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Panorama dalla vetta del Monte Autore - Monti Simbruini - © D. Frigida
Il Monte Autore, in Inverno

E’ mattino, il cielo azzurro e terso è spazzato dal vento di Tramontana; Nei due giorni subito precedenti ha nevicato abbastanza in alta quota e così, nella speranza di calcare finalmente la prima “vera” neve di stagione decido di partire alla volta del Monte Autore, la più vicina a me delle alte cime dei Simbruini.

Preparo al volo lo zaino, le ciaspole e tutto il necessario. Non è prestissimo e la migliore delle luci (fotograficamente parlando) è già andata via da un bel pezzo; quando calzo finalmente gli scarponi sono le 10 di mattina.

Lascio l’auto al parcheggio della sciovia della Monna dell’Orso, punto di partenza della classica salita all’Autore dal versante di Campo dell’Osso, e torno indietro sino all’attacco del sentiero n° 651 nei pressi di un piccolo volubro, ora completamente ghiacciato. Bastano pochi passi e mi immergo di colpo in un silenzio surreale, gli alberi intorno a me hanno un aspetto magico, merito della nevicata del giorno precedente seguita da una fredda notte di sereno. I cristalli di neve sono tutti appesi agli scheletrici rami dei faggi. Sembra di essere in un luogo incantato, fuori dal mondo. Tutto tace.

La neve si fa sempre più alta e morbida, così calzo le ciaspole ed inizio l’esplorazione senza precisa meta della faggeta che risale il lungo crinale della Monna dell’Orso. La neve nel sottobosco è immacolata. I raggi di sole vengono deviati in mille direzioni dai cristalli di neve aggrappati ai rami degli alberi. Questi luoghi così familiari, coperti di candida neve, sembrano nuovi, diversi. Di tanto in tanto il cinguettio di qualche uccello riempe un’atmosfera altrimenti afona, ovattata.

Giungo in cima al crinale della Monna dell’Orso e mi affaccio sul profondo solco della Valle del Simbrivio. Questa vista è sempre emozionante, nonostante io ne abbia già goduto innumerevoli volte. Ad Est spuntano poderosi il Velino e la Majella, bianchissimi! Ridiscendo al balcone naturale delle Vedute e da li salgo in diagonale verso la cima dell’Autore. L’ultimo tratto prima della vetta mi espone alla fredda tramontana, mentre cammino su un tappeto di neve ghiacciata; sembra di calpestare un immenso vetro.

Ed ecco la croce di vetta, e con lei l’immenso panorama a 360° sul bianco Appennino. Uno dietro l’altro spuntano il Velino, Il Corno Grande, la Laga, il Vettore, il Terminillo. A sud appare poderosa la Majella oltre le cime dei Simbruini-Ernici. Stranamente, nonostante sia sabato e non prestissimo, il luogo è deserto; questo splendore è tutto per me.

La luce è forte, amplificata dal bianco candore della neve, scatto qualche foto per lo più per dovere di cronaca, senza troppe pretese. Il vento aumenta così come il freddo che si fa pungente, rimanere in vetta diviene provante, così decido di riscendere rapidamente proprio mentre in cima giungono due coppie di escursionisti, le prime persone incontrate in giornata. Al balcone delle vedute incontro un’altro ragazzo, anche lui alla caccia dello “scatto della giornata“, scambiamo apprezzamenti sulla bellezza immensa dei Simbruini poi proseguo sulla via del ritorno.

DIFFICOLTA'

Difficoltà: EE (difficoltà attribuita per i pendii esposti di Cesa Zoppa e Monna dell’Orso: in caso di neve prestare massima attenzione)

Percorrenza: circa 1.15h fino alla vetta

Dislivello: 200m

SENTIERISTICA

Segnavia bianco/rossi segnavia_small n° 651

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei Sentieri del Parco dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Da Subiaco raggiungere la località turistica di Livata e proseguire per Campo dell’Osso, superato il piazzale (bar e ristori) si prosegue per alcune centinaia di metri su strada asfaltata e malandata, fino ad uno slargo sulla sinistra (imbocco della Valle Maiura) dove si parcheggia. Qualche metro prima (sulla destra) si trova l’attacco del sentiero (Tabella in legno).

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