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Inverno nella faggeta - Orizzonti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Inverno nella faggeta

Monti Simbruini, Febbraio 2018   –  Dopo le ultime annate fin troppo miti ed avare di precipitazioni, finalmente quest’anno l’inverno sui versanti occidentali dell’Appennino è tornato a palesarsi nella maniera ad esso più consona. Le temperature in quota raramente hanno superato lo zero termico di parecchi gradi e le nevicate, iniziate alla fine di Novembre, si sono ripetute con cadenza piuttosto ravvicinata e regolare, garantendo un manto nevoso abbondante ed uniforme anche sui crinali più esposti. Tutti gli elementi propri della stagione fredda hanno ripreso stabilmente il loro posto nel paesaggio di montagna, plasmandolo, a volte dolcemente altre furiosamente, sotto infinite sfumature di bianco.

In questo contesto, visto il perdurare delle giuste condizioni meteorologiche, ho deciso di concentrare la mia attività fotografica per l’intero inverno quasi esclusivamente nella rappresentazione della faggeta e dei vari aspetti che questa assume durante tale stagione. Come noto il faggio è in Appennino la specie ad alto fusto prevalente, la quale popola in maniera quasi esclusiva la totalità dei boschi oltre i 1200 metri di quota; sui Monti Simbruini in particolare si sviluppano grandiose faggete contigue, tra le più vaste ed antiche d’Europa. Per il mio modo di essere fotografo, così profondamente legato a queste montagne, ritrovarmi a ritrarre accuratamente questo ambiente non è che la naturale conseguenza di un’attenta attività di esplorazione e conoscenza del territorio e delle sue più significative espressioni.

Nonostante la vastità dei boschi a disposizione, ho voluto concentrare la mia attenzione solo su alcune specifiche aree, tutte comprese tra i 1600 ed i 1800 metri di quota e ritenute a mio avviso, oltre che sceniche, particolarmente favorevoli al manifestarsi delle giuste situazioni climatiche necessarie per ritrarre al meglio la stagione in corso e le atmosfere che più la rappresentano. E’ stato un lungo percorso, iniziato con l’arrivo delle prime perturbazioni invernali e proseguito fino alla fine dei mesi più freddi, attraverso interminabili sequenze di spogli tronchi coperti di neve e radure nascoste ai margini delle quali sopravvivono alberi dalle forme contorte e bizzarre.

Nonostante dal di fuori assuma le sembianze di un ambiente monotono e sempre uguale a se stesso, la faggeta vissuta nei suoi più reconditi meandri si è invece rivelata ai miei occhi estremamente eterogenea ed interessante, generosa come pochi altri habitat di scorci ed occasioni fotografiche sempre diverse e mai scontate. Un ambiente sorprendentemente vivo nonostante l’assordante silenzio nel quale giace, sepolto sotto la spessa coltre di neve; lo dimostrano le tante tracce lasciate da lepri, volpi, cervi, caprioli e lupi che sovente hanno preceduto i miei passi e che mi hanno rammentato di volta in volta la quotidiana lotta per la sopravvivenza di queste specie, costrette a convivere con i rigori dell’inverno.

Stretta nella morsa del gelo, tra le incerte atmosfere offuscate dai densi vapori sollevati dal vento, sotto il peso degli accumuli di neve e galaverna, la faggeta assume un aspetto magico, volubile ed effimero, a tratti quasi astratto e surreale. Coperto dall’abbacinante candore della neve ed avvolto dalle fitte nebbie il bosco si semplifica in maniera estrema, i pochi elementi che restano visibili appaiono stilizzati, quasi del tutto privi di colore e di una precisa collocazione nello spazio; tutto si riduce ad accenni sbiaditi di tronchi e rami in un grande vuoto bianco dalla struggente bellezza. Spesso il confine tra terra e cielo si annulla tra disorientanti turbini di foschia e tutto pare far parte di un grande miraggio.

Per riuscire a catturare fotograficamente tutto ciò è stato necessario convivere con condizioni ambientali e meteorologiche tutt’altro che favorevoli, ho dovuto fare del maltempo un alleato imprescindibile del mio progetto fotografico: più il meteo era sfavorevole e più le immagini catturate erano interessanti e realmente rappresentative. Mi sono così ritrovato a camminare in solitudine prima dell’alba nella disorientante nebbia o sferzato dal vento, ho passato ore a fotografare nel gelo attanagliante dei giorni più freddi dell’anno e sotto copiose nevicate. A volte ho avuto le mani talmente intirizzite da non riuscire nemmeno a premere il pulsante di scatto della mia macchina fotografica, in altre occasioni le basse temperature non hanno invece risparmiato le mie attrezzature, congelando le ghiere degli obiettivi e le leve di sblocco del treppiedi bagnate dall’umidità e dalla neve.

Ad ogni particolare situazione ho voluto associare inquadrature e tecniche fotografiche differenti, ovvero quelle che più di altre in quel momento ho ritenuto potessero catturare a pieno l’essenza del bosco in inverno secondo la mia personale visione. Ho trovato nell’utilizzo delle doppie esposizioni in camera e del mosso creativo un efficace modo per ritrarre il grande senso di ignoto e di incertezza che spesse volte ho provato muovendomi tra i faggi confusi nelle fitte nebbie, oppure sovra-esposizioni volute hanno reso al meglio un’ambiente soggiogato dall’accecante bianco della neve.

Le immagini che seguono sono una sintesi di tale impegnativo ed appassionato lavoro di esplorazione, documentazione fotografica e personale rappresentazione artistica di un ambiente di assoluto valore naturalistico e paesaggistico, probabilmente il più rappresentativo dei Monti Simbruini, raccontato in alcune delle sue più scenografiche espressioni.

IMMAGINI

CORPO MACCHINA: Nikon D610 | OBIETTIVI: Nikkor 16-35 f/4 G ED VR e Tamron SP 70-200 f/2.8 VC USD | TREPPIEDI: Manfrotto BeFree Advanced | ZAINO: F-Stop Tilopa

Inverno nella faggeta ultima modifica: 2018-01-21T20:42:07+00:00 da Daniele Frigida


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