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I giganti del Monte Fontecellese - Orizzonti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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I giganti del Monte Fontecellese

Il Monte Fontecellese, vista la sua relativa vicinanza con Roma, era una montagna abbastanza frequentata fino a qualche decennio fa dagli appassionati della capitale, poi con l’apertura dell’autostrada A24 ed il relativo abbattimento dei tempi di percorrenza verso le alte cime abruzzesi, è un po’ caduta nel dimenticatoio. In effetti se osservato dalla piana del Cavaliere appare come un rilievo tozzo e completamente rivestito di boschi; niente di particolarmente attraente al primo sguardo. Raggiunge i 1625 metri di altezza e quindi non è nemmeno propriamente definibile un gigante in altitudine vista la quota ben più modesta rispetto alle alte cime dei vicini Simbruini e del massiccio del Velino. Eppure di giganti siamo qui a parlare, in quanto sulla sua cresta sommitale è presente una popolazione di faggi secolari di tutto rispetto, dei veri e propri colossi fatti di tronchi possenti e rami contorti all’inverosimile (su questo argomento leggi anche I patriarchi della Serrasecca).

Il sentiero che parte direttamente dal centro del paese di Carsoli conduce fino alla sommità del Fontecellese superando un dislivello complessivo di ben 1000 metri e richiedendo un impegno fisico abbastanza significativo. I primi tratti della salita a dire il vero sono tra l’altro anche abbastanza monotoni e non ripagano degnamente la fatica necessaria per prendere quota, ma una volta superata la frazione di Villa Romana (volendo si può arrivare in auto fin qui) e la fascia di bosco composto prevalentemente da cerri e querce, oltre la chiesetta di San Martino, si raggiungono in breve le praterie sommitali del Fontecellese dove ha inizio la morbida e piacevolissima cresta finale. E’ qui che si concentra il principale motivo di interesse della lunga ascesa.

Dove la faggeta più giovane e fitta si dirada, su pendii morbidi e punteggiati da rocce calcaree affioranti, iniziano a spuntare qua e la i grandi e vetusti esemplari di faggio. L’intera dorsale ne è cosparsa. Ai tronchi tozzi e contorti di alcuni faggi cresciuti in gruppo fanno eco le forme slanciate e colossali di altri invece sviluppatisi solitari. La mancanza di fogliame (nel periodo invernale) enfatizza le nude forme e mette in risalto le poderose sagome dei fusti. Non mancano i relitti di alcuni faggi ormai morti da anni per semplice compimento del loro ciclo naturale o perché abbattuti dai fulmini, principale nemico delle piante che crescono esposte ed isolate in alta quota. Altri delle saette ne portano solo le ferite sui rami squarciati. Comunque, come sempre accade in natura, la morte di un esemplare diviene fonte di vita per gli altri: si notano infatti colonie di giovani arbusti di faggio ripopolare il perimetro dei grandi ceppi dei loro patriarchi in via di decomposizione, con lo stesso legno che marcendo diviene habitat ideale e fonte di sostentamento per migliaia di insetti ed altri piccoli organismi. L’ennesimo inarrestabile ciclo naturale.

Si incontrano poi degli esemplari secchi e mutilati ma che per la loro bellezza lasciano stupito chi li osserva; sono quei faggi che morendo lentamente si sono trasformati in delle vere e proprie sculture lignee, coriacee opere d’arte della natura dalle forme tanto bizzarre quanto affascinanti. La stessa natura che li ha creati però se li riprende, uno ad uno, anno dopo anno. La montagna non fa sconti a nessuno, e per quei faggi risparmiati dalla furia delle saette, sarà il carico insopportabile di neve del successivo inverno, o di quello dopo ancora a decretarne la fine, facendone rovinare a terra i tronchi oramai non più vigorosi, liberando spazio vitale per il nuovo che avanza inarrestabile.

L’itinerario, come già accennato, ha inizio dal centro di Carsoli, precisamente da Piazza Colonna, lambita dal fiume Turano; spalle al corso d’acqua si sale a sinistra su una stradina in selciato sino a raggiungere subito un incrocio dove il fondo diviene sterrato; qui si prende a sinistra e si compie subito un tornante verso destra entrando nel bosco. Il sentiero indicato a tratti dai segnavia giallo-rossi del sentiero CAI n° 1 procede in leggera salita al centro del letto di un torrente stagionale, comunque asciutto nei mesi caldi, sino a raggiungere il piccolo cimitero della frazione di Villa Romana (45 minuti dalla partenza). Si procede su fondo asfaltato attraversando l’intera frazione lungo la via centrale sino a raggiungere un bivio con una stradina sterrata che scende verso destra in direzione di Pereto (cartello giallo con indicazione per il Fontecellese – 15 minuti dal cimitero). Dopo un breve tratto sulla sterrata si sale a sinistra in concomitanza di un segnavia bianco-rosso  addentrandosi in un bosco di querce sino ad arrivare ad un fontanile. Poco oltre si ritrova la sterrata abbandonata più a valle e tagliandone diversi tornanti si arriva al centro di una valletta erbosa (quota 1000 m.s.l.m.), dove il sentiero è indicato da un ometto di sassi. Si prosegue verso destra, tralasciando la carrareccia che porta alla chiesetta di San Martino, risalendo il crinale cosparso di querce ed arbusti da dove si possono osservare da una bella prospettiva il vicini monti Cervia e Navegna.

Risalita la facciata Nord-Ovest con pendenze mai eccessive si arriva sul tratto più piacevole ed appagante dell’intera salita, ossia la verde dorsale sommitale, dove si aprono vallette e radure cosparse di pietre calcaree, ginepri e soprattutto i secolari e magnifici esemplari di faggio (1 ora da Villa Romana). Giunti sulla morbida cresta finale in basso a destra si può osservare la Fonte Cellese mentre il panorama si apre sui monti Tarino, Cotento e Viglio, che chiudono lo sguardo a Sud.

In breve si guadagna la cima (quota 1625 m.s.l.m., 2 ore e 30 minuti dalla partenza), riconoscibile per la presenza di un particolare monumento ai caduti. Di fronte ad Ovest si staglia la lunga dorsale della Serrasecca culminante con la Cima di Vallevona (1818 m.s.l.m.), mentre ad Est si può osservare la piramide sommitale del Monte Velino. A nord attira la vista il Monte Terminillo, oltre i vicini Cervia e Navegna. Proseguendo lungo la dorsale sommitale per altri 15 minuti circa si arriva sulla Cimata di Mazzacane (1637 m.s.l.m.), poco più alta della vetta del Fontecellese e dalla quale si apre un bel panorama sul vicino Monte Midia e su tutta la Valle della Dogana. Ad Ovest si possono contare tutte le catene del pre-Appennino laziale, dai Ruffi ai Lucretili, dai monti Prenestini ai Colli Albani.

Inaspettatamente dunque tale cima si rivela anche molto panoramica, ma per una volta non è la vista all’intorno ad impressionare e ripagare le fatiche, bensì il vero grande motivo di interesse sono proprio loro, i faggi colossali, un museo di “storia della natura” a cielo aperto. Ne vale veramente la pena, almeno una volta, salire quassù per vedere da vicino i giganti del Fontecellese!

DIFFICOLTA'

Difficoltà: E+ (difficoltà dovuta esclusivamente al dislivello ed alla lunghezza del percorso)

Percorrenza: circa 2.30h fino alla cima del Fontecellese

Dislivello: 1000m

SENTIERISTICA

Segnavia giallo-rossi Segnavia_CAI CAI  1

CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Carta CAI Monti Simbruini – Monti Carseolani – Monti Affilani Ed. Il Lupo

ACCESSO STRADALE

Dalla S.S. N.5 Tiburtina Valeria o dall’uscita della A24 Carsoli-Oricola, raggiungere il centro di Carsoli e poi Piazza Colonna (adiacente ad un parco pubblico e al fiume Turano). Da qui imboccare la via secondaria in selciato che sulla sinistra sale verso il bosco. Si incontra subito un primo bivio, continuare verso sinistra costeggiando con un tornante le mura perimetrali di una grande villa; seguire lo stesso sentiero fino alla frazione di Villa Romana (raggiungibile anche direttamente in auto).

I giganti del Monte Fontecellese ultima modifica: 2013-04-07T20:00:03+00:00 da Daniele Frigida


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