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Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Monti Cantari: risalendo i pendii ghiacciati e spazzati dal vento - © Daniele Frigida
Sui Monti Cantari in inverno

La catena dei Monti Cantari, posta trasversalmente tra i Monti Simbruini propriamente detti ed i Monti Ernici, oltre che per elevazione (vetta di Monte Viglio, 2156 m.s.l.m.), rappresenta la massima espressione dell’impervio e severo ambiente d’alta quota del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Read More

Luci dell'alba sul circo glaciale dei Cantari- Monti Simbruini - © D. Frigida
L’alba sui Cantari

Siamo ancora nel cuore della notte quando accendiamo le torce frontali e ci avviamo verso le rocciose creste dei Monti Cantari. Nel cielo brilla la luna e nella faggeta tutto giace immobile nel silenzio; senza troppa fantasia i grandi tronchi dei faggi vetusti cresciuti al limite del bosco appaiono in silhoutte davanti al pallido disco lunare come scheletriche sentinelle poste a guardia dei segreti della foresta. Dopo un primo tratto pianeggiante, quando il sentiero punta verso il crinale, la pendenza aumenta notevolmente e lo sforzo richiesto per procedere sotto il peso degli zaini carichi non è da poco, in ogni modo il panorama nella notte di plenilunio diviene man mano sempre più ampio e spettacolare ripagando degnamente le fatiche profuse.

La luna piena risplende sui Cantari - Monti Simbruini - © D. Frigida

Passo dopo passo l’ambiente assume sempre più l’aspetto tipico dell’alta quota appenninica con verdi e ripidi pendii erbosi alternati ad affioramenti calcarei e sfasciumi rocciosi. Raggiungiamo la prima lunga e brulla cresta proprio quando all’orizzonte i primi bagliori violacei dell’alba iniziano a rischiarare il cielo, mentre voltandoci indietro e gettando lo sguardo verso le profonde vallate appaiono lontani e piccoli i paesi di Filettino e Trevi nel Lazio, ancora addormentati nel silenzio delle ultime ore della notte.

Poco oltre ci affacciamo sullo spettacolare circo glaciale del versante orientale dei Monti Cantari, un’anfiteatro di sfasciumi e brecciai dominato per gran parte da un’alta e verticale parete di nuda roccia, un luogo unico nella seppur varia orografia dei Monti Simbruini. Sotto le prima morbida luce dell’alba, insieme a quella emanata dalla luna piena in congiunzione verticale proprio sopra l’alta parete, questa assume un aspetto incredibilmente affascinante, quasi magico.

Proseguendo verso l’alto arriviamo sulla massima elevazione delle tre cime senza nome, note semplicemente come “I Cantari” e che in ordine da Est ad Ovest precedono il Monte Viglio, appena prima che il sole finalmente si affacci con la sua dorata luce su queste alte terre.

Poi finalmente ecco spuntare i primi raggi di sole, i quali colorano prima i più alti pinnacoli di roccia, poi velocemente sempre maggiori porzioni dei crinali e dei fianchi del massiccio: il gigante pare man mano svegliarsi da un lungo sonno. Pochi attimi di caldi colori, redenti ed intensi, su un panorama che si apre attorno quasi a 360° e che sicuramente in questa situazione si esalta in una delle sue più belle espressioni.

CORPO MACCHINA: Nikon D610 | OBIETTIVI: Nikkor 24-85 f/3.5-4.5 G ED VR, Nikkor 20mm f/2.8 D | TREPPIEDI: Cullmann Magnesit 528 - TESTA: Manfrotto 496RC2 | ZAINO: F-Stop Tilopa

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