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Monte Ortara, traversata da Campocatino
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Monte Ortara, traversata da Campocatino

Il Monte Ortara (1908 m) è la più orientale delle importanti elevazioni di quello che potremmo definire come il “gruppo settentrionale” dei Monti Ernici, ossia quell’insieme di cime che si sviluppano intorno alla conca di Campocatino ed ai lati del brullo altopiano di Campovano, naturale prosecuzione della spina dorsale appenninica laziale subito oltre i Monti Simbruini e Càntari in direzione Sud-Est.

L’ambiente attraversato per raggiungere la cima del Monte Ortara, partendo da Campocatino, si sviluppa sul filo dei 2000 metri di quota e per questo risulta spoglio, brullo, riempito solo da rocce, creste e pendii slavati. L’aspetto è remoto e selvaggio, simile a quello di altri ambienti d’alta quota appenninici ben più noti, assolutamente grandioso ed interessante da percorrere. Degni di nota sono anche i panorami che si aprono in tutte le direzioni.

Il percorso ha inizio dalla stazione sciistica di Campocatino (1781 m.s.l.m.), raggiungibile esclusivamente dal paese di Guarcino (FR). Lasciata l’auto in fondo all’ultimo piazzale asfaltato si scende subito all’interno della grande conca naturale dalla quale, evidentemente, deriva il nome della località; questa si taglia in maniera diretta in direzione Est seguendo i segnavia n° 602/Sentiero Frassati fino a risalire i primi pendii che portano alla “curiosa” scultura del “Cacciavento“. Da questo primo crinale il panorama in direzione dei vicini Monti Simbruini diventano subito ampio ed interessante: si contano una dopo l’altra (da destra a sinistra) le cime del Viglio, del Cotento, del Tarino, di Cima di Vallevona e del Monte Autore. Più vicino, in basso, si nota il profondo vallone che scende al Pratiglio di Sant’Onofrio sormontato dalle alture che lo separano dalla Valle dell’Aniene.

Proseguendo verso Sud-Est su un’evidente carrabile si scende leggermente oltre la sella che separa il Monte Vermicano dal Peschio delle Cornacchie per poi iniziare subito un’abbastanza lungo e diretto traverso che conduce fino alla Sella del Pozzotello (bello il colpo d’occhio sui monti Crepacuore e Viglio). Quì si abbandonano a sinistra i segnavia bianco-rossi della sentieristica del Parco dei Monti Simbruini che scendono al Peschio delle Ciavole ed al Valico della Selvastrella per procedere a destra verso la bella conca di Campovano, seguendo sempre l’evidente traccia (accentata da pali in ferro di delimitazione). Subito si nota la grigia costruzione del rifugio di Campovano (chiuso e non fruibile) mentre più lontane, in fondo al vallone del Cosa, appaiono le case dell’abitato di Guarcino.

Poco oltre, lungo la strada carrabile si incontra una biforcazione: per l’Ortara si imbocca il ramo di sinistra (a destra si scende diretti al rifugio) e si aggira il crinale Sud del Pozzotello affacciandosi così sull’altopiano/conca di Campovano, tristemente solcato da imponenti tralicci elettrici, ma assolutamente interessante nell’aspetto e nella morfologia. Si tratta infatti di un’imponente dolina che funge da imbuto per grandi quantità d’acqua (meteoriche e di fusione), le quali dopo essere state permeate dal carsico terreno riemergono più in basso alimentando i fiumi Cosa (dal versante Ovest) e Lo Schioppo (dal versante Est).

Proseguendo nella discesa verso la parte più bassa della conca, tenendo il margine sinistro, il panorama si apre verso Est sui grandi massicci abruzzesi e sulle immense foreste di faggio che compongono gran parte dell’areale della riserva naturale di Zompo Lo Schioppo. Probabilmente da qui si ha il colpo d’occhio più entusiasmante (insieme al panorama finale dalla cima del Monte Ortara) dell’intera traversata.

Toccato il punto più basso si inizia a risalire leggermente fino a giungere in prossimità di un’importante elevazione senza nome della spoglia dorsale (quota 1948 metri) dove, con la metà finale già ben visibile, il sentiero si biforca nuovamente: scendendo a sinistra si aggirano in discesa delle rocce per sbucare in maniera diretta in prossimità del famoso volubro (noto in gergo come “Iubero dell’Ortara“), tirando dritti invece si scavalca la sommità rocciosa passando per il Passo del Diavolo con un percorso più lungo (e più sicuro in inverno) e che comunque riconduce sempre in prossimità dello stesso volubro.

Intorno al piccolo stagno, si aprono morbidi e verdi prati di alta quota al centro dei quali spicca la bianca sagoma di un antico cippo di confine, oggi adagiato a terra e posto nella metà dell’800 quando di quì passava la linea di confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie. Oggi su quella stessa linea corre il margine amministrativo tra le regioni Lazio ed Abruzzo.

Dal volubro in breve, c.ca 10 minuti (2h ore totali dalla partenza), e su agevole terreno si arriva a toccare la prima delle due simili elevazioni finali del Monte Ortara, quella che in effetti è per poca differenza la cima vera e propria (1908 m.s.l.m.). Il panorama è ampio ed appagante in ogni direzione: ad Ovest si nota la vicina dorsale del Monte Fanfilli, a Sud, oltre i boschi de La Felce e la Valle dell’Inferno, spicca il massiccio ernico meridionale composto dalle cime dei Monti Passeggio, Deta, Fragara e Ginepro, ad Est spiccano innevati tutti i grandi massicci abruzzesi, a Nord domina su tutti il grande Monte Viglio seguito a sinistra dal Crepacuore e da tutte le elevazioni sfiorate durante il percorso affrontato da Campocatino. Sempre a Nord, ai piedi della vetta lo sguardo si perde nei grandiosi boschi de La Liscia che scendono dolcemente fino al grande salto roccioso di Zompo lo Schioppo. Tutt’attorno ettari natura che per lunghi tratti conserva i suoi connotati più integri e selvaggi.

Per il ritorno si può percorre grossomodo la stessa via fatta all’andata ma con l’aggiunta di qualche interessante divagazione esplorativa all’interno della grande conca di Campovano. La tempistica necessaria per il ritorno è grossomodo quella impiegata all’andata anche se il dislivello totale positivo è inferiore.

In conclusione questo itinerario di alta quota offre la possibilità di immergersi in un ambiente che non trova eguali in tutto il resto del complesso ernico-simbruino per conformazione ed estensione. Assolutamente da vedere!

VIDEO
DIFFICOLTA'

Difficoltà: E+ (percorso abbastanza lungo)

Percorrenza: 2h fino alla cima del Monte Ortara

Dislivello: 200m

SENTIERISTICA

segnavia bianco/rossi segnavia_small n° 602 fino al valico della Selvastrella, poi segnavia bianco/rossi segnavia_small CAI senza numerazione

CARTOGRAFIA CONSIGLITA: Carta dei Sentieri del Parco dei Monti Simbruini, Carta Riserva Naturale Zompo lo Schioppo

ACCESSO STRADALE

Da Guarcino (FR) raggiungere la stazione sciistica di Campocatino, parcheggiare l’auto nell’ultimo ampio piazzale asfaltato (affacciato sulla grande conca naturale in vista del Monte Viglio e del Monte Crepacuore) e prendere il sentiero n° 602 in direzione Est.

Monte Ortara, traversata da Campocatino ultima modifica: 2015-12-08T11:00:03+00:00 da Daniele Frigida


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