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Sacro Speco di San Benedetto - Orizzonti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Il Sacro Speco di San Benedetto

Proseguendo oltre Subiaco in direzione di Jenne si inizia a risalire lo stretto solco scavato nei secoli dal fiume Aniene e in un ambiente naturale scenografico si arriva prima al monastero di Santa Scolastica (il primo cenobio benedettino al mondo) per poi raggiungere il magnifico monastero di San Benedetto, noto anche come Sacro Speco.

Arrivando al suo cospetto per la prima volta non si può che restarne immediatamente colpiti: il monastero infatti, costruito nell’XI secolo, appare come un miracolo dell’ingegneria costruttiva, perfettamente integrato in un ambiente naturale di particolare bellezza. Eretto su di uno sperone roccioso del Colle Taleo, alla base del quale vi è la grotta in cui visse da eremita San Benedetto per oltre tre anni, il Sacro Speco appare come una naturale prosecuzione della montagna tanto vi è stato armoniosamente cesellato addosso. Nel 1461 Pio II visitando il monastero per la prima volta lo definì addirittura “nido di rondini” proprio in riferimento alla sua singolare posizione aerea posta a strapiombo sulla sottostante Valle dell’Aniene.

Già percorrendo il viale di accesso si percepisce la magia e la bellezza unica del luogo: dopo aver varcato un primo portale, una salita tra lecci secolari e contorti conduce verso l’ingresso vero e proprio del monastero. La legenda vuole che questi alberi si inclinarono assumendo l’attuale conformazione al passaggio di Benedetto da Norcia quando, all’inizio della sua esperienza contemplativa, egli era alla ricerca di un luogo ameno e solitario.

Al termine del viale si raggiunge il piccolo cortile d’accesso dal quale si può godere a pieno della bellezza del monastero e della natura che lo circonda. L’imponente costruzione, realizzata interamente in Cardellino (una pietra locale), appare come emergere dalla parete su cui si poggia grazie a nove alte arcate, mentre a farle da sfondo vi è un ambiente naturale tra i più integri e scenografici, caratterizzato da balze rocciose, ripidi pendii e fittissimi boschi di leccio che scendono sino al corso del fiume Aniene.

Se l’aspetto esterno del complesso è quanto mai straordinario, gli ambienti interni non sono assolutamente da meno. L’accesso al monastero è costituito da una piccola porta che immette in una sorta di galleria dalla quale si arriva ad una prima stanza, denominata del “Capitolo Vecchio”, dove sulla parete sinistra vi è un affresco in cui è raffigurato lo stesso Sacro Speco con vie di accesso diverse da quelle attuali, cosa estremamente importante per conoscere la sua evoluzione architettonica nei secoli. Proseguendo oltre si accede alla Chiesa Superiore.

CHIESA SUPERIORE: Si tratta della struttura più alta del complesso e l’ultima ad essere stata costruita; l’interno è formato da due Campate irregolari, sia in pianta che in elevazione, conseguenza delle varie modifiche apportate nel corse degli anni. La Campata più esterna, vicino all’ingresso, è rettangolare ed è molto più alta di quella interna dalla quale è separata da un arco sorretto da due colonne in marmo probabilmente originarie della vicina villa di Nerone. Sulla parete sinistra inoltre si trova un pulpito: la sua posizione è anomala rispetto all’attuale conformazione della chiesa e ciò lascia intuire una precedente configurazione dell’ambiente. La seconda Campata presenta una crociera più bassa con alcuni gradini che immettono nel Transetto, un tempo separato dalla Chiesa, e con l’abside dietro l’altare che è direttamente scavata nella roccia.

CHIESA INFERIORE: Tramite delle scale accessibili dal transetto della chiesa superiore si può scendere alla cosidetta chiesa inferiore, nata per volere dell’abate Enrico, il quale tra il 1244 e il 1276 stravolse completamente l’aspetto del Sacro Speco. La chiesa è composta da un ampio spazio rettangolare, diviso in tre vani coperti da volte a crociera, uno rettangolare e due quadrati. Sulle scale di accesso è presente un affresco in stile bizantino, il quale riporta il testo della bolla del 4 Luglio 1202, con la quale il papa Innocenzo III concesse speciali favori ai monaci residenti nello Speco.

GROTTA DI SAN BENEDETTO: La Grotta (speco) di San Benedetto, chiamata anche “Grotta della Preghiera”, è il punto focale di tutto il complesso: in questa cavità naturale infatti Benedetto da Norcia visse in completa solitudine ed in preghiera per oltre tre anni. Il solo a far visita a Benedetto era il monaco Romano, il quale per mezzo di un cestino appeso ad una lunga corda, gli passava dall’alto il cibo necessario alla sua sopravvivenza. In seguito al tentativo di avvelenamento da parte di Fiorenzo, parroco della vicina chiesa di San Lorenzo,  San Benedetto abbandonò la grotta, la quale rimase per circa seicento anni solo un luogo di preghiera per i religiosi del vicino monastero di Santa Scolastica. Solo alla fine dell’XI secolo nel Sacro Speco si insediò una comunità di dodici monaci, guidati da un priore dipendente dall’abate di Santa Scolastica, i quali iniziarono ad apportare modifiche ed adattamenti all’area intorno alla grotta per agevolarne l’accesso e consentire lo svolgimento della vita monastica nei pressi della stessa. Nei secoli successivi, soprattutto per volere del papa Innocenzo III, vennero improntate importanti espansioni strutturali che portarono l’insediamento monastico alle attuali dimensioni. Ancora oggi all’interno della grotta è possibile vedere la statua in marmo bianco opera di Antonio Raggi, allievo del Bernini, che ritrae il giovane Benedetto in preghiera.

CAPPELLA DI SAN GREGORIO: Dalla Chiesa Inferiore si puà scendere tramite una scala a chiocciola alla Cappella di San Gregorio, un piccolo ambiente ricavato nella roccia. In un angolo è presente l’affresco che rappresenta San Francesco d’Assisi, che ha in mano una carta, nella quale si legge “PAX HUIC DOMUI“. Nella rappresentazione il Santo non ha ancora le stimmate e ciò sta a significare che l’affresco è sicuramente antecedente al 1224, anno in cui le ricevette. Il nome della cappella deriva tuttavia dall’altro affresco presente, il quale ritrae il cardinale Ugolino, divenuto poi papa col nome di Gregorio IX, nell’atto di consacrare la cappella a San Gregorio Magno.

CAPPELLA DELLA MADONNA: La Cappella della Madonna è situata sotto la Cappella di San Gregorio ed è frutto di un adattamento strutturale del XIII secolo. Da un’ampia apertura si può accedere alla Scala Santa.

SCALA SANTA: La Scala Santa fu fatta costruire dall’abate Giovanni V per sostituire lo stretto sentiero che San Benedetto percorreva per passare dallo Speco alla vicina “Grotta dei Pastori” ed incontrarvi le persone desiderose di ascoltare le sue parole. Oggi, a causa delle modifiche subite da tutto il complesso nel corso dei secoli, l’originaria Scala Santa è ridotta ad un piccolo tratto, ma conserva tale nome quella che ha inizio dalla Cappella della Madonna.

CORTILE DEI CORVI: Dalla Chiesa Superiore , attraverso il braccio destro del Transetto, si accede al “Cortile dei Corvi”, così chiamato per via dei corvi che fino a qualche anno fa vi si allevavano in ricordo del corvo che portò via il pane avvelenato offerto a San Benedetto da Fiorenzo allo scopo di ucciderlo, secondo il racconto di San Gregorio Magno. Questo episodio è tra l’altro narrato in un affresco presente nella Chiesa Inferiore. In fondo al Cortile c’è un’edicola con una statua di San Benedetto rappresentato mentre pare rivolgersi alle sovrastanti rocce pronunciando le parole incise sulla statua stessa “FERMA, O RUPE, NON MINACCIARE I FIGLI MIEI”.

Ancora oggi, visitando il monastero ed osservanndo i luoghi ad esso vicini, si possono facilmente intuire i motivi che spinsero il giovane Benedetto da Norcia a concludere proprio quì la sua ricerca della tanto voluta solitudine contemplativa. Un’ulteriore conferma di come le bellezze naturali fuori dal comune di questi monti hanno sempre avuto un legame profondo con la ricerca da parte dell’uomo del contatto con l’ultraterreno.

Il Sacro Speco di San Benedetto ultima modifica: 2014-07-04T17:45:22+00:00 da Daniele Frigida


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