Orizzonti Simbruini logo quadrato bianco
I PIÚ LETTI
TAG
Sorpresa e incanto sul Monte Midia
Sorpresa e incanto sul Monte Midia: l'ultima nevicata alle soglie della primavera, il sole che appare all'improvviso all'orizzonte ed incendia il paesaggio in un caleidoscopio di colori
22272
post-template-default,single,single-post,postid-22272,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-3.5,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.5,vc_responsive
 

Sorpresa e incanto sul Monte Midia

Posto nell’estremo quadrante nord-occidentale del complesso dei Simbruini – Carseolani, il Monte Midia domina con vasti boschi di faggio la stazione montana di Marsia, proseguendo poi – con la dorsale di Monte Fontecellese – fin sopra l’abitato di Carsoli.

Con una forma dolce e arrotondata e un’elevazione non certo “alpina” (1737 mslm), il Midia costituisce tuttavia un punto di osservazione strategico sul versante abruzzese dei Simbruini: dalle sue praterie sommitali è possibile ammirare d’infilata la Valle della Dogana e il Monte Padiglione, i rilievi del Viglio e del Tarino, la lunga dorsale di Serrasecca e i lontani boschi del Monte Autore. Oltre i Simbruini, la vista spazia agevolmente verso il Velino e il Sirente, i Monti Marsicani e la Majella all’orizzonte – una meta di facile accesso, dunque, ideale per trascorrere un pomeriggio di contemplazione in questo angolo poco conosciuto di montagna.

Decidiamo di raggiungerlo in un freddo pomeriggio di fine inverno, che ben poco promette in termini meteorologici. Raggiungiamo l’abitato di Marsia lasciando l’auto nei pressi del campeggio, seguiamo poi l’evidente carrareccia che prosegue superando una sbarra – sempre aperta – e piegando in breve sul primo bivio a destra, seguendo una traccia che tira verso i boschi del Midia.

La vetta è quasi sempre in vista e l’itinerario è abbastanza libero, cerchiamo semplicemente di raggiungere la dorsale SE della cima, che si caratterizza per un ampio versante spoglio verso sud, mentre il versante settentrionale è fittamente ricoperto dalla faggeta. Dalla cresta l’itinerario è del tutto intuitivo, purché si abbia l’accortezza di mantenersi sempre sul versante più spoglio e libero della montagna.

Un breve passaggio nel bosco, seguito da un piccolo strappo in salita, ci porta alle prime aperture di cresta: da una radura punteggiata di cespugli di ginepro la vista si allarga verso sud-est, scoprendo in successione la Valle della Dogana, il Monte Tarino e in fondo i bianchi Cantari a chiudere come una cornice. Il cielo è pesantemente coperto, la luce filtra a fatica e appiattisce tutto togliendo molto del fascino di questa visione in profondità. Continuiamo allora a salire lungo la cresta, senza troppa convinzione, né a terra le scarse fioriture costituiscono una valida distrazione all’occhio del camminatore.

Bastano pochi minuti e il cielo si chiude ancora di più, le nuvole – prima sparse e irregolari – ora si compattano formando una spessa cortina bianca, sta forse per nevicare ?

E’ presto detto: dal cielo cominciano a cadere dei piccoli “peperini” bianchi, uno strano ibrido tra neve e grandine che ben presto inizia a fioccare copiosamente. E’ uno spettacolo curioso, fortunatamente la neve non bagna e ci possiamo fermare ad osservarlo con calma – sfumata ormai l’intenzione di raggiungere la vetta. In poco tempo tutto si ricopre di bianco: da lontano sembra il normale manto di neve ma, vista da vicino, si percepisce la particolarità di questa precipitazione fatta di piccoli pallini di ghiaccio.

Scendiamo un po’ di quota e ci ripariamo nei pressi del bosco sommitale, ma la neve è talmente dura che penetra senza problemi la cortina dei rami ancora spogli dei faggi. Fortunatamente la precipitazione non dura molto, la temperatura si è abbassata notevolmente ma l’aria è ferma, ben presto le nubi iniziano a risalire nuovamente, scorgiamo ad ovest dei bagliori … forse forse il sole può riuscire a farsi spazio e affacciarsi per un ultimo saluto prima del tramonto.

E’ proprio così, man mano che le nubi si alzano e il sole scende sull’orizzonte, percepiamo che sta per avvenire qualcosa di grandioso: il disco luminoso si lascia intravedere prima tra i vapori, poi scende ancora e finalmente arriva a lambire l’orizzonte. Momento magico, la luce diviene rosso fuoco e improvvisamente, come nel lampo primordiale della creazione, il mondo intorno a noi si riaccende di mille sfumature di rosso, rosa e violetto: le nubi, il terreno, i rami dei faggi esposti in cresta, che sembrano prendere fuoco. E’ incredibile il contrasto tra i colori caldi delle aree illuminate dall’ultimo sole e i toni freddi di ciò che rimane in ombra.

Una manciata di minuti di questo spettacolo da incanto, poi il sole scompare dietro i rilievi, la terra torna muta e si richiude nella sua coltre di ombre azzurrine. E’ ora di rientrare, scendiamo in breve la cresta e poi attraversiamo nuovamente la faggeta in direzione della carrareccia di Marsia, alla luce delle frontali percorriamo gli ultimi metri nel buio, sotto un cielo grandioso che ora si è aperto per lasciar vedere un mare di stelle scintillanti.

I Simbruini sono anche questo: sorpresa quando meno te lo aspetti, anche l’uscita più banale ha sempre in serbo un’emozione che scalda il cuore e vi rimane a lungo.

FOTOCAMERA: Nikon F4 | OBIETTIVI: Nikkor AF 20mm f2.8, Nikkor AF 70-210mm f4 | PELLICOLA: Fujichrome Velvia 50

Sorpresa e incanto sul Monte Midia ultima modifica: 2014-05-13T21:04:34+00:00 da Francesco Ferreri


Utilizzando il sito, accetti la nostra politica di utilizzo dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito si avvale dell'utilizzo di cookie tecnici necessari al corretto funzionamento e alla completa fruizione dei contenuti, nonché di cookie di terze parti secondo le finalità illustrate nella cookie policy. Per maggiori informazioni o per negare il consenso all'utilizzo di tutti o ad alcuni dei cookie, consultare la cookie policy. Cliccando su "Accetta" e/o proseguendo nella navigazione, si acconsente all’utilizzo dei cookie.

Chiudi