece tutto è calmo e limpido tanto che si possono contare la miriade di crinali e cime del vicino Velino-Sirente e del Parco d’Abruzzo.

Raggiungiamo poco dopo la più elevata delle tra cime note semplicemente con il nome di Cantàri (2133 metri) e continuando in leggera discesa ci affacciamo su uno dei più bei panorami del Monte Viglio: il Gendarme e la cima si vedono da quì d’infilata, uno dopo l’altro. Osservando tale suggestivo scorcio tra l’altro si può anche intuire il motivo per cui al massiccio bastione roccioso sulla destra del Viglio è stato assegnato tale bizzarro nome: questo appare infatti come una sentinella che con i suoi ripidi canalini e con le sue rocce verticali sembra quasi voler proteggere la vetta; per raggiungerla si deve passare per esso, il Gendarme appunto. Da Ovest intanto le nebbie continuano a correre veloci e mischiandosi con la morbida luce del pomeriggio regalano numerosi ed  affascinanti scorci sempre diversi tra loro.

Un’ennesima folata di vento pulisce gli ultimi lembi bianchi ed inaspettatamente la luce volge al meglio; la vista diviene di colpo interessante. Anche se manca veramente poco, decidiamo di non raggiungere la vetta bensì di attendere il tramonto dalla sommità del crinale dei Cantàri in modo da riprendere proprio la cima del Viglio nel momento di miglior luce. Così dopo una serie di scatti vari approntiamo l’attrezzatura in attesa del tramonto il quale, nonostante le pessime premesse iniziali,  fortunatamente ora regala sprazzi di vivace luce tra le ultime nubi rimaste!

Come di consueto le calde tinte emanate dal sole mentre cala dietro l’orizzonte rapidamente vengono sostituite da altre più fredde, azzurre: è la cosidetta “ora blu“. Fredde folate di vento salutano solennemente il sole appena scomparso dietro l’orizzonte mentre noi ci apprestiamo a consumare una frugale ma quanto mai piacevole cena riparati dietro una roccia, con il privilegio di osservare dall’alto, più in alto di tutti, la miriade di luci lontane che man mano riempono le vallate. Luci che ci ricordano il mondo quotidiano, il quale appare da quassù quanto mai lontano ed estraneo.

Solo gli ultimi pittoreschi bagliori del crepuscolo delineano orizzonti lontani mentre dinanzi a noi il gigante diviene sempre più cupo fintanto che se ne percepisce solo la posssente sagoma. Nel cielo iniziano ad apparire le prime stelle, quelle più luminose, segno che ormai è buio completo; iniziamo quindi a ridiscendere con l’aiuto delle torce frontali anche se la nostra missione non è ancora compiuta. Ci resta infatti da immortalare il cielo della notte, forse per l’ultima volta per quest’estate.

Cerchiamo dei punti focali per comporre le immagini contornate dalla miriade di stelle visibili da quassù, lontani da fonti di inquinamento luminoso. Li troviamo prima in delle pittoresche rocce poi nel grandioso circo glaciale del versante Est, ora sovrastato perpendicolarmente dalla maestosa Via Lattea. Grazie anche alla completa assenza della luna, la quantità di stelle visibili in questa notte d’estate è veramente impressionante!

Durante la discesa ci fermiamo più e più volte ad immortalare l’incredibile cielo finchè non rientriamo nel bosco di faggi per intraprendere l’ultimo tratto verso il valico di Serra S.Antonio, dal quale siamo partiti quasi 8 ore prima. Tra i faggi che appaiono come immobili sentinelle riecheggia il tremolante verso di un uccello notturno, quasi come un oscuro saluto da parte della montagna a noi che ci apprestiamo a lasciarla per tornare tra le tante luci.

CORPO MACCHINA: Nikon D610 | OBIETTIVI: Nikkor 24-85 f/3.5-4.5 G ED VR | TREPPIEDI: Cullmann Magnesit 528 - TESTA: Manfrotto 496RC2 | ACCESSORI: Filtro GND

La magia della notte sul Monte Viglio ultima modifica: 2014-08-25T14:00:28+00:00 da Daniele Frigida


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