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Monte Crepacuore, la porta degli Ernici
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Monte Crepacuore, la porta degli Ernici

Posto all’estremità sud-orientale del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, il Monte Crepacuore è la prima elevazione in territorio Ernico che si incontra seguendo l’andamento naturale della dorsale che corre al confine tra Lazio e Abruzzo. Di fatto, la distinzione geografica tra Monti Simbruini e Monti Ernici è una convenzione legata più alla storia delle popolazioni che hanno vissuto in questi luoghi che a precisi criteri orografici e geologici.

Con i suoi 1997 metri di quota, il Monte Crepacuore prosegue la dorsale di Monte Viglio anticipando una lunga cresta a saliscendi che si esprime poi nelle vette del Peschio delle Ciavole, del Peschio della Cornacchia e del Pozzotello, attraverso poi si raccorda rispettivamente con le conche carsiche di Campocatino e Campovano. Proprio il sentiero che raggiunge la vetta partendo da Campocatino è una facile e panoramica cavalcata di cresta, che offre inconsuete vedute su entrambi i sistemi montuosi, Simbruini ed Ernici, con una completezza di visione che ne fa uno dei punto di osservazione più interessanti della zona.

Raggiungiamo Campocatino in una tranquilla mattinata di tarda primavera, la gentile signora che gestisce l’unico bar aperto del comprensorio si rallegra della presenza di visitatori in un periodo che normalmente viene considerato morto dal punto di vista turistico: è il paradosso di un sistema ricettivo che, in buona parte dell’Appennino centrale, ha puntato tutte le sue carte sullo sviluppo del turismo sciistico, ignorando e spesso anche svilendo tutti gli altri aspetti che renderebbero la montagna attrattiva in qualsiasi momento dell’anno. Una visione effimera che si esaurisce nel breve arco di una stagione invernale, per lo più nei pochi mesi di attività delle piste da sci … dopo di che, il deserto.

Ci incamminiamo a piedi lungo la conca carsica di Campocatino, che in questo periodo è sempre impreziosita da una infinita fioritura di ranuncoli che per un attimo fanno dimenticare le brutture di cemento armato sparse qua e là in quello che sarebbe un luogo incantevole, con un magnifico affaccio sulle vallate sottostanti.

Seguiamo la traccia sterrata fino a raggiungere una spalla del Monte Vermicano – in corrispondenza dell’ineffabile “Cacciavento” – riscendendo poi in direzione del Monte Pozzotello, aggirando a destra (sud) del Peschio della Cornacchia. In breve siamo a una sella, tra il Peschio e il Pozzotello, in vista della sottostante Fonte del Pozzotello. Una bella conca alpina sormontata da estesi brecciai ancora macchiati di neve con il vociare di una nutrita colonia di gracchio alpino (Pyrrhocorax graculus) che echeggia da una parte all’altra: ecco creata l’atmosfera della montagna d’alta quota in Appennino, in verità siamo ancora sotto i 2000m, ma il sapore è quello delle grandi vette appenniniche, quella visione di solitudine amara e grandiosa che solo su queste montagne si riesce a provare.

Questa sella presenta spesso degli ampi nevai anche a stagione avanzata, vanno discesi sempre con attenzione anche se non sono molto estesi o particolarmente ripidi. Nei pressi della fonte troviamo numerosa la fioritura di Pulsatilla alpina, il fiore che forse tra tanti evoca alla mente le creste in quota dell’Appennino; ma ci sono anche le meno vistose e tuttavia particolari fioriture del Cynoglossum magellense – la “lingua di cane” della Majella – un’erbacea dall’aspetto rustico e coriaceo, con fusto e foglie bianche e tomentose, coperte da una leggera peluria, e i fiorellini di color rosso-purpureo.

Dalla fonte il percorso verso Monte Crepacuore è essenzialmente un lungo traverso a sinistra delle creste che separano Lazio e Abruzzo, fino alla base dell’elevazione del Crepacuore. Il cammino è tranquillo e gode di una grande veduta sul sottostante Vallone di Sant’Onofrio e sui Simbruini al di là della vallata di Filettino. Superato il Peschio delle Ciavole ci soffermiamo al Valico della Selvastrella, dove possiamo ammirare una abbondante fioritura di Gentiana dinarica, il colore blu intenso dei suoi fiori è qualcosa di davvero straordinario, conoscete niente di simile in Natura ?

Proseguiamo senza particolari sorprese fino all’ultima sella, a quota 1856m, prima dello strappo finale alla vetta: qui un piccolo stormo di grifoni ci sorvola a bassa quota, seguendo un’invisibile rotta aerea che conduce verso gli Ernici interni, verso i boschi del Monte Ortara e le creste della Monna. Un avvistamento inatteso, che ci fa constatare la sempre maggiore diffusione di questo maestoso rapace sul nostro territorio montano.

Saliamo l’ultimo dislivello verso la vetta, tra nevai in fusione e fioriture di Myosotis alpestris, viole e ranuncoli, in breve tempo siamo presso la croce sommitale del Monte Crepacuore, sospesi fra due mondi. Verso nord la grande facciata del Monte Viglio scende ripida sui boschi di Meta, si scorgono molto bene anche il Tarino e il Cotento, così come il facciatone di Monte Autore e la lontana Cima di Vallevona con il Monte Midia: una summa dei Monti Simbruini si dispiega davanti ai nostri occhi, è incredibile abbracciare con un solo sguardo l’intero comprensorio.

Ma a sud la vista non è da meno: oltre le vette degli Ernici appena lasciate alle spalle si ammira la grande faggeta che circonda Zompo lo Schioppo (siamo proprio sopra l’impluvio naturale che ne alimenta il flusso idrico), poi il selvaggio Monte Ortara e più oltre il Vallone del Rio, sopra l’abitato di Rendinara, con il Monte Ginepro e l’inconfondibile Pizzo Deta. Se dal versante laziale da cui proveniamo il Monte Crepacuore è poco più di un collinone, sul versante abruzzese scende precipite verso boschi fitti e impenetrabili, lasciando intuire quale popolo sia stato a dargli il nome.

Per quanto riguarda noi, non è stata la fatica, ma la vista a toccarci il cuore: mai come da questa vetta si riesce ad apprezzare l’estensione di queste terre selvagge, un’unica grande area montana che corre per 50 km senza interruzioni, un susseguirsi di vette e valli, corsi d’acqua e poi boschi … boschi a perdita d’occhio.

Se il versante laziale dei Simbruini è protetto da un parco regionale, quest’area degli Ernici è praticamente abbandonata in balìa di ogni scempio (ne abbiamo subito la converma vedendo spuntare un nutrito gruppo di motocrossisti che risale spensieratamente il Vallone di Sant’Onofrio inondando la vallata di frastuono per poi andarsi a divertire ulteriormente devastando i brecciai del Pozzotello).

Da diverso tempo un comitato si sta operando per promuovere forme di tutela del comprensorio montano degli Ernici, analoghe misure dovrebbero essere prese per il versante abruzzese dei Simbruini, per avere un unico grande areale montano tutelato, per un’estensione di circa 100.000 ettari, a pochi chilometri di distanza dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dunque con un’importantissima funzione di territorio di espansione e rifugio per specie a rischio di estinzione come l’orso bruno marsicano.

Dall’alto di questa vista entusiasmante, ci piace alla fine pensare e sognare un unico grande Parco dell’Appennino, che finalmente protegga efficacemente il prezioso patrimonio di queste ultime terre selvagge. Prima che sia troppo tardi.

DIFFICOLTÀ

DIFFICOLTÀ: EE

TEMPO DI PERCORRENZA: 2.30h andata / 2.00h ritorno

DISLIVELLO: circa 200m

SENTIERISTICA

Segnavia bianco-rossi segnavia_small – sentiero 651 AV3: Alta Via del Parco: Campo Staffi – Campocatino

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei Sentieri del Parco dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Si raggiunge Guarcino da Frosinone (A1) o dalla Valle dell’Aniene (SS411), dal paese si prosegue lungo la strada che raggiunge la località di Campocatino, punto di partenza dell’escursione.

Monte Crepacuore, la porta degli Ernici ultima modifica: 2014-06-12T14:16:04+00:00 da Francesco Ferreri


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