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Monte Cotento, aspettando un nuovo giorno - Orizzonti Simbruini
Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Monte Cotento: aspettando un nuovo giorno

Il Monte Cotento, si sa, è tra le nostre mete preferite; in ogni stagione e situazione questa montagna sa regalare scorci e visioni interessanti, mai scontate ed uguali tra loro. La sua salita si affronta sempre con grande entusiasmo; forse per i vasti e scenografici panorami che offre in ogni direzione a fronte di un impegno fisico richiesto non particolarmente eccezionale, forse per il sapore aspro, brullo, a tratti selvaggio e remoto dei suoi rocciosi e slavati versanti nord-occidentali.

La bellezza di questa montagna ovviamente si esalta nelle situazioni di maggior impatto scenico, quali l’alba o il tramonto, così nasce l’idea di una salita verso i 2015 metri di quota della sua vetta partendo nel cuore della notte per poi godere da lì su dello spettacolo solenne dell’alba.

Raggiunto alle ore 3:45 il solito punto di attacco del sentiero, in fondo al piazzale di Campo Staffi, si inizia la salita lungo la Valle Manuela al chiaro delle torce frontali, carichi some sempre di attrezzatura video-fotografica. Conquistata la sommità del crinale dell’Anti-Cotento, la prima fatica è fatta. Nonostante il buio tutt’attorno il panorama è comunque ben riconoscibile: ad Est brillano le tante luci dei paesi della piana del Fucino, sovrastati dalla scura e spigolosa sagoma del Monte Velino, il gigante della Marsica, mentre più vicina appare l’inconfondibile cima biforcuta del Monte Tarino.

In diagonale ed in discesa tagliamo la silente Valle Adriana ed iniziamo il secondo strappo in salita per la cima del Cotento. Avanzando nel fresco della notte tra ginepri, doline e rocce affioranti ci portiamo in breve tempo sul grande affaccio occidentale, maestoso e spettacolare: uno scivolo naturale di ghiaia e rocce che pare correre all’infinito verso il fondovalle; laggiù scorrono placide le prime acque dell’Aniene e, più lontane, brillano le luci dell’abitato di Trevi nel Lazio, addormentata sotto l’alto maschio del suo castello Caetani.

Intanto sulla linea dell’orizzonte, verso est, il blu intenso della notte profonda inizia a mescolarsi con le prime timide sfumature dell’aurora; compare prima solo un lembo sottile di pallido azzurro, poi man mano sempre più un’ampia porzione di cielo si satura di colori che vanno dal viola al rosso, dall’arancio al giallo. Cromoterapia per gli occhi e per l’anima.

In prossimità dal crinale sommitale un gruppo di cavalli al pascolo anima un’ambiente altrimenti silente ed immobile, quasi cristallizzato in un incantesimo fuori dal tempo. Pochi altri passi ed ecco apparire la stilizzata croce di vetta sorretta dal solito omino di sassi. Ci siamo, non resta che trovare un comodo appoggio e sedersi in attesa del sorgere del sole.

Poco dopo ecco spuntare un grande disco infiammato oltre i poderosi massicci dell’Appennino abruzzese. I primi raggi colpiscono i crinali e le vallate intorpidite dalla notte mentre banchi di vapori e nebbie vengono mossi dal vento che sempre accompagna l’arrivo del nuovo giorno. Di fronte a noi il Viglio, con i suoi calanchi, circhi e pareti prende man mano sempre più colore, così come il Tarino, dal lato opposto, che vede la sua affilata cresta tingersi prima d’arancio poi d’oro.

Poter assistere da questo balcone d’eccezione ad un simile spettacolo ripaga ampiamente della sveglia ad orario antelucano e della salita in quota. Da quassù, in questa situazione scenica e carica di colori, tutta la grande bellezza dei Monti Simbruini viene ulteriormente accentata.

Sono le ore 7, il sole è oramai ben alto sopra la linea dell’orizzonte e la luce migliore sta man mano sfumando; è ora di iniziare la discesa. Sulla via del ritorno ci investono da Ovest grossi banchi di nubi che in pochi attimi coprono completamente la vista; solo lembi misteriosi di un paesaggio altresì familiare appaiono di tanto in tanto. Questo improvviso e mutevole sopraggiungere di vapori regala gli ultimi interessanti scatti fotografici di un’ennesima piccola grande avventura simbruina e ricorda come questi luoghi non sono mai scontati o uguali a se stessi; vale sempre la pena tornare quassù tra le rocce ed i crinali dei nostri grandi patriarchi di roccia, ogni volta sarà avvincente come la prima !

VIDEO

CORPO MACCHINA: Nikon D610 | OBIETTIVI: Nikkor 20mm 2.8 D, Nikkor 24-85 f/3.5-4.5 G ED VR, Tamron SP 70-200 f/2.8 | TREPPIEDI: Cullmann Magnesit 528 - TESTA: Manfrotto 496RC2 | ZAINO: F-Stop Tilopa

Monte Cotento: aspettando un nuovo giorno ultima modifica: 2015-07-30T10:30:24+00:00 da Daniele Frigida


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