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Nella nebbia e nel vento dei Monti Cantari - Orizzonti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Nella nebbia e nel vento dei Monti Cantari

Una delle conseguenze di questi ultimi inverni, sempre più caldi,  brevi e poveri di precipitazioni, è quella che già a fine Febbraio persino le più alte cime dei Monti Simbruini cominciano a veder regredire drasticamente il loro candido manto nevoso. Con un innevamento già minimo infatti bastano pochi giorni consecutivi con temperature al di sopra della media per riportare a nudo le creste ed i pendii maggiormente esposti. In questo scenario decidiamo quindi che non si può attendere oltre per compiere un’uscita invernale sulle spettacolari creste dei Monti Cantari, in questo momento l’ultimo vero baluardo di neve e ghiaccio sulle nostre montagne.

Partiamo dal Valico di Serra Sant’Antonio nel primo pomeriggio in un clima certamente non dei migliori: tutto è avvolto dalla nebbia e la visibilità è ridottissima, le nostre speranze di avere condizioni più favorevoli sono tutte riposte nelle fredde folate di vento che soffiano da NE. Già dai primi passi si intuisce che l’avanzata non sarà delle più comode: la spessa coltre di neve (20/30 cm) ancora presente all’ombra del bosco per via delle temperature e del tasso di umidità degli ultimi giorni risulta infatti poco compatta e ad ogni passo gli scarponi affondano di diversi centimetri nonostante si cerchi di calcare tracce già battute da precedenti escursionisti.

Raggiunta Fonte della Moscosa prendiamo verso destra attraversando la bella faggeta vetusta ed affrontando i primi ripidi strappi in salita, resi come sempre ancor più impegnativi dal fardello di apparecchiature da ripresa caricate negli zaini. Passo dopo passo aumenta la quota e con essa la quantità di neve presente; si sprofonda sempre di più e nonostante il fiato corto l’unico obiettivo diventa raggiungere quanto prima il crinale dei Cantari, certamente più sgombro di neve vista la sua esposizione ad Ovest. Così è: subito oltre gli ultimi grandi faggi infatti i ripidi pendii, assolati e spazzati dal vento, presentano una copertura nevosa di pochi centimetri la quale permette un’avanzata più comoda. Comunque nemmeno il tempo di assaporare qualche comodo passo su un terreno meno cedevole, che grosse placche di ghiaccio ci consigliano di non attendere ancora per calzare i ramponi.

Nel frattempo, nonostante il vento soffi sempre più forte, il panorama continua ad essere avvolto in una misteriosa coltre bianca; solo per un attimo il vicino Monte Cotento si concede alla vista in tutta la sua desolante situazione di innevamento (anche se sarebbe più opportuno parlare di non-innevamento). Continuando la salita si aggirano i diversi affioramenti rocciosi della cresta mentre di tanto in tanto qualche esemplare di Gracchio corallino (Phirrocorax phirrocorax) ci sfiora con le sue evoluzioni aeree, quasi a volerci dare il benvenuto in quello che pare essere a tutti gli effetti il suo regno, vista l’assenza di altre forme di vita animali in questo periodo su questi inospitali pendii. A dire il vero rimaniamo quasi stupiti nel trovarli qui, a queste quote ed in queste condizioni, a volare leggiadri tra crinali e rocce, ma tant’è, la natura nei suoi più svariati aspetti non smette mai di sorprenderci in quanto a capacità di adattamento e resilienza.

L’obiettivo minimo che ci eravamo prefissati per questa uscita era raggiungere lo scenografico affaccio sul circo glaciale che si estende ai piedi della parete est dei Cantàri, ma visto che le condizioni meteorologiche non accennano a migliorare decidiamo con rammarico di fermarci prima, lungo il roccioso crinale di Monte Piano poco oltre i 1800 metri di quota. Una piacevole e quanto mai preziosa tazza di thé, tenuto in caldo nel thermos, interrompe la lunga attesa di migliori condizioni, le quali, nonostante lo scorrere dei minuti, non accennano a manifestarsi. Non solo il pallore delle nebbie che ci avvolgono non accenna a diradarsi, bensì si aggiungono in breve anche pungenti raffiche di blizzard: i cristalli di neve e acqua sospesi in aria e mossi dal forte vento sferzano le nostre facce, direttamente esposte alle intemperie.

Il tramonto è sempre più prossimo e la luce migliore va man mano sfumando oltre la spessa cortina di vapori che ci circonda; è ormai certezza che le immagini ipotizzate e prefigurate nella mente durante la dura salita restano un sogno nel cassetto e sono da rimandare ad una futura uscita più fortunata. Comunque proprio mentre ci apprestiamo a ripiegare iniziando la discesa timidi sprazzi di panorama si aprono sparpagliati tutt’attorno; ne approfittiamo se non altro per immortalare l’austero paesaggio d’alta quota simbruina in inverno che, nonostante la poca neve e una luce non delle migliori, si presenta sempre selvaggio ed affascinante.

La discesa lungo la cresta con il sicuro appiglio dato da ramponi e piccozza procede rapida ed in breve raggiungiamo la quota della faggeta, dove la consistenza della neve torna ad essere bassissima, rendendo impegnativo procedere anche con la pendenza a favore. Nel frattempo gli ultimi bagliori del giorno scompaiono lontani oltre l’orizzonte e l’oscurità avvolge la scheletrica foresta esaltandone tutto il suo misterioso fascino; accese le torce frontali e tolti i ramponi con un ultimo sforzo ci avviamo sulla lunga e monotona pista che da Fonte della Moscosa riporta al valico di Serra Sant’Antonio, punto di arrivo di un’uscita avara di scorci fotografici esaltanti ma che comunque ci ha permesso di vivere un’ennesima avventura sulle nostre montagne, assaporando il gusto del vero inverno e di alcune delle sue condizioni climatiche più severe, nonostante da fondovalle questo sembrava già avviato ad un prematuro termine anche sulle alte creste.

CORPO MACCHINA: Nikon D610, Nikon D7100 | OBIETTIVI: Nikkor 16-35 f/4 G ED VR, Nikkor 24 f/2.8 D, Tamron 70-300 f/4.0-5.6 | TREPPIEDI: Cullmann Magnesit 528 - TESTA: Manfrotto 496RC2 | ZAINO: F-Stop Tilopa

Nella nebbia e nel vento dei Monti Cantari ultima modifica: 2017-02-27T13:44:27+00:00 da Daniele Frigida


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