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L'abetina di Fosso Fioio - Orizzonti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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L’abetina di Fosso Fioio

Nelle foreste dell’Appennino la specie ad alto fusto prevalente è il faggio, il quale popola in maniera quasi esclusiva la totalità dei boschi oltre i 1000 metri (circa) di quota. E’ una specie estremamente dominante ed in sua presenza per le altre essenze arboree è quasi impossibile attecchire e svilupparsi; tra le poche specie capaci di strappare una misera convivenza alla faggeta vanno annoverati l’acero di monte, il tasso e l’abete bianco, presenti sporadicamente in singoli esemplari o al massimo in piccole colonie.

In particolare la presenza dell’abete bianco (abies alba), un tempo assai più diffuso in tutto l’Appennino e man mano scomparso quasi del tutto a causa dell’intensissimo sfruttamento antropico, è oggi una vera rarità: nel Centro-Italia ne sopravvivono infatti pochissimi nuclei naturali, perlopiù concentrati in Abruzzo (Monti della Laga, Bosco del Martese, abetine di Rosello e Castiglion Messer Marino) e Molise (abetina di Pescopennataro).

Anche sui Monti Simbruini ne è presente una piccola colonia, collocata lungo il profondo solco del Fosso Fioio, confine tra il Lazio e l’Abruzzo, ai piedi della scoscesa facciata sud-occidentale della Cima di Vallevona, nel comune di Camerata Nuova. Secondo alcuni botanici questa abetina è figlia di un rimboschimento secolare mentre secondo altri è uno dei pochi e preziosi relitti naturali giunti sino ai nostri giorni; ad ogni modo a prescindere dalla reale origine, per via della già accennata rarità della specie in Appennino, la sua presenza è ad oggi di per se di notevole interesse e per tale motivo abbiamo voluto documentarla.

Partendo da Camerata Nuova e risalendo tramite il sentiero 664D il profondo solco del Fioio si impiegano circa 3 ore per raggiungere l’abetina, la quale si sviluppa sulla sinistra del vallone, ovvero alla destra orografica del fosso stesso; questo lungo attraversamento, per quanto dislocato in un ambiente chiuso e sempre molto simile a se stesso, risulta comunque interessante e mai troppo noioso. A tratti infatti la monotonia dell’alveo si interrompe restringendosi in sceniche forre e strette gole rocciose sovrastate da una compatta e lussureggiante vegetazione che per lunghi tratti oscura completamente alla vista il cielo; inoltre, nonostante il fosso sia ad oggi asciutto per buona parte dell’anno, affascina l’ampiezza del suo letto, il quale ne lascia intuire l’importanza idrologica assunta in un passato neppure troppo remoto.

Con questo sopralluogo inoltre ultimiamo la nostra missione di esplorazione e documentazione dell’interessante alveo del Fosso Fioio all’interno del territorio dei Monti Simbuini; in una sorta di percorso virtuale che corre verso valle parallelo allo stesso fosso, precedentemente erano infatti già state documentate le sceniche zone di Campo della Pietra/Cesa Cotta prima e del Grascitone poi. Per gli appassionati si tratta di paesaggi e location che vanno senza ombra di dubbio visti ed esplorati a fondo, se non altro per le loro peculiarità che a tratti diventano vere e proprie unicità per l’intero comprensorio montuoso dei Simbruini (come appunto l’abetina appena descritta).

CORPO MACCHINA: Nikon D610 | OBIETTIVI: Nikkor 16-35 f/4 G ED VR, Tamron SP 70/200 f/2.8 VC | ZAINO: F-Stop Tilopa

L’abetina di Fosso Fioio ultima modifica: 2017-09-28T14:14:05+00:00 da Daniele Frigida


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