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Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Scorcio dalle alture di Cesa Cotta sull'alveo del Fioio e Campo della Pietra - Monti Simbruini - © D. Frigida
Anello intorno a Campo della Pietra

Di fronte al piacevole pianoro di Campo della Pietra, proprio al centro del grande complesso montuoso dei Simbruini, lungo l’immaginaria linea di confine costituita dall’alveo del Fosso Fioio, che ne separa i versanti laziale e abruzzese, si apre un territorio quasi alieno, una terra di mezzo la cui natura ancora una volta smentisce il luogo comune dell’apparente uniformità e monotonia di paesaggi e ambienti di queste montagne. Read More

L'anfiteatro di cime che cingono la grande cascata - Monti Simbruini - © D. Frigida
Serra del Dragone, da Vallepietra per la Valle delle cascate

I Simbruini sono montagne profondamente segnate, sia a livello morfologico che a livello storico, dall’abbondante presenza di acqua. Una ricchezza immensa, sfruttata sin dai tempi dell’antica Roma; il loro stesso toponimo, derivando dal termine latino sub imbribus che sta a significare letteralmente “sotto le piogge”, è un chiaro riferimento all’enorme disponibilità di questo vitale elemento.

Percorrendo gli innumerevoli itinerari che si dipanano a quote medio-alte viene però quasi spontaneo chiedersi dove risiedono queste grandi riserve idriche visto che, soprattutto nei mesi estivi-autunnali, è quasi impossibile riscontrare la presenza di specchi o corsi d’acqua oltre i 1000 metri di quota, nonostante i Simbruini siano tra i massicci del centro Italia con la maggior media di precipitazioni annue.

Il motivo di questa carenza idrica lungo i fianchi delle alte cime, sugli altopiani e nelle grandi faggete è dovuto alla natura carsica del suolo: la grande quantità di acqua derivante dalle precipitazioni meteoriche viene completamente assorbita da forre, doline ed inghiottitoi che provvedono ad incanalarla direttamente verso le viscere della montagna.

Dopo lunghi e complessi percorsi sotterranei queste acque rivedono quindi la luce nei profondi e floridi fondovalle, dove sgorgano prepotenti da ogni angolo ruscelli, torrenti e corsi d’acqua di dimensioni e portate più o meno significative i quali unendosi man mano tra loro nella corsa verso valle danno vita alle due principali arterie del massiccio: i fiumi Aniene e Simbrivio.

E’ qui dunque, nel profondo delle pieghe della complessa orografia simbruina, che si può toccare con mano l’enorme patrimonio idrico di queste terre, un tesoro dal valore inestimabile che da secoli, oltre ad essere un bene preziosissimo per le popolazioni locali, disseta la Capitale e le ampie aree urbane ad essa adiacenti.

Tra i vari itinerari che portano a toccare con mano l’immensa ricchezza d’acqua di queste montagne vi è sicuramente quello che, seguendo i segnavia del percorso 683d e risalendo la bellissima Valle delle cascate,  porta a compiere un interessante periplo intorno alla Serra del Dragone, poco nota propaggine dello Scrimone delle Vaglie affacciata direttamente sulla Valle del Simbrivio. Tra l’altro la prima parte di questo anello, fino alla Fonte delle Vaglie, risulta in comune con il sentiero 673b del quale abbiamo già parlato (vedi Fosso delle vaglie, la Valle delle Cascate).

Arrivando in auto a Vallepietra al primo grande bivio si prosegue verso sinistra e subito dopo si imbocca sempre a sinistra una strada secondaria che scende con diversi tornanti fino al corso del Simbrivio, il quale si oltrepassa su di uno stretto ponticello. Proseguendo per qualche centinaio di metri si arriva ad un ulteriore bivio sulla sinistra (indicazioni per allevamenti di trote); si può parcheggiare qui oppure proseguire imboccando la stretta strada che costeggia il fosso dei Muralli fin dove il fondo diviene sterrato (slargo sulla sinistra).

I segnavia bianco-rossi corrono inizialmente sulla stessa strada sterrata di fondo valle ma subito dopo pochi metri il sentiero svolta nettamente sulla destra iniziando a risalire le coste del Colle Crocione Rotondo tra casolari e terrazzamenti. Già dai primi tratti si attraversa un ambiente profondamente caratterizzato dalla abbondante presenza di acqua, limpida e fresca, che scorre ed invade ogni alveo naturale disponibile.

Dopo un primo attacco abbastanza ripido la pendenza del sentiero diviene subito più dolce; dall’alto fanno capolino le cime delle vicine alture di Colle Campitellino e della Monna dell’Orso. La vegetazione qui è quella tipica delle quote medie, con querce, aceri, roverelle e carpini, oltre ad un sottobosco folto ed animato dal verde perenne dei ginepri.

Man mano che si risale si entra sempre più nel vivo del grandioso scenario del fosso delle Vaglie: tra balzi e cenge rocciose si incontrano le prime cascate, preannunciate già da lontano dal rumore scrosciante dell’acqua che riempie l’atmosfera calma e silente del luogo. Il Vallone è stretto ed a tratti impervio; le ripide facciate qui sono colonizzate da fitte colonie di leccio (quercus ilex). Dopo circa 30 minuti di cammino si giunge al cospetto dei grandi balzi della principale cascata, la quale salta nel vuoto da una parete rocciosa verticale alta almeno una ventina di metri. Una così alta cascata è uno spettacolo insolito per i Simbruini; così come è assolutamente spettacolare l’anfiteatro di rocce e pareti che la cingono tutt’attorno.

Oltre questa cascata il percorso compie un paio di ripidi tornanti su delle strette cenge rocciose, una delle quali è diagonalmente attraversata dallo stesso torrente (attenzione nell’attraversarla). Qua e la si possono già osservare le prime fioriture di Primule (Primula L.) e di Elleboro puzzolente (Helleborus foetidus L.). Superati i 1000 metri di quota la vegetazione variegata cede sempre maggiore spazio alla faggeta, la quale diviene padrona assoluta all’altezza della Fonte delle Vaglie (1150 m.s.l.m. – 45 minuti dalla grande cascata), dove da un foro del terreno sgorgano le limpide acque del fosso appena risalito.

Quì il sentiero 683d prosegue verso destra (dritti si sale verso Campo dell’Osso sul sentiero 673b) e con diverse ripide svolte guadagna quota inoltrandosi nella faggeta. Dopo un traverso a mezza costa si esce allo scoperto sulle radure sottostanti le rocce del facciatone di Cesa Zoppa e della Monna dell’Orso (a quota 1250 metri circa); sulla sinistra è ben visibile la sommità del vicino Colle Crocione Rotondo. Tenendo il margine destro della radura si entra di nuovo nella faggeta per proseguire con piacevoli saliscendi fino ad affacciarsi sulla Valle del Simbrivio, al centro della quale spicca l’abitato di Vallepietra dominato dall’altopiano di Faito.

Il sentiero prosegue sempre a mezza costa sulla facciata di Pennericone, supera delle cavità naturali e raggiunge un balcone naturale dal quale si ha un interessantissimo colpo d’occhio sulla valle del Simbrivio, sulle alture del Colle Campitellino, di Colle Crocione Rotondo e della Monna dell’Orso. In breve si raggiunge la sommità del crinale della Serra del Dragone (1 ora circa dalla Fonte delle Vaglie) dal quale si aprono interessanti ed insoliti panorami sulla parete della Tagliata, sul Monte Tarino e sulla testata della Valle del Simbrivio, al centro della quale spicca la piramidale cima del Monte Assalonne. La vegetazione abbastanza rada è qui composta prevalentemente da querce, aceri e ginepri.

Scollinato il punto più elevato della Serra del Dragone (1215 metri s.l.m.) si inizia la lunga discesa verso la Valle del Simbrivio; il sentiero perde quota con diversi tornanti e con un lungo traverso fino alla fonte Acqua delle Donne, poi più in basso intercetta una strada dal fondo in cemento che conduce a dei ripetitori; questa si segue verso sinistra fino a raggiungere l’incrocio con la via di salita classica dei pellegrini verso il santuario della Trinità (sentiero 683a). Quì si svolta a destra ed in breve si arriva sulla via asfaltata di fondovalle, la quale si segue superando prima una caratteristica fonte poi il Ponte del Tartaro. L’acqua è di nuovo prepotente protagonista in questo tratto: dai fianchi del percorso sgorgano mille rigagnoli e ruscelli che sovente invadono la stessa strada facendo tornare alla mente le famose parole “Corre l’acqua da ogni parte…” intonate dai pellegrini che proprio qui transitano durante la loro visita annuale al santuario della Trinità. Più a valle costeggiando il corso del Simbrivio si supera il cimitero di Vallepietra e più avanti si tralascia sulla sinistra una stradina sterrata che risale verso l’abitato (1 ora dall’inizio della discesa dalla Serra del Dragone). Con ulteriori 10/15 minuti di cammino si chiude l’interessante anello, giungendo al punto di partenza lungo il Fosso dei Muralli.

Riassumendo, si tratta di un itinerario abbastanza lungo ma molto piacevole, di assoluta bellezza nel tratto che risale il Fosso delle Vaglie, ricco di cascate e giochi d’acqua rintracciabili in pochi altri luoghi sui Simbruini. Si scoprono angoli meno noti ma non per questo meno interessanti di questo territorio,  anzi, è proprio su questi sentieri poco battuti e lontani dalle classiche mete affollate che si può entrare direttamente a contatto con l’intima e solenne bellezza di queste montagne.

VIDEO
DIFFICOLTA'

Difficoltà: E+

Percorrenza: circa 4,00h totali

Dislivello: circa 500m in salita, 500m in discesa

SENTIERISTICA

Segnavia bianco/rossi segnavia_small n° 683d

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei Sentieri del Parco dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Giungendo a Vallepietra, da Subiaco (Jenne) o da Trevi/Altipiani di Arcinazzo, poco prima di entrare in paese si prende il bivio sulla sinistra e poi ancora a sinistra seguendo le indicazioni per la Fonte della Regina e la diga sul Simbrivio. Si segue la strada asfaltata che scende a tornanti superando prima un ponticello e poi proseguendo ancora sulla sinistra del Simbrivio; ad un successivo bivio si imbocca la Valle dei Muralli (indicazioni per allevamenti di trote). Si parcheggia l’auto nei pressi di uno spiazzo da cui è ben visibile il Colle Crocione Rotondo. Il sentiero inizia poco più avanti sulla destra, lungo una ripida stradina poderale.

Luce del Tramonto sulla Monna dell'Orso - Monti Simbruini - © D. Frigida
Nelle grandi faggete simbruine: da Cannavacciari al Monte Autore

Tutt’intorno al Monte Autore si dipanano immense ed a tratti impenetrabili faggete, intervallate di tanto in tanto solo da piccole amene radure e da sottili impluvi. L’esplorazione di queste zone, a tratti quasi ermetiche, dona una sensazione di assoluto distaccamento e lontananza dal mondo antropizzato, nonostante siano relativamente vicine alla stazione turistica di Campo dell’Osso.

Sono diversi i sentieri segnati che attraversano questo angolo di Simbruini, e proprio dall’unione di alcuni di essi si può compiere un anello di grande interesse, il quale porta a toccare tutti gli ambienti tipici di queste montagne a quote medio alte: dalle radure carsiche ai sottili impluvi di fondo valle, dalle sterminate distese di tronchi di faggio ai panoramici affacci sulle grandi vallate.

Poco dopo Campo dell’Osso, prima dell’ampio parcheggio degli impianti di risalita della Monna dell’Orso, sulla sinistra inizia una evidente strada sterrata che si inoltra nella faggeta; è l’imbocco della Valle Maiura, da qui ha inizio l’itinerario. Si segue l’evidente mulattiera in costante discesa sino a raggiungere in breve un’area di sosta con panche e tavolini in legno in concomitanza di un’ampia curva verso sinistra; qui, abbandonando la sterrata, si iniziano a seguire in salita i segnavia del sentiero 673d (tabella con indicazioni).

Dopo circa trenta minuti in costante ma leggera salita, immersi nella faggeta fitta e lussureggainte, si arriva alla radura dei Cannavacciari. Un luogo all’apparenza simile a tante altre radure simbruine se non fosse per il fatto che è l’unica apertura abbastanza ampia in una zona completamente ammantata di faggi per ettari; l’aspetto è dunque quello di una sorta di giardino segreto. Qui grandi esemplari di faggio si innalzano ai margini della radura distaccati dal resto del bosco; le loro forme sono però atipiche, sono slanciati e protesi verso l’alto mentre solitamente gli esemplari isolati crescono ampi e possenti, con ramificazioni sin dal basso. Probabilmente questi alberi oggi isolati erano un tempo parte di un fitto bosco che ricoprima altre porzioni della radura.

Dai Cannavacciari si prosegue in discesa verso Sud-Est puntando in direzione della lunga Valle dell’Autore, la quale si raggiunge dopo circa 30 minuti di percorrenza per un sottile impluvio immerso nella faggeta. Qui i colori delle foglie spaziano dal giallo acceso al rosso ruggine, mentre ai piedi dei faggi crescono rigogliosi tappeti di felci messi in risalto dai raggi del sole che filtrano tra le autunnali chiome.

Raggiunto il bivio con la Valle dell’Autore (tabella in legno), si piega a destra seguendo i segnavia n° 664c prima in piano poi man mano sempre su maggior pendenza. Con circa 1 ora di percorrenza si risale questo lungo e silente vallone che conduce sino alla sella de Le Vedute (quota 1750 metri s.l.m.), in prossimità della vetta del Monte Autore. Raggiunta la sella di colpo l’ambiente cambia: fino a poc’anzi solo un’infinità di faggi erano riservati alla vista mentre ora il panorama si apre di colpo sul grandioso anfiteatro naturale della Valle del Simbrivio, contornato dalle più alte vette delle catena simbruina; uno spettacolo visto e rivisto, ma sempre in grado di emozionare!

Da quì si piega a sinistra e si risalgono gli ultimi spogli pendii sommitali del Monte Autore; i panorami si aprono sempre più man mano che si sale. In fondo a Sud-Est appare da subito l’inconfondibile sagoma della Majella, carica di neve come se fosse già inverno inoltrato. Giunti in cima (1856 metri) il panorama è come sempre sconfinato tanto che si possono contare tutti i principali gruppi montuosi dell’Appennino centrale: dal Terminillo ai Sibillini, dalla Laga al Gran Sasso, dal Velino-Sirente alla Majella, dai Monti Ernici al PNALM. Un mare infinito di valli e vette. Guardando più a breve distanza verso Nord invece si può distinguere il percorso fatto finora nel mare verde delle faggete del Monte Autore: si notano nitidamente i solchi dei valloni percorsi per salire fin qui.

Dalla vetta si ridiscende sino alla sella de Le Vedute e da quì si prosegue dritti a mezza costa verso Ovest seguendo i segnavia bianco-rossi che ora sono identificati con il numero 651 (evitando quindi di imboccare l’evidente strada sterrata che porta direttamente a Campo dell’Osso). L’ambiente attraversato si fa subito avvincente: rocce calcaree e lunghi scivoli di ghiaia conducono lo sguardo direttamente verso il fondo dell’impressionante vallone del Simbrivio, dove è adagiato il piccolo borgo di Vallepietra. Il sentiero alterna a questi panoramici tratti degli interessanti passaggi nel bosco, caratterizzato da esemplari di faggio contorti all’inverosimile dalle intemperie. Le luci morbide e calde del pomeriggio, filtrando tra le fronde oramai coperte dalle ultime intirizzite foglie, creano un’atmosfera magica nella faggeta. Nel cielo comincia a far capolino la luna, perpendicolare alle alte vette della catena.

Dopo continui saliscendi sul margine della panoramica cresta, subito oltre le piste da sci della Monna dell’Orso (1 ora da Le Vedute), si inizia l’ultimo tratto in continua discesa che conduce direttamente ad incrociare la strada asfaltata per Campo dell’Osso, proprio in concomitanza dell’imbocco della Valle Maiura, punto di partenza di questo interessante anello.

DIFFICOLTA'

Difficoltà: EE

Percorrenza:  4.00h per l’intero anello

Dislivello: 350m

SENTIERISTICA

Segnavia bianco-rossi segnavia_small

  • n.673d: da Valle Maiura fino ai Cannavacciari e Valle dell’Autore;
  • n.664c: da Valle dell’Autore al Monte Autore;
  • n.651: dal Monte Autore alla Monna dell’Orso, fino a strada asfaltata per Campo dell’Osso (imbocco Valle Maiura);

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei Sentieri del Parco dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Da Subiaco raggiungere la località turistica di Livata e proseguire per Campo dell’Osso, superato il piazzale (bar e ristori) si prosegue per alcune centinaia di metri su strada asfaltata, fino a incontrare una piazzola sulla sinistra, dove si parcheggia (indicazioni per Valle Maiura).

Il Monte Tarino dal Tarinello - Monti Simbruini - © D. Frigida
Dal santuario della Santissima Trinità al Monte Tarino

Selvaggio e solitario; questi sono i primi aggettivi che vengono in mente quando si sente pronunciare il nome del Monte Tarino, una meravigliosa montagna posta nel profondo cuore verde del Parco Regionale dei Monti Simbruini.

Esso raggiunge i 1961 metri di altitudine ed è, dopo il Monte Coténto (2015 m.s.l.m.), la seconda cima per elevazione dell’intera dorsale simbruina propriamente detta (escludendo quindi il Monte Viglio, facente parte della sotto-catena dei Monti Cantàri). Dalla sua posizione posta a cavallo tra le valli dell’Aniene e del Simbrivio, il Tarino domina quasi a 360° l’area del parco: particolarmente bella è la vista dall’alto della cima dei sottostanti monti Faito e Tarinello, del più lontano Monte Autore, nonché degli altopiani carsici di Campo Ceraso e Campo della Pietra. Sono inoltre ben visibili ad Est le inconfondibili sagome del Monte Velino e delle altre cime dell’Appennino abruzzese subito oltre la boscosa catena dei Monti della Regna, i quali segnano il margine orientale dei Simbruini stessi.

La sua forma aspra e spigolosa, i suoi contrafforti che si affacciano a picco sulle valli sottostanti, le fittissime faggete che lo circondano da ogni lato, la varietà di ambienti che si attraversano nei lunghi itinerari necessari per raggiungere la vetta, la silenziosa solitudine che lo circonda sono elementi che rendono questa cima forse la più affascinante ed attraente di tutta la catena. 

Morfologicamente il Monte Tarino è caratterizzato da versanti abbastanza disomogenei. Verso Ovest la parte sommitale assume una caratteristica forma biforcuta: una dolce sella coperta di ginepri divide infatti la cima principale da una secondaria altura senza nome, la quale strapiomba sul sottostante Monte Faito. A Nord-Est i pendii rocciosi degradano precipitosamente sui boschi e sulle verdi radure di Campo Ceraso. Il versante Sud è caratterizzato da una sottile ed aerea cresta che partendo dalla Monna della Forcina termina direttamente sui contrafforti sommitali mentre quello Nord è forse il versante meno aspro, dove i pendi risalgono più dolcemente passando per il Monte Tarinello e per la placida dolina del Pozzo della Neve.

Dalle pareti del versante Sud-occidentale del Monte Tarino inoltre nascono e si dirigono rapidi verso valle il torrente Riglioso ed il Fosso dell’Acqua Corore, i quali unendosi poco più avanti danno vita al fiume Aniene, in un ambiente grandioso in cui secolari faggi affondano le loro tortuose e possenti radici nelle fresche e limpide acque che corrono veloci.

Uno dei classici itinerari che conduce in cima al Monte Tarino ha come punto di partenza il parcheggio di servizio del frequentatissimo santuario della Santissima Trinità, a monte di Vallepietra. Da quì seguendo i sempre visibili segnavia biancorossi del sentiero n° 651 (Alta Via del parco),  risalendo il versante Nord-occidentale attraverso bei panorami,  fitte faggete e facili passaggi su roccia si giunge in vetta in circa tre ore di cammino.

Tra i vari luoghi interessanti che questo itinerario attraversa, merita una citazione particolare il Pozzo della Neve, ossia la grande depressione carsica che si estende tra il Monte Tarinello (1820 m.s.l.m.) e la cima del Tarino: in questa conca verde in tarda primavera e ad inizio estate le fioriture sbocciano innumerevoli, creando quel caleidoscopio di colori che solo le praterie di montagna sanno regalare. 

L’itinerario è abbastanza impegnativo per distanza e dislivello, ma comunque di sicura soddisfazione. Assolutamente consigliato.

DIFFICOLTA'

Difficoltà: EE

Percorrenza: 3h andata | 2.45h ritorno

Dislivello: 650m

SENTIERISTICA

Segnavia bianco/rossi  n° 651 – Alta Via dei Monti Simbruini

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei Sentieri del Parco dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Da Vallepietra proseguire per il santuario della SS Trinità lungo la SP45a. Giunti all’ampio parcheggio imboccare la sterrata che parte dal fondo destro del piazzale e subito dopo seguire i segnavia bianco-rossi.

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