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Traversata del Monte Viglio
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Traversata del Monte Viglio

Sono passati circa quattro mesi dalla nostra avventura sul gigante bianco, ora l’estate fresca e relativamente piovosa ha reso le montagne simbruine piacevolmente verdi e rigogliose, con l’amico Daniele decidiamo di tornare ancora sul Monte Viglio, per una traversata per cresta con partenza dalla Fonte Moscosa e rientro dal famoso crestone fino a Pezze della Macchia.

Partiamo con il fresco del primo mattino, i prati carichi di rugiada sono ancora verdi e punteggiati di fioriture minori, qua e là spuntano cespugli di Aquilegia vulgaris. Raggiungiamo la Fonte Moscosa e poi in salita, con un piccolo strappo, il belvedere sulla Valle del Liri, peccato per la grande umidità che impedisce di apprezzare il panorama sui monti Marsicani ! In compenso il Monte Piano si erge di fronte a noi nitidamente, in una bella luce limpida.

La salita del Monte Piano è la pendenza più impegnativa di questo itinerario, che altrimenti si rivela essere una piacevole e panoramica cavalcata di cresta. Le soste per osservare le imponenti pareti rocciose del versante abruzzese ripagano ampiamente della fatica.

Guadagniamo la cima del Cantaro, da cui si gode di una classica veduta della meta, le fioriture sommitali sono poco appariscenti: qualche Gentiana dinarica, e ciuffetti di Gentiana verna (Genzianella). Proseguiamo ancora fino alla base del Gendarme, il tozzo dente di pietra che fa la guardia alla cima del Viglio … poi di nuovo per cresta l’ultimo strappo fino alla grande croce di vetta.

Il panorama è molto ampio e nitido sulle vicine vette e vallate degli Ernici e sui Simbruini, un po’ meno verso l’Appennino interno, avvolto in una pesante foschia. La grande dolina che costituisce la vetta del Viglio è popolata da una vivace colonia di fringuello alpino (Montifringilla nivalis): un passeriforme nell’aspetto abbastanza simile al fringuello comune (forse un po’ più grande in dimensioni), con una bella livrea delle ali che sono insolitamente bianche con le estremità nere. Ce ne sono parecchi che si divertono a volare intorno alla croce di vetta, non sembrano intimoriti dalla presenza di numerosi escursionisti, probabilmente vanno in cerca delle briciole cadute dalle merende ! Nel volo le ali si aprono e chiudono in un lampo bianco che li fa assomigliare a grandi farfalle. Più discreta la presenza di altri esemplari di culbianco (Oenanthe oenanthe) altra presenza caratteristica degli ambienti sommitali delle vette appenniniche.

Dopo una breve pausa proseguiamo il cammino lungo la cresta, passando accanto all’antico cippo di confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, che svetta nel fondo della grande dolina sommitale. La cresta ovest appare molto diversa in estate, la sommità tormentata di rocce rotte è quasi impraticabile, mentre qualche mese fa era il posto più sicuro dove mettere i piedi, vista la ripidità dei pendii che precipitano sfuggenti da entrambi i versanti.

Raggiungiamo la sella e siamo in breve sul Crestone che cala verso la vallata, qui le fioriture sembrano più abbondanti e rigogliose: oltre ai grandi pulvini di Globularia meridionalis e Androsace villosa, appaiono qua e là i delicati fiori di Centaurea montana, mazzetti di campanule e le carnose fioriture dei semprevivi. Facciamo una sosta per riprendere le fioriture, quando a un tratto con uno sguardo distratto mi accorgo di un grande rapace nel cielo, che con ampi giri sta vigilando sulla vallata, in cerca di possibili prede: è molto lontano ma la mole sembra imponente, l’andatura del volo e la postura dell’animale non lasciano dubbi, si tratta di un esemplare di aquila reale ! Davvero un avvistamento notevole, che ancora una volta testimonia la qualità di questo territorio che ancora conserva angoli diwilderness pressoché intatta. Merito sicuramente della presenza del Parco che ha favorito la conservazione di questi ambienti straordinariamente ricchi di biodiversità.

Raggiungiamo presto il limite del bosco, qualche esitazione per trovare l’accesso del sentiero segnato tra la vegetazione rigogliosa, e poi giù ripidamente nel bosco verso Pezze della Macchia. Giusto per impreziosire la veloce discesa finale, il bosco è punteggiato di magnifiche fioriture di una delicatissima orchidea selvatica, la Cephalanthera rubra che spicca nel folto della macchia con i suoi fiori rosa-violetti.

Alla fine della discesa il sentiero si apre nei prati, siamo quasi alla macchina che abbiamo lasciato qui per il ritorno, ma prima di tornare sulla strada un ultima piccola sorpresa: una vistosa fioritura di Lilium bulbiferum (Giglio di San Giovanni) occhieggia nell’erba e ci saluta al termine di questa fresca e interessante cavalcata sul grande gigante dei Simbruini.

DIFFICOLTÀ

DIFFICOLTÀ: EE

TEMPO DI PERCORRENZA: 5h da Serra Sant’Antonio a Pezze della Macchia

DISLIVELLO: 500m in salita, 900m in discesa

SENTIERISTICA

SEGNALETICA: sentieristica del Parco, segnavia bianco/rossi

  • 651 fino a Fonte della Moscosa;
  • 651 e n.696a fino alla cima del Viglio ed all’incrocio con il Crestone;
  • 696b dal Crestone sino a Pezze della Macchia;

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei Sentieri del Parco dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Da Filettino proseguire per il valico di Serra S. Antonio lungo la strada provinciale SP30; al bivio per Capistrello e Campo Staffi parcheggiare l’auto ed attaccare il sentiero che inizia sulla destra (grande tabellone del parco).

Traversata del Monte Viglio ultima modifica: 2013-06-07T14:45:50+00:00 da Francesco Ferreri


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