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Sui Monti Cantari in Inverno - Orizzonti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Sui Monti Cantari in inverno

La catena dei Monti Cantari, posta trasversalmente tra i Monti Simbruini propriamente detti ed i Monti Ernici, oltre che per elevazione (vetta di Monte Viglio, 2156 m.s.l.m.), rappresenta la massima espressione dell’impervio e severo ambiente d’alta quota del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Le altre grandi cime di quest’area in effetti, pur restando montagne di assoluta bellezza e dai tratti comunque aspri e selvaggi, non raggiungono i toni austeri che caratterizzano questa breve ma possente dorsale. Qui infatti si sviluppano le più importanti pareti rocciose e gli unici circhi glaciali del “comprensorio” simbruino; aeree ed a tratti affilate creste si dipanano attorno alla cime del Monte Viglio, mentre interminabili scivoli corrono ripidi verso le vallate su tutti i versanti.

Tutte queste caratteristiche concorrono ovviamente a rendere I Cantarì uno degli ambienti più scenografici ed affascinanti di questo territorio, soprattutto se combinante agli elementi tipici dell’inverno; in questa stagione infatti queste cime, cariche di neve e ghiaccio, assumono un aspetto quasi Himalayano (con tutte le dovute proporzioni, ndr) ed emanano un attrazione magnetica sull’esploratore appassionato e sullo sci-alpinista navigato.

Attenzione però, quelli che in estate sono crinali (più o meno) alla portata di tutti, percorsi da sentieri si impegnativi ma comunque noti e ben battuti, nella stagione invernale si rivelano adatti solo ad escursionisti esperti e ben equipaggiati ! Plasmati dalla furia degli elementi questi crinali rocciosi e questi scoscesi fianchi slavati divengono territori da calcare con estrema perizia, mai in maniera improvvisata ed approssimativa, valutando attentamente le condizioni meteo e del manto nevoso prima di intraprendere la salita. D’inverno queste alte terre vestono il  loro abito più selvaggio, divenendo ambienti severi al pari delle più importanti vette dell’Appennino e come tali vanno approcciate.

Valutati dunque al meglio sia le condizioni meteo che il rischio valanghe (per i dati sempre aggiornati consultare il sito meteomont), oltre alle proprie competenze, si può intraprendere il classico sentiero che conduce in vetta al Viglio partendo dal Valico di Serra Sant’Antonio, a quota 1608 metri; seguendo i segnavia n° 696A si imbocca la larga ed evidente mulattiera che con vari sali-scendi conduce sino a Fonte della Moscosa in circa 30 minuti. Per la percorrenza di questo primo tratto, in caso di copertura nevosa abbastanza consistente, sono fortemente consigliati gli sci o in alternativa le ciaspole. Dalla fonte (la più elevata di tutto il territorio simbruino), si prosegue verso sinistra sempre seguendo il sentiero 696A e con un breve strappo in salita si arriva sino ad un largo pianoro circondato da conifere e grossi faggi vetusti.

Subito oltre il pianoro si affronta il primo di diversi tratti ripidi che ci aspettano lungo la salita alle cime de I Cantari; questo conduce alle Vedute di Monte Piano, un bell’affaccio sulla Val Roveto e sui vicini massicci abruzzesi caratterizzato dalla presenza di una croce in ferro ed un madonnina. Si prosegue quindi verso destra tra un rado bosco di faggi, alcuni dei quali dalle forme assai contorte, si supera la poco evidente cima di Monte Piano (1838 m.s.l.m.) per poi arrivare all’attacco della prima ripida facciata Est de I Cantari (30 minuti da Fonte della Moscosa). Qui si tolgono le ciaspole o gli sci, si calzano i ramponi e si impugna la piccozza affrontando la salita con la massima attenzione; questo pendio infatti può rivelarsi assai insidioso in caso di neve “vetrata” o ghiaccio.

Tagliando di traverso l’ampia facciata si conquista la cresta e si piega verso sinistra in direzione del grande circo glaciale che si sviluppa proprio tra le prime due (di quattro) elevazioni senza nome, identificate appunto con il nome de I Cantari. Un piccolo ma robusto palo segnavia in legno ci indica l’innesto del sentiero 651, proveniente da destra lungo la dorsale, il quale si supera per arrivare poco dopo al cospetto dell’alto anfiteatro roccioso, evidente segno di antiche ere glaciali su queste montagne (quota 1990 m.s.l.m. – 30 minuti dall’attacco della facciata oltre Monte Piano). Il vertiginoso e spettacolare anfiteatro di rocce è dominato in alto da grandi balze ornate da cornici che paiono sfidare la gravità e termina sul profondo imbuto detritico coperto per tutto l’inverno da grossi accumuli di neve; uno scorcio dal vago sapore dolomitico. Prestare comunque sempre la massima attenzione a non sporgersi troppo in prossimità dell’affaccio: sul margine infatti è facile trovare cornici ed accumuli instabili.

Si continua proseguendo in direzione della seconda cima de I Cantari (quota 2050 m.s.l.m.), contraddistinta dalla presenza di una statua votiva raffigurante San Giovanni; si aggira quindi sulla destra il circo glaciale salendo su una pendenza piuttosto marcata fino ad arrivare sul largo crinale che a Sud termina nella testata del fosso della Grotta della Neve. Facendo sempre attenzione a non camminare tropo sul filo di cresta (sinistra) si raggiunge la suddetta statua ed il sorprendente susseguirsi di scivoli che corrono ripidi, quasi verticali, verso la Val Roveto. Sempre in direzione Sud inoltre appare finalmente alla vista la cima del Monte Viglio, la quale da questa prospettiva si manifesta come un’imprendibile piramide di roccia e ghiaccio, seguita dietro dalle alte cime dei Monti Ernici settentrionali. Qui l’ambiente è completamente in balia degli elementi: il vento spazza in continuo il profilo dei crinali, coperti solo da una spessa coltre di ghiaccio, accumulando le grandi quantità di neve nel fondo dei valloni o nei punti morti sotto cresta creando tanto sceniche quanto instabili cornici sospese nel vuoto.

Proseguendo ancora in direzione Sud con uno strappo finale si sale sul crinale sommitale de I Cantari toccando così le due ultime elevazioni marcate rispettivamente con quota 2088 m.s.l.m. e 2103  m.s.l.m. (quest’ultima è segnalata con un omino di pietre – 30 minuti dal circo glaciale). Il panorama da qui è ovviamente grandioso in tutte le direzioni e ripaga in maniera assoluta della fatiche patite per superare i 500 metri di dislivello che ci separano dal punto di partenza; ad ogni modo tra tutte le ampie viste che da qui si godono, quella sulla vetta del Monte Viglio, affiancata sulla destra dal Gendarme (2113 m.s.l.m.), è certamente una delle più belle cartoline invernali di queste montagne. Il nostro itinerario termina qui (2 ore complessive), ma ovviamente si può proseguire ancora oltre fino raggiungere la cima del Viglio con ulteriori 30/40 minuti di cammino; chiaramente vista la morfologia della cresta che lega i Cantari al Viglio, passando per il Gendarme, questo tratto va intrapreso esclusivamente se si ha ottima padronanza dell’ambiente d’alta quota invernale.

Per la discesa si percorre a ritroso il medesimo percorso fatto alla’andata sino al bivio con il sentiero 651 (palo in legno, precedentemente descritto); qui anziché ridiscendere verso destra consigliamo di proseguire dritti lungo la cresta in modo da rendere più vario il percorso e soprattutto evitare in discesa la ripida facciata che scende al Monte Piano. Quando la dorsale rocciosa termina in prossimità del bosco seguire i segnavia bianco-rossi (dipinti sui tronchi e quindi visibili anche in caso di neve) verso destra per tornare alla Fonte della Moscosa; da qui poi si prende di nuovo la larga mulattiera fatta all’andata e si ritorna al Valico di Serra Sant’Antonio (circa 1.45 ore totali dalla cima più elevata de I Cantari).

DIFFICOLTA'

DIFFICOLTA’: EEA

TEMPO DI PERCORRENZA: 2h andata / 1.45h ritorno

DISLIVELLO: 500m c.ca

SENTIERISTICA

SEGNAVIA: bianco-rossi segnavia_small n° 696A dal valico di Serra Sant’Antonio sino alla vetta più elevata dei Monti Cantari (2103 m.s.l.m.); segnavia bianco-rossi segnavia_small n° 651 per il ritorno.

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei sentieri del Parco dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Da Filettino proseguire in direzione di Campo Staffi fino al valico di Serra Sant’Antonio (1608 m.s.l.m.); parcheggiare all’altezza del largo trivio dal quale si diramano le strade per Campo Staffi e per Capistrello (chiusa al traffico da anni). Da quì, sulla destra, iniziano i sentieri per i Cantàri e per la vetta del Monte Viglio.

Sui Monti Cantari in inverno ultima modifica: 2017-03-09T22:33:51+00:00 da Daniele Frigida


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