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La fredda notte delle stelle cadenti - Orizzonti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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La fredda notte delle stelle cadenti

Notoriamente le notti comprese tra il 10 e il 14 Agosto sono quelle più indicate per l’osservazione delle meteore Perseidi, più semplicemente note come stelle cadenti o anche Lacrime di San Lorenzo; un fenomeno astronomico estremamente affascinante anche se in realtà, nonostante il nome popolare, ben poco ha a che fare con le stelle vere e proprie. Le classiche comete luminose visibili nel cielo notturno non sono infatti nient’altro che frammenti di rocce e polveri (detti meteoroidi) che attraversando l’atmosfera bruciano per attrito, lasciandosi dietro la classica scia di luce. Il picco massimo di visibilità coincide con la notte del 12 Agosto, quest’anno di sabato; dunque quale miglior occasione se non questa per tornare in tenda sulle alte terre simbruine, lontano dalle fonti di inquinamento luminoso dove il cielo è più buio e profondo e lo spettacolo delle stelle cadenti è pienamente godibile ?

E così al sabato pomeriggio, nonostante uno sgrullone d’acqua all’ultimo minuto abbia messo in dubbio la fattibilità dell’uscita, ci avviamo sul sentiero che conduce sulle sceniche creste dei Monti Cantari, dove passeremo la notte. Da un paio di giorni la temperatura è scesa notevolmente rispetto alle ultime torride settimane ed al momento della partenza il termometro segna appena 14°; c’è dunque da aspettarsi una serata abbastanza fredda (anche le previsioni danno temperature di appena qualche grado sopra lo zero nelle ore centrali della notte) e per questo motivo nello zaino troviamo il posto anche per il corredo di abbigliamento invernale.

Un fresco vento soffia da Nord-Ovest e rende meno faticosa la lunga salita; passo dopo passo risaliamo le ripide facciate fino a giungere sulla cresta finale dei Cantari, dove troviamo uno spiazzo pianeggiante ed erboso (merce davvero rara quassù a 2100 metri di quota) per piazzare la tenda. Approntato lo spartano campo base ci dedichiamo quindi a qualche scatto a cavallo del tramonto. Non appena il sole cala dietro l’orizzonte la piacevole brezza si trasforma in un gelido e tagliente vento che ci costringe a dar fondo ai vari strati di indumenti preventivamente riposti negli zaini; nonostante l’aver indossato giubbotti e cappelli riusciamo a resistere solo per poco in balia del vento, tanto che trascorriamo la cena e la scenica ora blu rintanati nella tenda.

Poco oltre le 22, dopo esserci coperti ulteriormente, troviamo il coraggio di riuscire allo scoperto per le tanto attese foto notturne. Gli ultimi coriacei riverberi del giorno hanno finalmente lasciato spazio al buio completo tanto che la Via Lattea è già ben visibile nel cielo verso Sud, riusciamo anche a contare le prime stelle cadenti. In basso, oltre le strapiombanti pareti rocciose dei Cantari, brillano le luci dei paesini della Valle del Liri e più lontane quelle delle cittadine della Marsica; una visione che contribuisce ad amplificare il senso di lontananza e distaccamento dal mondo quotidiano che si prova nel trascorrere queste situazioni inusuali in alta montagna.

Il vento continua a soffiare impetuoso, rendendo veramente difficili le attività fotografiche e mettendo a dura prova la resistenza della tenda, l’unico prezioso riparo a nostra disposizione, la quale a tratti pare quasi soccombere definitivamente sotto le forti raffiche radenti. Prosegue intanto la scenica pioggia di stelle, alcune delle quali fortunatamente attraversano le nostre inquadrature, permettendoci così di catturare il vero leit-motiv fotografico della serata.

Il cielo limpido e terso invita a realizzare ulteriori scatti ma il freddo ed il vento purtroppo ci ricacciano nella tenda dopo appena un’ora di riprese notturne. Peccato, qualche buono scatto è stato realizzato, ma avevamo ancora in mente altre idee da mettere in pratica nella notte delle stelle cadenti. Una notte che è solo all’inizio e che si rivelerà assai lunga e fredda: le temperature pronosticate sono esatte, si arriva a sfiorare lo zero termico, tanto che siamo costretti ad infilarci nei sacchi a pelo con addosso anche le giacche a vento ed i berretti invernali. Se mai ce ne fosse stato bisogno, la montagna, sfoderando il suo lato più austero ed al contempo affascinante, ci ricorda quanto sia fondamentale affrontarla sempre con la giusta preparazione ed attrezzatura, oltre che con il dovuto rispetto.

Dopo lo stillicidio del sonno interrotto continuamente dall’incessante rumore del vento sui teli della tenda, finalmente arriva il mattino. Sono le cinque e La luna, sorta a metà nottata, insieme ai primi chiarori del nuovo giorno illuminano con la loro fredda luce i crinali e le praterie d’alta quota ingiallite dalla secca estate in corso. Ancora intorpiditi dal freddo patito nei nostri giacigli di fortuna ci prepariamo per l’ultima sessione fotografica di questa uscita dirigendoci verso lo scenico affaccio sul circo glaciale est dei Monti Cantari, qui attendiamo il sorgere del sole.

Preceduta dalle sceniche sfumature che l’aurora dipinge nel cielo, ecco improvvisamente arrivare l’alba; le alte pareti di roccia calcarea che si aprono vertiginosamente ai nostri piedi si infiammano prima di rosso poi d’oro; è uno spettacolo tanto effimero quanto sensazionale, degna conclusione di questa nuova missione fotografica tra le grandi vette, le nostre “solite” vette. I luoghi restano gli stessi ma la varietà di luci, atmosfere, situazioni e stagioni rendono unico ed indimenticabile ogni singolo istante trascorso quassù, sulle alte terre simbruine, dove la vera avventura è ancora possibile.

CORPO MACCHINA: Nikon D610 | OBIETTIVO: Nikkor 16-35 f/4 G ED VR | TREPPIEDI: Cullmann Magnesit 528 - TESTA: Manfrotto 496RC2 | FILTRI: NiSi Filter IR GND Soft 150x100mm 0.9, Holder Lee Filter

La fredda notte delle stelle cadenti ultima modifica: 2017-08-16T20:51:13+00:00 da Daniele Frigida


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