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Luce del Tramonto sulla Monna dell'Orso - Monti Simbruini - © D. Frigida
Nelle grandi faggete simbruine: da Cannavacciari al Monte Autore

Tutt’intorno al Monte Autore si dipanano immense ed a tratti impenetrabili faggete, intervallate di tanto in tanto solo da piccole amene radure e da sottili impluvi. L’esplorazione di queste zone, a tratti quasi ermetiche, dona una sensazione di assoluto distaccamento e lontananza dal mondo antropizzato, nonostante siano relativamente vicine alla stazione turistica di Campo dell’Osso.

Sono diversi i sentieri segnati che attraversano questo angolo di Simbruini, e proprio dall’unione di alcuni di essi si può compiere un anello di grande interesse, il quale porta a toccare tutti gli ambienti tipici di queste montagne a quote medio alte: dalle radure carsiche ai sottili impluvi di fondo valle, dalle sterminate distese di tronchi di faggio ai panoramici affacci sulle grandi vallate.

Poco dopo Campo dell’Osso, prima dell’ampio parcheggio degli impianti di risalita della Monna dell’Orso, sulla sinistra inizia una evidente strada sterrata che si inoltra nella faggeta; è l’imbocco della Valle Maiura, da qui ha inizio l’itinerario. Si segue l’evidente mulattiera in costante discesa sino a raggiungere in breve un’area di sosta con panche e tavolini in legno in concomitanza di un’ampia curva verso sinistra; qui, abbandonando la sterrata, si iniziano a seguire in salita i segnavia del sentiero 673d (tabella con indicazioni).

Dopo circa trenta minuti in costante ma leggera salita, immersi nella faggeta fitta e lussureggainte, si arriva alla radura dei Cannavacciari. Un luogo all’apparenza simile a tante altre radure simbruine se non fosse per il fatto che è l’unica apertura abbastanza ampia in una zona completamente ammantata di faggi per ettari; l’aspetto è dunque quello di una sorta di giardino segreto. Qui grandi esemplari di faggio si innalzano ai margini della radura distaccati dal resto del bosco; le loro forme sono però atipiche, sono slanciati e protesi verso l’alto mentre solitamente gli esemplari isolati crescono ampi e possenti, con ramificazioni sin dal basso. Probabilmente questi alberi oggi isolati erano un tempo parte di un fitto bosco che ricoprima altre porzioni della radura.

Dai Cannavacciari si prosegue in discesa verso Sud-Est puntando in direzione della lunga Valle dell’Autore, la quale si raggiunge dopo circa 30 minuti di percorrenza per un sottile impluvio immerso nella faggeta. Qui i colori delle foglie spaziano dal giallo acceso al rosso ruggine, mentre ai piedi dei faggi crescono rigogliosi tappeti di felci messi in risalto dai raggi del sole che filtrano tra le autunnali chiome.

Raggiunto il bivio con la Valle dell’Autore (tabella in legno), si piega a destra seguendo i segnavia n° 664c prima in piano poi man mano sempre su maggior pendenza. Con circa 1 ora di percorrenza si risale questo lungo e silente vallone che conduce sino alla sella de Le Vedute (quota 1750 metri s.l.m.), in prossimità della vetta del Monte Autore. Raggiunta la sella di colpo l’ambiente cambia: fino a poc’anzi solo un’infinità di faggi erano riservati alla vista mentre ora il panorama si apre di colpo sul grandioso anfiteatro naturale della Valle del Simbrivio, contornato dalle più alte vette delle catena simbruina; uno spettacolo visto e rivisto, ma sempre in grado di emozionare!

Da quì si piega a sinistra e si risalgono gli ultimi spogli pendii sommitali del Monte Autore; i panorami si aprono sempre più man mano che si sale. In fondo a Sud-Est appare da subito l’inconfondibile sagoma della Majella, carica di neve come se fosse già inverno inoltrato. Giunti in cima (1856 metri) il panorama è come sempre sconfinato tanto che si possono contare tutti i principali gruppi montuosi dell’Appennino centrale: dal Terminillo ai Sibillini, dalla Laga al Gran Sasso, dal Velino-Sirente alla Majella, dai Monti Ernici al PNALM. Un mare infinito di valli e vette. Guardando più a breve distanza verso Nord invece si può distinguere il percorso fatto finora nel mare verde delle faggete del Monte Autore: si notano nitidamente i solchi dei valloni percorsi per salire fin qui.

Dalla vetta si ridiscende sino alla sella de Le Vedute e da quì si prosegue dritti a mezza costa verso Ovest seguendo i segnavia bianco-rossi che ora sono identificati con il numero 651 (evitando quindi di imboccare l’evidente strada sterrata che porta direttamente a Campo dell’Osso). L’ambiente attraversato si fa subito avvincente: rocce calcaree e lunghi scivoli di ghiaia conducono lo sguardo direttamente verso il fondo dell’impressionante vallone del Simbrivio, dove è adagiato il piccolo borgo di Vallepietra. Il sentiero alterna a questi panoramici tratti degli interessanti passaggi nel bosco, caratterizzato da esemplari di faggio contorti all’inverosimile dalle intemperie. Le luci morbide e calde del pomeriggio, filtrando tra le fronde oramai coperte dalle ultime intirizzite foglie, creano un’atmosfera magica nella faggeta. Nel cielo comincia a far capolino la luna, perpendicolare alle alte vette della catena.

Dopo continui saliscendi sul margine della panoramica cresta, subito oltre le piste da sci della Monna dell’Orso (1 ora da Le Vedute), si inizia l’ultimo tratto in continua discesa che conduce direttamente ad incrociare la strada asfaltata per Campo dell’Osso, proprio in concomitanza dell’imbocco della Valle Maiura, punto di partenza di questo interessante anello.

DIFFICOLTA'

Difficoltà: EE

Percorrenza:  4.00h per l’intero anello

Dislivello: 350m

SENTIERISTICA

Segnavia bianco-rossi segnavia_small

  • n.673d: da Valle Maiura fino ai Cannavacciari e Valle dell’Autore;
  • n.664c: da Valle dell’Autore al Monte Autore;
  • n.651: dal Monte Autore alla Monna dell’Orso, fino a strada asfaltata per Campo dell’Osso (imbocco Valle Maiura);

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei Sentieri del Parco dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Da Subiaco raggiungere la località turistica di Livata e proseguire per Campo dell’Osso, superato il piazzale (bar e ristori) si prosegue per alcune centinaia di metri su strada asfaltata, fino a incontrare una piazzola sulla sinistra, dove si parcheggia (indicazioni per Valle Maiura).

Panorama dalla vetta del Monte Autore - Monti Simbruini - © D. Frigida
Il Monte Autore, in Inverno

E’ mattino, il cielo azzurro e terso è spazzato dal vento di Tramontana; Nei due giorni subito precedenti ha nevicato abbastanza in alta quota e così, nella speranza di calcare finalmente la prima “vera” neve di stagione decido di partire alla volta del Monte Autore, la più vicina a me delle alte cime dei Simbruini.

Preparo al volo lo zaino, le ciaspole e tutto il necessario. Non è prestissimo e la migliore delle luci (fotograficamente parlando) è già andata via da un bel pezzo; quando calzo finalmente gli scarponi sono le 10 di mattina.

Lascio l’auto al parcheggio della sciovia della Monna dell’Orso, punto di partenza della classica salita all’Autore dal versante di Campo dell’Osso, e torno indietro sino all’attacco del sentiero n° 651 nei pressi di un piccolo volubro, ora completamente ghiacciato. Bastano pochi passi e mi immergo di colpo in un silenzio surreale, gli alberi intorno a me hanno un aspetto magico, merito della nevicata del giorno precedente seguita da una fredda notte di sereno. I cristalli di neve sono tutti appesi agli scheletrici rami dei faggi. Sembra di essere in un luogo incantato, fuori dal mondo. Tutto tace.

La neve si fa sempre più alta e morbida, così calzo le ciaspole ed inizio l’esplorazione senza precisa meta della faggeta che risale il lungo crinale della Monna dell’Orso. La neve nel sottobosco è immacolata. I raggi di sole vengono deviati in mille direzioni dai cristalli di neve aggrappati ai rami degli alberi. Questi luoghi così familiari, coperti di candida neve, sembrano nuovi, diversi. Di tanto in tanto il cinguettio di qualche uccello riempe un’atmosfera altrimenti afona, ovattata.

Giungo in cima al crinale della Monna dell’Orso e mi affaccio sul profondo solco della Valle del Simbrivio. Questa vista è sempre emozionante, nonostante io ne abbia già goduto innumerevoli volte. Ad Est spuntano poderosi il Velino e la Majella, bianchissimi! Ridiscendo al balcone naturale delle Vedute e da li salgo in diagonale verso la cima dell’Autore. L’ultimo tratto prima della vetta mi espone alla fredda tramontana, mentre cammino su un tappeto di neve ghiacciata; sembra di calpestare un immenso vetro.

Ed ecco la croce di vetta, e con lei l’immenso panorama a 360° sul bianco Appennino. Uno dietro l’altro spuntano il Velino, Il Corno Grande, la Laga, il Vettore, il Terminillo. A sud appare poderosa la Majella oltre le cime dei Simbruini-Ernici. Stranamente, nonostante sia sabato e non prestissimo, il luogo è deserto; questo splendore è tutto per me.

La luce è forte, amplificata dal bianco candore della neve, scatto qualche foto per lo più per dovere di cronaca, senza troppe pretese. Il vento aumenta così come il freddo che si fa pungente, rimanere in vetta diviene provante, così decido di riscendere rapidamente proprio mentre in cima giungono due coppie di escursionisti, le prime persone incontrate in giornata. Al balcone delle vedute incontro un’altro ragazzo, anche lui alla caccia dello “scatto della giornata“, scambiamo apprezzamenti sulla bellezza immensa dei Simbruini poi proseguo sulla via del ritorno.

DIFFICOLTA'

Difficoltà: EE (difficoltà attribuita per i pendii esposti di Cesa Zoppa e Monna dell’Orso: in caso di neve prestare massima attenzione)

Percorrenza: circa 1.15h fino alla vetta

Dislivello: 200m

SENTIERISTICA

Segnavia bianco/rossi segnavia_small n° 651

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei Sentieri del Parco dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Da Subiaco raggiungere la località turistica di Livata e proseguire per Campo dell’Osso, superato il piazzale (bar e ristori) si prosegue per alcune centinaia di metri su strada asfaltata e malandata, fino ad uno slargo sulla sinistra (imbocco della Valle Maiura) dove si parcheggia. Qualche metro prima (sulla destra) si trova l’attacco del sentiero (Tabella in legno).

Forme carsiche dell'area di Camposecco - Monti Simbruini - © D. Frigida
Da Campo dell’Osso a Camposecco

All’interno del grande cuore verde dei Monti Simbruini, fatto di migliaia di ettari di faggete, si aprono numerosi altopiani di origine carsica, generalmente chiamati campi; di dimensioni più o meno estese, questi si estendono tutti compresi tra un’altitudine che va dai 1300 ai 1500 metri. Vista la loro conformazione morfologica questi altopiani in inverno diventano un vero paradiso per la pratica dello sci di fondo e per le passeggiate con le ciaspole. Vista la relativa vicinanza tra loro, diversi di questi altopiani possono essere raggiunti in successione con interessanti itinerari, sia ad anello che andata/ritorno. Uno dei più noti e piacevoli è sicuramente quello che da Campo dell’Osso arriva sino al grande altopiano di Camposecco, passando per la Valle Maiura ed i Tre Confini.

E’ un percorso abbastanza lungo, che richiede circa 2.30 ore all’andata ed almeno altrettante al ritorno, ma di sicura soddisfazione vista la bellezza incantata dei paesaggi in veste invernale che si attraversano, soprattutto se subito dopo un’abbondante nevicata!

Raggiunta la località turistica di Campo dell’Osso e parcheggiata l’auto nel grande piazzale, si possono seguire da subito i segnavia bianco-rossi del sentiero 673c che prende il via sulla sinistra del piazzale stesso (in concomitanza con l’accesso alla pista di fondo). Dopo qualche decina di metri il sentiero svolta subito decisamente a destra ed in leggera salita entra nella faggeta; dopo circa 15 minuti di cammino si svalica proseguendo in discesa verso sinistra su quella che in assenza di neve è la sterrata che conduce alla Valle Maiura.

Dopo diverse ampie curve nel bosco si esce allo scoperto sulle belle radure della Valle Maiura (45 minuti dalla partenza) la quale si attraversa completamente sino a raggiungere un ampio trivio segnalato da un palo in legno con indicazioni per vari sentieri; siamo in località Tre Confini, così chiamata perché proprio in questo punto convergono i limiti dei territori dei comuni di Subiaco, Cervara di Roma e Camerata Nuova. Si prosegue verso destra (Nord) prima in piano poi in leggera discesa fino ad imboccare uno stretto vallone che corre all’ombra della faggeta (1.30 ore dalla partenza).

Seguendo sempre il fondo del vallone si supera il bivio con il sentiero 663, il quale verso sinistra conduce alle Coste del Vallone e poi verso Campaegli. più avanti il bosco fitto si dirada lasciando spazio ad esemplari di faggio più isolati e dalle forme possenti, mentre ancora oltre si raggiungono delle alture dalle quali si possono apprezzare i primi scorci sulla grande piana di Camposecco e sulla dorsale della Serrasecca (1818 m.) che chiude il panorama verso Nord-Est. Proprio in questo angolo dell’altopiano furono girate alcune scene del famoso spaghetti-western “Lo Chiamavano Trinità”, film di Sergio Leone con Bud Spencer e Terence Hill.

Con un ultimo breve tratto in discesa si raggiunge il grande altopiano, che in caso di abbondante copertura nevosa (come nelle immagini qui mostrate, risalenti all’inverno 2013) appare completamente piatto e privo di ogni minima corrugazione, quasi a sembrare un grande lago ghiacciato. Interessante verso Sud è anche la sagoma del Monte Autore che domina sull’intera zona mentre ai margini della piana si apprezzano le forme carsiche tipiche del paesaggio simbruino modellate ed addolcite dalla neve.

In questo surreale mare bianco, nel quale è difficile mantenere la giusta percezione della distanza, dall’altro lato della piana spicca la costruzione in pietra del rifugio di Camposecco, il quale si raggiunge tagliando diagonalmente il grande pianoro (2.30 ore dalla partenza). Per il ritorno si segue la stessa via dell’andata ma a causa della costante risalita verso Campo dell’Osso è richiesto uno sforzo fisico leggermente maggiore. In alternativa, visti i numerosi sentieri che si intersecano con il 673c, è possibile rientrare a Campo dell’Osso compiendo diversi anelli (tutti però di lunghezza maggiore).

NOTA: tutti i tempi indicati fanno riferimento ad un’escursione con le ciaspole su neve assestata. In caso di neve abbondante e fresca sarà da tenere in considerazione un maggiore impegno fisico con relativo aumento delle tempistiche.
DIFFICOLTÀ

DIFFICOLTÀ: E

TEMPI DI PERCORRENZA: circa 2.30h fino a Camposecco; 2.45h al ritorno;

DISLIVELLO: 200m

SENTIERISTICA

SEGNALETICA: Sentieristica del Parco, segnavia bianco-rossi segnavia_small n.673c

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei Sentieri del Parco dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Da Subiaco raggiungere la località turistica di Livata e proseguire fino Campo dell’Osso, dove si può parcheggiare nell’ampio piazzale (bar e ristori). Il sentiero prende il via sulla sinistra, in concomitanza con l’accesso alla pista da fondo.

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