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Sera d'autunno sul Monte Autore - Orizzonti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Sera d’autunno sul Monte Autore

L’Autunno è ormai inoltrato; le variopinte foglie dei faggi alle quote più alte sono oramai quasi tutte cadute, e con esse è svanita la magia regalata dalle mille calde sfumature stagionali. Ormai il panorama è racchiuso nelle monotone tinte color ruggine, nell’attesa che la candida neve addormenti tutto per i lunghi mesi invernali. Scegliendo però di camminare nelle ore subito precedenti al tramonto si possono ancora ammirare scenari dai colori fotograficamente interessanti; così nel tardo pomeriggio di un giorno infrasettimanale mi incammino verso la vetta del Monte Autore per ammirare la fine del giorno da una posizione di assoluto privilegio.

Da solo cammino in salita nella faggeta; il silenzio è interrotto solo dal fruscio delle foglie sotto i miei piedi e dal veloce battito d’ali degli uccelli che, disturbati dal mio passaggio, volano verso rami più lontani e sicuri. Dopo un’ora circa sono in cima, sulla massima elevazione della provincia di Roma, a 1856 metri di quota; tutto attorno il panorama è come sempre ampio e magnifico, la Valle del Simbrivio è già sprofondata nell’ombra mentre sulla grande piana di Camposecco ancora cadono obliqui raggi di sole. A Sud invece le alte giogaie del Viglio, del Cotento e del Tarino sono avvolte dalle nubi. Le immense faggete di quest’area dei Simbruini giacciono immobili e silenziose, adagiate sulle pendici che si sviluppano tutt’attorno alla sommità del Monte Autore, mentre giochi di nebbie e nubi si rincorrono frettolosamente nelle valli e sui crinali.

Tutto tace, quando all’improvviso un bramito scuarcia l’aria, poi un’altro. Un grosso esemplare di cervo maschio si cela nella faggeta subito sotto di me a brevissima distanza. I suoi poderosi bramiti fanno vibrare l’aria e ne lasciano intuire la stazza. E’ un’emozione bellissima sentire le “mie montagne” tornare a vivere, tornare a popolarsi di animali sino a qualche anno fa estinti del tutto a causa della caccia sconsiderata. Aspetto ansiosamente che l’animale esca allo scoperto, cerco avidamente con lo sguardo tra gli alberi un suo movimento, ma purtroppo il tanto atteso incontro ravvicinato non avviene. Poco dopo i bramiti cessano, evidentemente il cervo si è allontanato. Emozionato da quei richiami continuo comunque ad aspettare a lungo, ma invano.

Intanto il sole sta ormai calando velocemente; si notano ad Est le slavate facciate del maestoso Velino colorarsi di calde sfumature mentre man mano l’ombra ricopre le alture tutt’attorno alla cima da dove, seduto su una roccia, osservo lo splendore primordiale della natura. In breve l’ombra s’impossessa anche di quest’ultimo baluardo del giorno, costringendomi a tornare indietro. Durante la discesa riecheggia tra i tronchi il canto freddo, ritmato e tremolante dell’allocco che accompagna i miei passi e rende ancor più emozionale l’attraversamento della buia faggeta. In questi attimi di assoluta solitudine, il confronto diretto con un luogo così remoto causa non poche emozioni; è un confronto che fortifica le proprie consapevolezze ma che allo stesso tempo alimenta le ataviche paure; in ogni caso attimi che riportano l’uomo in quello che è il suo ambiente primigenio: la natura.

CORPO MACCHINA: Canon EOS 500D | OBIETTIVI: Canon EF-S 18-55 f/4.5-5.6 | TREPPIEDI: Manfrotto Compact Action

Sera d’autunno sul Monte Autore ultima modifica: 2013-10-23T19:00:24+00:00 da Daniele Frigida


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