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Fosso dei Volatri e Fosso Fioio
Fosso dei Volatri e Fosso Fioio: un'immersione nella fitta faggeta che dalle pendici del Monte Autore scende verso l'alveo del Fosso Fioio, nel cuore selvaggio dei Simbruini
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Fosso dei Volatri e Fosso Fioio

Sui Simbruini, il termine fosso indica generalmente un corso d’acqua temporaneo di natura carsica, di norma a carattere torrentizio e stagionale: il Fosso Fioio rappresenta sicuramente il principale esempio di questo tipo di fenomeno, delineando col suo corso una lunghissimo vallata che per buona parte coincide col confine geografico tra Lazio e Abruzzo. L’itinerario che presentiamo permette di effettuare una prima esplorazione di questo importante bacino idrico, con accesso dal versante laziale di Subiaco e attraversando gli interessanti ambienti che caratterizzano il versante sud-orientale del Monte Autore.

Percorriamo l’itinerario in una mattina di primavera, in pieno disgelo ma con temperature notturne ancora rigide e abbondanti accumuli di neve nelle aree più riparate. La partenza è comune al tradizionale percorso che conduce da Campo dell’Osso (Loc. Monna dell’Orso) alle celebri Vedute di Monte Autore (sentiero 651), itinerario in genere funestato dall’andirivieni di traffico veicolare di ogni tipo, ma che di prima mattina concede ancora spazi di quiete e riflessione.

Giungiamo alle Vedute con tempo severo, le nubi si sono abbassate sull’Autore e il paesaggio precipita in un grigiore cupo ma mai troppo minaccioso. Iniziamo così il lungo traverso (sentiero 683a) che aggira l’Autore seguendo il percorso tradizionale del pellegrinaggio al Santuario della S.S.Trinità. Nonostante la relativa facilità di accesso, ci troviamo subito in un ambiente molto affascinante, la classica gariga montana d’alta quota: terreno calcareo arido e sassoso, esposto al sole e al vento, dominato da vegetazione bassa e cespugliosa, con piccole isole di sparuti faggi e qualche grosso cespuglio di ginepro; i pendii sono chiaramente modellati dallo scorrere delle acque superficiali, e il clima rigido ha fatto depositare sulla rada vegetazione  un lieve strato di galaverna.

Di tanto in tanto interrompe l’asperità del paesaggio qualche testimonianza dei percorsi della fede che animano questo territorio: tabernacoli, edicole e croci votive a memoria delle tante compagnie di pellegrini che dalla Valle dell’Aniene e dal Frusinate raggiungono questa montagna nei giorni delle celebrazioni annuali.

Con percorso sempre vario e piacevole, si raggiunge in breve la Fonte della Fossagliola, conosciuta localmente come Fonte degli Scifi (dalla forma dei suoi invasi, che ricorda quella di una scifetta): al centro di una piccola radura, la copiosa fonte costituisce uno dei pochi punti di approvvigionamento perenne su queste montagne (il flusso idrico può calare notevolmente in estate, ma difficilmente si esaurisce del tutto). E’ un luogo semplice che trasmette sempre un’atmosfera particolare, di sacro silenzio, da secoli impassibile testimone del cammino delle compagnie.

Dalla fonte, dopo una breve sosta ristoratrice, si prosegue (sentiero 685) in discesa nel bosco fino a sbucare sopra il grande terrazzo naturale del Passo del Procoio: il passo è in pratica la testata superiore del vallone in cui scorre, appunto, il Fosso dei Volatri, che mette in comunicazione la vallata del Fosso Fioio con la Valle del Simbrivio.

Un ottimo punto di osservazione sulla vallata e sulle alture circostanti, con vedute ravvicinate sulle scoscese balze del Monte Autore, animate dall’andirivieni delle nubi in quota, oltre che un piacevole angolo dove soffermarsi a lungo per osservare le numerose fioriture, che crescono rigogliose anche in virtù della conformazione del luogo, una sorta di ampio catino che favorisce la raccolta delle acque dai pendii sovrastanti.

Qui ci dipartiamo dal percorso dei pellegrini, che prosegue rispettivamente o lungo la cresta della Tagliata o scendendo a mezza costa sul versante del Simbrivio, e seguiamo invece il cammino delle acque lungo il Fosso dei Volatri. In dialetto locale i volatri sono gli spinaci selvatici che crescono nelle radure erbose di alta quota,  evidentemente anche qui devono essere diffusi al punto tale da aver dato il nome alla località.

Una particolartità di questo, come di molti altri valloni dei Simbruini che tagliano trasversalmente (con andamento NE-SO) la catena, è quella di essere particolarmente interessati al passaggio della fauna selvatica, negli spostamenti da un versante all’altro della montagna (tipicamente con andamento da monte a valle e viceversa). Ce ne rendiamo conto subito, in quanto le chiazze di neve ancora fresca nel bosco rivelano il passaggio di numerosi canidi, probabilmente lupi, e di qualche ungulato, una visione che trasmette con impatto il senso di grande wilderness che si sperimenta in questo angolo del Parco e improvvisamente ci fa sentire piccoli di fronte al grande corso della Natura.

Scendendo nel bosco, il fosso si fa più stetto e incassato, con ampi affioramenti e saltelli rocciosi, la sensazione è veramente quella di trovarsi in un luogo sperduto a migliaia di chilometri dalla civiltà, tutti i sensi sono in allerta per captare ogni minimo segnale da questo ambiente così grandioso. Scendendo ancora passiamo accanto a una piccola grotta naturale, che a occhio e croce deve essere stata utilizzata, in tempi non troppo lontani, come ricovero per le pecore (ricordiamo che il termine procoio è un termine legato alla pastorizia, in quanto indica il luogo adibito alla mungitura serale delle pecore). Poco più sotto un’altra visione inaspettata ci rammenta la ricchezza di vita selvatica che popola questi luoghi: una carcassa di cinghiale, interamente spolpata e ripulita, giace sul fondo asciutto del torrente – un esemplare forse affogato in un momento di piena, oppure predato da un branco di lupi.

Superata la parte più stretta e rocciosa, il vallone si riapre e la pendenza scema, consentendoci di scendere adagio fra i faggi e apprezzare le numerose fioriture di Galanthus nivalis. Mentre il sentiero 685, a un certo punto, piega verso destra per raggiungere direttamente Campo della Pietra, noi preferiamo invece proseguire lungo l’alveo di scorrimento delle acque fino a raggiungere direttamente la confluenza con il Fosso Fioio.

Il fondovalle si raggiunge brevemente, uscendo finalmente dal bosco: qui il Fioio scorre in lieve pendenza, formando piccoli meandri. Ci troviamo in un’area di transizione tra gli altipiani alla base del Monte Tarino – ove il corso d’acqua ha origine – e lo stretto vallone che va ad insinuarsi tra le alture di Camposecco e della Serrasecca. Un ambiente molto interessante, fortemente caratterizzato dai fenomeni di erosione carsica che danno vita – sul versante abruzzese – a una successione di grandi colline calcaree che risalgono verso i pianori di Cesa Cotta e Campo della Pietra; a stagione avanzata, il particolare microclima di questo canyon permette la crescita di una interessante varietà di fioriture, tra cui si annovera la rara Fritillaria tenella.

Per guadagnare un punto di osservazione più elevato, risaliamo in breve sulla sinistra (ovest) il facile rilievo del Colle Cerasolo che, rispetto al fondo incassato del vallone di Fioio, ci riporta su un pianoro ai piedi delle foreste del Monte Autore: un grande acrocoro fortemente modellato dal carsismo e punteggiato di grandi macchie di ginepro, un ambiente caratteristico che si ritrova, ad esempio, nella grande depressione carsica della Valle della Dogana. Siamo infatti in una zona di transizione fra il versante laziale dei Simbruini – più boscoso e corrugato – e quello abruzzese dei Carseolani e dei monti di Tagliacozzo, caratterizzato da lunghe depressioni con vegetazione più rada.

La posizione sopraelevata ci consente di osservare anche il versante abruzzese: i rilievi del Monte Tinterosse e della Cima di Vallevona sovrastano il lungo canyon scavato dal Fioio, aride colline si susseguono invece ad est, verso Camporotondo di Cappadocia.

Qui si conclude  l’itinerario che ci ha portato ad esplorare questo straordinario angolo di montagna, nel cuore selvaggio e solitario del massiccio dei Simbruini: un silenzio infinito descrive il senso di grandezza che la natura ci trasmette, mentre osserviamo da lontano un maestoso esemplare di grifone planare a bassa quota, lungo il corso del Fioio.

DIFFICOLTÀ

Difficoltà: EE

Tempi di percorrenza: 2.30h andata, 3.30h ritorno

Dislivello: circa 200m in salita e 500m in discesa

SENTIERISTICA

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  • 651: Monna dell’Orso – Le Vedute;
  • 683a (o SC): Le Vedute – Fonte degli Scifi;
  • 685: Fonte degli Scifi – Fosso dei Volatri – Campo della Pietra;
  • Tratto finale fuori sentiero lungo il Fosso dei Volatri fino a Fosso Fioio;

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta dei sentieri del Parco dei Monti Simbruini

ACCESSO STRADALE

Giungendo a Subiaco si prosegue per Livata e poi per Campo dell’Osso, dal piazzale si prosegue ancora fino al termine della strada asfaltata, nei pressi degli impianti sciistici della Monna dell’Orso. Si parcheggia e si prosegue a piedi lungo la carrareccia fino alle Vedute di Monte Autore.

Fosso dei Volatri e Fosso Fioio ultima modifica: 2014-04-23T21:41:49+00:00 da Francesco Ferreri


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