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Sparviere (Accipiter nisus) - Monti Simbruini - ph F.Ferreri
Fotografato uno Sparviere, elusivo predatore dei boschi

In uno dei nostri periodici sopralluoghi per il monitoraggio della fauna dei Monti Simbruini abbiamo avuto la fortuna di avvistare e fotografare un raro Sparviere in volo nei pressi di una radura ai margini del bosco, con una preda ghermita tra gli artigli.

Lo Sparviere (Accipiter nisus) è un rapace di piccole dimensioni (assimilabile per taglia e morfologia generale al gheppio) che vive e caccia prevalentemente al coperto nei boschi. Le dimensioni contenute, la forma aereodinamica – con ali corte e coda lunga che conferiscono una straordinaria agilità – gli consentono di muoversi e districarsi con rapidità fulminea nell’intrico dei rami del sottobosco, abilità indispensabile per sorprendere le piccole prede – uccelli e mammiferi – che costituiscono la sua dieta.

Lo sparviere costruisce il nido nel folto del bosco, fra la macchia o anche su alberi; il nido è costituito di ramoscelli via via sempre più fini verso il centro della coppa, che viene ulteriormente rivestita con le piume della femmina. A primavera vengono deposte da 3 a 5 uova, che si schiudono nel giro di una trentina di giorni, i nidiacei lasciano poi il nido dopo un ulteriore mese, continuando ad essere seguiti e supportati dai genitori. Lo sparviere è stanziale e nidificante su tutta la penisola italiana, nella stagione autunnale individui provenienti dal nord Europa raggiungono l’Italia per lo svernamento.

Nell’esemplare fotografato si notano evidenti le piume bianche del sottocoda, che vengono normalmente messe in mostra a scopo di demarcazione territoriale. Insieme all’Astore che ne condivide l’habitat forestale, lo Sparviere è tra i rapaci più elusivi e difficili da avvistare a causa delle sue abitudini; è dunque con soddisfazione che possiamo constatare la sua presenza nel territorio dei Monti Simbruini.

Per saperne di più:

Nota: la foto di apertura è una sequenza montata delle varie fasi del volo

GALLERIA FOTO
Aquila reale - Monti Simbruini - ph F.Ferreri
Il volo dell’aquila

Giornata di appostamento, la seduta non è mai comoda tra le piante di ginepro, uno schienale di spine e un sedile di sassi appuntiti aumentano il supplizio dell’attesa. Gli occhi come radar scandagliano alternativamente il fazzoletto di terreno che si è scelto di controllare: ogni passata memorizza le asperità del terreno, le rocce, i cespugli e la posizione degli alberi, ogni passata confronta l’immagine corrente con quella trattenuta in memoria, ogni scarto, ogni differenza riscontrata richiede una verifica diretta con l’ausilio del teleobiettivo. Nella ciclica scansione la mente si perde; meglio ancora, scompare sopraffatta dalla pura coscienza delle forme e dei suoni, fusa completamente nell’ambiente circostante.

Ma a volte mentre si attendono doni dalla terra, le sorprese vengono dal cielo: la coda dell’occhio rileva una insolita forma nello spazio di cielo sulla destra, una grande parentesi graffa nera e rovesciata; le mani corrono a portare il mirino della fotocamera agli occhi, pochi secondi per inquadrare e mettere a fuoco: quel profilo maestoso ed inconfondibile è quello dell’Aquila reale! Un magnifico esemplare in abito giovanile – con le caratteristiche chiazze bianche sulle ali e sulla coda – si avvicina planando come un aliante, senza alcun bisogno di battere le ali. Le “dita” delle remiganti vibrano nell’aria calda del pomeriggio, scende lentamente ma con decisione verso terra, plana tra gli alberi sopra le radure e con un ampio giro si va a posare con eleganza sulla sommità secca di un faggio.

Seppur lontana mantengo l’aquila ancora agganciata nel mirino, non contento della già abbondante raffica scattata durante il volo di avvicinamento: so che non resterà lì a lungo e sono pronto a scattare ancora non appena accennerà a riprendere il volo. Eccola contrarsi per ripartire, qualche battito d’ali e l’aquila riprende il volo planato, mentre il suo sguardo attento scandaglia da vicino il terreno, poi si alza verso il margine del bosco, supera un crinale e infine si eleva stagliandosi contro il fondale di nevi primaverili in scioglimento. Come un grande aliante nero dirige a sud, superando valichi e giogaie, la seguo finché posso godendomi la leggerezza imponente del volo. Poi pian piano svanisce, sciogliendosi nel mistero di queste grandi montagne.

ALTRE IMMAGINI
Aquila reale, Monti Simbruini - fermo immagine - ph F.Ferreri
Avvistamento di Aquila reale sui Monti Simbruini

La presenza dell’aquila reale (Aquila chrysaetos) sui Monti Simbruini è storica e costante nel tempo: almeno due coppie accertate vivono nel territorio laziale dei Simbruini-Ernici, con una terza probabile sul versante abruzzese. Ciò nondimeno, non capita di frequente di poterne osservare il volo maestoso nel cielo, come è successo alla nostra troupe impegnata pochi giorni fa in una sessione di riprese documentaristiche.

Una coppia di aquile è stata ripresa in volteggio sopra un’area boscosa, dei due esemplari uno è risultato essere un giovane subadulto di età stimabile in circa due anni. Le coppie e i siti di nidificazione vengono tenuti sotto osservazione ogni anno nell’ambito delle attività della rete regionale di monitoraggio dei rapaci rupicoli, i risultati del 2016 non hanno riscontrato nuovi involi dai siti conosciuti sul territorio dei Simbruini. Nel caso dell’individuo ripreso dalle nostre telecamere potrebbe trattarsi di un giovane in espansione da territori vicini, l’aquila reale è infatti presente sia nell’area dei Monti Lucretili che in quella dei Monti della Duchessa e del massiccio del Velino, in Abruzzo.

Ci auguriamo che l’avvistamento sia di buon auspicio per un incremento della presenze di questa specie nell’area dei Monti Simbruini ed Ernici e in tutto l’Appennino centrale.

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