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Tra Fosso Fioio e le pendici di Monte Nero - Orizzonti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Tra Fosso Fioio e le pendici di Monte Nero

Gli ambienti naturali che si dipanano tutt’attorno all’alto corso del Fosso Fioio sono indubbiamente vari e caratteristici, per certi versi addirittura unici rispetto a tutto il resto della conformazione morfologica dei Monti Simbruini; qui infatti ad una quota di circa 1300 m.s.l.m. non troviamo solo faggete e pascoli come nel resto dei grandi altopiani, bensì alle verdi praterie si alternano tratti più brulli e selvaggi contraddistinti principalmente da canyon i cui fianchi slavati sono adornati da innumerevoli pinnacoli di roccia calcarea.

Queste caratteristiche trovano la loro massima espressione nella zona posta a cavallo tra Campo della Pietra e Cesa Cotta, un’area solcata in due da quello che probabilmente è il tratto più scenico del Fosso Fioio, l’unico “fiume” d’alta quota dei Simbruini (le virgolette sono d’obbligo in quanto il regime delle acque è tipicamente torrentizio, con grossi sbalzi di portata da un periodo all’altro dell’anno).

Finora ci siamo concentrati a più riprese sulla documentazione di questa interessante e specifica area, mentre con questo itinerario vogliamo invitare ad esplorare il tratto del Fosso Fioio e le aree limitrofe poste subito oltre verso valle in direzione Nord-Ovest. Quì infatti, ai piedi del Grascitone e del Colle Cerasolo, il paesaggio subisce un ulteriore cambiamento: la gola si allarga, la pendenza si addolcisce e l’alveo disegna ampie e morbide anse tra i verdi fianchi della vallata punteggiati di ginepri. Un ambiente che merita di essere attraversato ed esplorato, soprattutto in primavera, quando si hanno buone possibilità di trovare presenza d’acqua, un elemento che arricchisce il paesaggio sotto tutti gli aspetti.

L’itinerario ad anello ha come punto di partenza ed arrivo il rifugio SAIFAR, posto sul margine Nord-occidentale del pianoro di Campo della Pietra, poco oltre il termine della strada asfaltata che proviene dal parcheggio del santuario della S. Trinità di Vallepietra. Dal rifugio si hanno diverse possibilità per raggiungere il vicino alveo del Fosso Fioio ed entrare quindi nel vivo dell’itinerario in questione: per i meno esperti della zona consigliamo di intraprendere la traccia sterrata che si dipana in discesa sulla sinistra del rifugio (segnavia 664d), mentre i più curiosi potranno scendere nel fosso all’altezza del Casino di Troili, dopo una piacevole esplorazione tra i prati di Campo della Pietra conclusa con uno scenico affaccio sul sottostante canyon. In entrambi i casi una volta giunti nel fondo del fosso si prosegue verso sinistra (Nord-Ovest) seguendo i segnavia n° 664d e del Sentiero Italia (SI).

Avanzando in più tratti si scavalca il corso del fosso, cosa sempre abbastanza agevole per via della pendenza del terreno, a tratti quasi nulla, che costringe il Fioio a dispiegarsi con ampie e morbide anse, le quali mantengono la profondità dell’acqua sempre piuttosto bassa. Ed è proprio la presenza d’acqua a queste quote sui Simbruini, montagne tipicamente carsiche, a rendere questo ambiente un vero e proprio “unicum”; un paesaggio, visivo e sonoro, direttamente legato allo scorrere di questo elemento.

Dopo circa 30 minuti in leggera e costante discesa dal punto di partenza si tralascia sulla destra lo sbocco della vallata del Grascitone, mentre poco dopo ancora, ai piedi del Colle Cerasolo, oltre una strettoia tra rocce ed una curva decisa a destra, si abbandonano i segnavia 664d/SI per iniziare a risalire verso sinistra su una traccia di mulattiera piuttosto evidente in direzione del Casottino (così riportato sulla mappa), “giro di boa” dell’itinerario. Questo tratto non è segnato ma è comunque abbastanza intuitivo.

Dopo circa 10 minuti di salita si sbocca su un’ampia e solitaria radura (1 ora c.ca dalla partenza), come anticipato facilmente individuabile sulla mappa per la presenza del toponimo “Il casottino” (in realtà però non abbiamo rinvenuto nessun manufatto in loco). Quest’area, nonostante disti appena qualche centinaio di metri, presenta un ambiente decisamente diverso rispetto a quello che caratterizza la discesa lungo il Fosso Fioio; qui il paesaggio torna ad assumere il classico aspetto di queste montagne a quote medio-alte, con praterie punteggiate da ginepri e lambite da estese faggete.

Anche se celato alla vista, a poca distanza da qui, appena oltre i crinali della Femmina Morta in direzione Nord-Ovest, si apre il grande altopiano di Camposecco, mentre verso Nord spiccano le cime del Monte Tinterosse e della Serrasecca. In direzione Ovest invece si estende una vastissima area boschiva che ammanta completamente le pendici del vicino Monte Nero (1528 m.s.l.m. – poco nota ma abbastanza marcata elevazione di questo quadrante di territorio) e che risale senza interruzioni sino alla vetta del Monte Autore; si tratta di una delle porzioni contigue di faggeta più estese di tutto il complesso montuoso simbruino.

Dal centro della radura, grossomodo dove terminano le tracce della mulattiera che risale dal Fosso Fioio, senza troppa difficoltà si intercettano i segnavia bianco-rossi del sentiero n° 652 proveniente da Camposecco, i quali si seguono piegando verso sinistra per ritornare in direzione del rifugio SAIFAR, punto di partenza dell’anello. I verdi prati che si attraversano da qui in avanti pullulano di tutte le classiche fioriture primaverili, tra le quali si annoverano crochi, viole, genzianelle, ranuncoli ed orchidee ed ospitano fitte ed estese macchie di ginepro, le quali donano alla zona un sapore remoto e selvaggio; evidentemente il pascolo in questa zona da tempo meno intenso rispetto agli altri altopiani simbruini ha reso possibile la riconquista della vasta prateria da parte di specie arbustive come appunto il ginepro.

Si procede con vari saliscendi sempre su tracce di mulattiera sul margine destro dell’ampia zona aperta, al limite della fitta faggeta del Monte Nero; man mano che si avanza, prima di rientrare definitivamente nel bosco, tornano visibili le cime della Monna Rosa e le elevazioni che sovrastano Campo della Pietra (30 minuti dalla radura del Casottino). Poco oltre si entra all’ombra del fitto della faggeta per poi arrivare a scavalcare il fondo dell’ampio fosso del Grottone, parte terminale del Fosso dei Volatri; da qui con gli ultimi saliscendi, sempre all’interno del bosco, in breve si sbuca sull’altopiano di Campo della Pietra esattamente in prossimità del rifugio SAIFAR, concludendo così l’interessante e variegato anello (1 ora dal Casottino, 2 ore totali escluse eventuali soste).

DIFFICOLTA'

DIFFICOLTA’: E

TEMPO DI PERCORRENZA: 2.00 h (soste escluse)

DISLIVELLO: L’intero anello si svolge ad una quota compresa tra 1300 e 1350 m.s.l.m.

SENTIERISTICA

SEGNAVIA: bianco-rossi  n° 664d e Sentiero Italia – SI più breve tratto fuori sentiero fino al Colle Cerasolo, poi n° 652 per il ritorno;

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei Sentieri – Parco Naturale Ragionale dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Giunti a Vallepietra si prosegue per il Santuario della S.S. Trinità, raggiungendone il parcheggio dopo circa 10 Km (attenzione, la strada non è transitabile dal 1° Novembre al 30 Aprile). Procedere quindi in direzione di Cappadocia (AQ) sino al termine della strada asfaltata; parcheggiare subito dopo nei pressi del rifugio SAIFAR.

Tra Fosso Fioio e le pendici di Monte Nero ultima modifica: 2017-04-30T23:59:12+00:00 da Daniele Frigida


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