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Blackmagic Pocket Cinema Camera nelle riprese video in natura

La Blackmagic Pocket Cinema Camera (BMPCC) è una cinepresa digitale in formato Super16 che da diversi anni ha rivoluzionato il mondo delle riprese video introducendo una qualità superlativa a un prezzo estremamente appetibile. In questa recensione vogliamo descrivere la nostra esperienza di utilizzo nel campo delle riprese in natura e quindi in ambienti non controllati (ovvero non su un set cinematografico), non senza una doverosa iniziale premessa.

Il fotografo naturalista che si affacci per la prima volta nel mondo delle riprese video si trova ben presto di fronte a un dilemma: continuare ad utilizzare la propria fotocamera anche per il video o investire in una videocamera/cinepresa dedicata. Se il primo approccio sembra il più pratico ed economico, nella maggior parte dei casi ci si renderà presto conto che le comuni DSLR presentano delle serie limitazioni di uso nel campo delle riprese naturalistiche sia in termini di praticità e sia, soprattutto, sotto l’aspetto della qualità dell’immagine che quasi sempre è fortemente compromessa dall’impiego di codec video dalle scarse prestazioni e offre poche possibilità di lavorazione in post-produzione.

Con qualche approssimazione e limitatamente a quello che può interessare il fotografo naturalista, il mondo delle videocamere per uso professionale o semiprofessionale può essere suddiviso in due grandi categorie: le videocamere (o camcorder) in stile ENG (Electronic News Gathering) e le cineprese digitali vere e proprie. Se le prime si caratterizzano per praticità, versatilità e velocità di uso, le seconde eccellono nell’aspetto della qualità delle immagini prodotte, una qualità che appunto deve essere in qualche modo considerata di livello “cinematografico”.

Blackmagic Design, un’azienda australiana che ha un ampio portofolio di prodotti rivolti all’industria cinematografica, ha introdotto sul mercato negli ultimi anni delle cinema camera del tutto innovative sia per il prezzo fortemente competitivo sia per le caratteristiche e la qualità delle tecnologie coinvolte.

La Pocket Cinema Camera (BMPCC in breve) non è da meno: una cinepresa digitale in formato Super16, in grado di riprendere in formato FullHD (1080p) fino a 30fps in formato RAW (CinemaDNG) e ProRes, che sta nel palmo di una mano e viene venduta a una cifra intorno ai 1000 euro.

Specifiche tecniche

La BMPCC vanta un sensore Super16 (12.48mm x 7.02mm) con risoluzione piena 1920×1080 pixel e una gamma dinamica nominale di 13 stop, i frame rate supportati sono 23.98, 24, 25, 29.97, 30 fps. Supporta la registrazione in formato RAW CinemaDNG e in varie declinazioni del formato compresso Apple ProRes con campionamento del colore 4:2:2 a 10 bit (ProRes 422HQ, ProRes 422, ProRes LT, ProRes Proxy) su  schede ad alta velocità SDXC e SDHC.

Il supporto delle ottiche è garantito dall’innesto di tipo MFT (micro 4/3) attivo che, in virtù del tiraggio ridotto, consente di adattarvi una grandissima gamma di lenti oltre a quelle naturalmente disponibili per il formato nativo (Olympus, Panasonic, Fuji, ecc.). E’ dotata di un display LCD da 3,5″ (risoluzione 800×480), microfono stereo integrato, ha un ingresso per audio analogico stereo e un ingresso per un controller LANC, uscita HDMI e audio (cuffie). La camera viene fornita insieme alla versione base del software DaVinci Resolve che alle consolidate funzionalità di color grading affianca anche sofisticate capacità di editing non lineare.

Qualità dell’immagine, RAW e ProRes

Il punto di forza indiscusso della BMPCC è la qualità dell’immagine: l’ampia gamma dinamica, la possibilità di registrare in formato RAW o con codec a bitrate elevati e un campionamento colore che offre ampio margine di lavoro in post-produzione, tutte caratteristiche inusuali per una macchina in questa fascia di prezzo. Ma c’è qualcosa in più che è difficilmente esprimibile in termini di numeri e quantità: è il carattere dell’immagine che ha un qualcosa di “organico” che ricorda molto di più un’emulsione fotografica che non una fredda ripresa di un sensore; non c’è quella freddezza e asetticità tipiche delle riprese video delle telecamere o di molte DSLR, la resa è calda, vibrante, cinematografica nel vero senso della parola.

Editing dei file della Blackmagic Pocket Cinema Camera in DaVinci Resolve

La possibilità di registrare i fotogrammi direttamente in RAW offre una versatilità e una possibilità di intervento enorme. Nella pratica, ogni fotogramma di una clip viene salvato come un singolo file immagine in formato CinemaDNG, ad una singola clip corrisponde una cartella sulla scheda SD contenente tutti i singoli fotogrammi della ripresa. Attraverso il software dedicato Resolve (o con sistemi analoghi) è possibile ricostruire automaticamente la clip mantenendo la possibilità di intervenire su tutti gli aspetti del file RAW: bilanciamento del bianco, ISO, ombre/luci, nitidezza, ecc. Tale flessibilità in fase di editing ha un prezzo: è quello della enorme quantità di spazio necessario a memorizzare i file, empiricamente abbiamo valutato circa 50GB di spazio disco ogni 10 minuti di riprese.

E’ un costo non indifferente, che ha ripercussioni notevoli sull’hardware necessario allo storage e all’elaborazione dei filmati e che si giustifica più in un contesto di produzione cinematografica, con maggiori esigenze di elaborazione e color-grading in post-produzione, che in un contesto pìu documentaristico. Tuttavia è bene essere consapevoli delle potenzialità della ripresa in RAW, soprattutto nelle situazioni di riprese più critiche  (alti contrasti, basse luci, ecc.) dove l’utilizzo del RAW consente maggiori margini di recupero in post-produzione.

Per un uso meno specializzato, con un workflow più fluido e compatibile con la maggior parte degli editor non lineari in commercio, in particolar modo – ovviamente – con Final Cut Pro X di Apple, il codec ProRes nelle varie declinazioni disponibili è più che sufficiente a ottenere risultati impareggiabili.

Introduzione al mondo del color grading

Le immagini che escono dalla BMPCC hanno un aspetto estremamente neutro e piatto, privo di contrasti, ma bastano pochi ritocchi con gli infiniti controlli messi a disposizione dal software Resolve per tirare fuori tutta la qualità acquisita dal sensore. E’ un processo che in qualche modo assomiglia a quello utilizzato con i file RAW in fotografia: catturare in fase di ripresa il massimo delle informazioni di colore e contrasto, per poi elaborare un’immagine ottimale in postproduzione, un processo che in ambito cinematografico prende il nome di color grading.

Una sessione di grading in DaVinci Resolve

Le possibilità di fatto sono infinite: se è abbastanza semplice e immediato dall’immagine neutra iniziale recuperare i livelli corretti di luminosità e colori, è altresì possibile applicare infinite variazioni per imprimere all’immagine un particolare look filmico. Inoltre, l’applicazione di particolari matrici di colore, definite LUT (Look Up Table), consente di ottenere in breve tempo un look preconfezionato, ad esempio per imitare un particolare tipo di pellicola cinematografica.

Ecco dunque che le stesse riprese possono essere sviluppate secondo una resa realistica e fedele alla realtà, ovvero essere personalizzate con un’opportuna manipolazione delle componenti di colore e luminosità nell’ottica di una produzione con intenti più estetico-artistici.

Qualità non senza compromessi

Se la qualità dell’immagine è il fattore decisivo nella scelta di una macchina come la BMPCC è bene avere presente anche quali sono i limiti di uno strumento che – per forza di cose, al prezzo a cui è disponibile sul mercato – non può essere considerato una soluzione completa per ogni esigenza.

Possiamo riassumere i punti di forza della BMPCC in:

  • Qualità dell’immagine
  • Peso/ingombro
  • Innesto ottiche quasi universale (MFT)
  • Supporto di registrazione relativamente economico (SDXC/SDHC)
  • Semplicità d’uso
  • Prezzo

ci sono tuttavia numerose limitazioni che è bene tener presente prima di valutare un investimento in questa tecnologia, le possiamo riassumere principalmente in:

  • Difficoltà d’uso e scarsa praticità rispetto a un camcorder tradizionale
  • Sistema audio quasi inutilizzabile, assenza di input audio professionali (XLR)
  • Display LCD poco luminoso e non orientabile, assenza di un mirino elettronico
  • Durata della batteria irrisoria (circa 40 minuti per un uso normale)
  • Sensore a ridotta profondità di campo, crop 2.88x su lenti FX

Rig con Blackmagic Pocket Cinema Camera e Nikon 20mm f2.8

Se una BMPCC equipaggiata con una lente nativa MFT può costituire un ottimo strumento per riprese “mordi-e-fuggi”, difficilmente nell’uso documentaristico si potrà fare a meno di equipaggiare la macchina con ulteriori accessori, fino a creare uno di quei mostruosi “rig” che se vanno bene per riprese su un set controllato, possono presentare qualche problema di trasporto e praticità nell’uso in montagna o comunque outdoor.

Se l’audio catturato direttamente dalla camera in ripresa è generalmente foriero di problemi (interferenze, rumori di utilizzo, ecc.), nel caso della BMPCC è quasi del tutto inutile e può essere utilizzato giusto come traccia per la sincronizzazione. Paradossalmente il microfono integrato riesce a captare un sonoro più nitido e pulito, con tutti i limiti, di un microfon81080p) fino a 30fps in formategato all’ingresso audio analogico, per via probabilmente di un preamplificatore interno assolutamente non all’altezza. Risultati migliori si ottengono con microfoni preamplificati o utilizzando l’audio in uscita (line-out) da un registratore audio dedicato, ma salvo rari sarà quasi sempre preferibile registrare l’audio separatamente con un’attrezzatura dedicata.

Il display è veramente buio ma tutto sommato se la cava ancora in ambienti non troppo luminosi (nel bosco, o in giornate coperte), ma l’aspetto senz’altro più fastidioso è l’impossibilità di orientarlo in fase di ripresa. Per un uso più comodo va sicuramente messo in conto l’acquisto di un monitor HDMI esterno (100-300€) o addirittura di un mirino EVF (500-1000€).

Le batterie durano un soffio e si scaricano solo a guardarle, ma non potrebbe essere altrimenti vista la miniaturizzazione. La soluzione è portarsene dietro tante o ricorrere a una batteria esterna (la BMPCC ha un ingresso per alimentazione 12V).

Per quanto riguarda le dimensioni del sensore e il fattore di crop, per un uso naturalistico non è una limitazione insuperabile, sicuramente è difficile trovare lenti che lavorino a focali effettive (su formato FX equivalente) inferiori ai 30mm, mentre sul versante tele il crop è senz’altro utile nella ripresa di fauna, anche se le focali superiori a 300mm sono poco praticabili per via dell’ingrandimento eccessivo e la sensibilità alle vibrazioni.

Insomma, non stiamo certo parlando di una macchina per ogni situazione, potremmo quasi dire che oltre il sensore c’è poco più e la costruzione di un sistema più comodo e completo richiede un investimento ulteriore non dissimile da quello dell’acquisto iniziale. Ma se cercate una qualità di immagine senza compromessi e volete dare alle vostre realizzazioni quel tocco più “cinematografico”, sicuramente è un prodotto da prendere in considerazione.

Sul campo

Abbiamo deciso di utilizzare la nostra BMPCC con le lenti Nikon già in nostro possesso, utilizzando un adattatore MFT/Nikon F prodotto dalla Metabones (la versione senza speedboster), sconsigliamo di utilizzare adattatori più economici che presentano sovente giochi e imprecisioni che tendono a deteriorare la qualità dell’innesto. L’adattatore dispone di una ghiera in grado di azionare il diaframma delle lenti montate, rendendo quindi possibile la regolazione del diaframma anche sulle lenti di tipo G che non dispongono di una ghiera diaframmi sul barilotto, ovviamente la focheggiatura è completamente manuale, nessun automatismo viene trasmesso alle lenti che non siano native con innesto MFT.  L’adattatore ha anche un piedino per il montaggio su treppiede, che risulta utile per equilibrare il punto di presa rispetto alle due flange di innesto (verso la macchina e verso l’obiettivo).

Questa configurazione (BMPCC + adattatore + obiettivo) è sufficiente per un uso agile e veloce, nel caso di riprese più studiate dove è necessario prevedere ulteriori accessori utilizziamo un rig dedicato che in una struttura di alluminio alloggia la camera,  e inoltre mette a disposizione una maniglia superiore e i binari da 15mm per il montaggio degli accessori (follow-focus, matte box, ecc.).

Per facilitare la visione del display utilizziamo un mirino ottico ad aggancio magnetico che si innesta davanti allo schermo LCD e ne consente la visione anche in pieno sole, rimane la scomodità della posizione fissa e non orientabile del display.

La accompagniamo normalmente a un quartetto di lenti: l’immancabile Tokina 11-16mm f2.8, un Nikon 50mm f1.8, il vecchio Sigma EX 105mm f2.8 macro e infine una lente tele-zoom, come un 70-210 o un 70-300. Le immagini sono superbe, specialmente nelle riprese ravvicinate che esibiscono una spiccata tridimensionalità nelle forme e nei colori, sulle panoramiche di paesaggio si paga un po’ la risoluzione 1-a-1 del sensore, ma la nitidezza complessiva è comunque sempre più che accettabile.

E’ una macchina che si presta a riprese studiate e ben pianificate, sicuramente non è molto adatta per cogliere situazioni improvvise (come negli incontri occasionali con la fauna) ma in appostamento e con riprese a fuoco fisso anche su distanze notevoli (la utilizziamo talvolta anche montata su un 600mm) riesce a produrre immagini molto nitide con notevole ricchezza dei colori.

In qualche modo, abbiamo ritrovato nella resa della BMPCC il fascino delle immagini da pellicola, lasciamo che giudichiate anche voi …

VIDEO DI ESEMPIO

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