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Orizzonti Simbruini è un progetto indipendente di documentazione del paesaggio e della natura dei Monti Simbruini, nell'Appennino centrale
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Incanto d'Autunno: faggi autunnali - Monti Simbruini - © Daniele Frigida
Incanto d’autunno

In un sabato pomeriggio d’autunno, con la stagione del foliage oramai giunta al termine, decido di dedicarmi ad un’uscita di fotografia faunistica. Dopo aver esplorato alcune vallette solitamente ricche di fauna selvatica, scelgo di appostarmi su un crinale che affaccia su una stretta conca sovente attraversata da ungulati; nella lunga attesa della comparsa di qualche animale noto con stupore che nonostante il resto degli alberi in zona siano già completamente spogli, un gruppo di faggi dirimpetto alla mia postazione sfoggia ancora una folta e vistosissima chioma color oro. Evidentemente la posizione riparata dal crinale ha protetto queste poche piante dalle fredde correnti e le foglie sono ancora tutte al loro posto sui rami, seppur già profondamente segnate nel colore e pronte a cadere da un momento all’altro.

Man mano che il sole cala sull’orizzonte, sotto le ultime radenti luci della giornata, il piccolo gruppo di alberi assume colorazioni e riflessi sempre più intensi e brillanti; non posso evitare di immortalarlo. Per via del super-tele montato in attesa della comparsa di qualche animale cerco di sfruttare al meglio la prospettiva stretta e mi concentro nel trovare dettagli interessanti tra le chiome. Provo un paio di scatti ma non sono soddisfatto del risultato. Poco più tardi torno a fissare a lungo e con attenzione lo stesso soggetto e realizzo che per rendere giustizia a quel quadro incantevole di colori e forme devo ricorrere all’utilizzo della doppia esposizione in camera, una tecnica spesso trascurata ma che in realtà permette di ottenere immagini dal look particolare, quasi onirico, ideale per astrarre dal contesto ed esaltare in maniera insolita ed originale determinati dettagli.

Alla sera, tornando verso casa senza essere riuscito a fotografare nemmeno un animale selvatico, m soffermo a riflettere ancora una volta sul vero valore delle lunghe attese passate in appostamento: anche se spesso si rientra senza i risultati sperati dal punto di vista della caccia fotografica, e quindi anche con una buona dose di delusione, in realtà dopo giornate come questa si prova comunque una tangibile sensazione di arricchimento personale. L’estrema amplificazione dei sensi verso l’ambiente circostante necessaria in tali situazioni permette infatti di scendere in totale simbiosi con la natura ed il paesaggio, potendone così cogliere, sia direttamente che fotograficamente, la più intima e preziosa essenza, la quale spesso si manifestata sotto forma di dettagli e sfumature che in molte altre situazioni siamo portati a trascurare.

Molto probabilmente se non fossi stato per ore a guardare in direzione di quel gruppo di alberi non avrei mai notato quel particolare intrigo di rami tra le foglie color oro, così come altre volte non mi sarei concentrato sulle particolari sfumature del colore dell’erba piuttosto che sulle naturali geometrie dei crinali all’orizzonte. Anche quando apparentemente non si palesano le occasioni attese, la Natura ha sempre qualcosa da offrire a chi è disposto a recepirne la vera bellezza.

FOTOCAMERA: NIkon D610 | OBIETTIVO: Tamron SP 150-600mm f/5-6.3 G2 | TREPPIEDI: Cullman Magnesit 528 | TESTA: Manfrotto 496 RC2

Picchio dorsobianco - Monti Simbruini - ph F.Ferreri
Il Picchio dorsobianco sui Monti Simbruini

Il Picchio dorsobianco (Dendrocopos leucotos), conosciuto anche come Picchio dalmatino, è una specie appartenente alla famiglia dei Picidae diffusa soprattutto nell’Europa orientale e che presenta in Italia una distribuzione estremamente localizzata: nella sottospecie lilfordii, infatti, è limitata ad alcune aree dell’Appennino centrale e del Gargano. Si tratta di una specie legata agli  ambienti delle foreste mature, caratterizzati dalla disponibilità di legno morto o marcescente, ove si nutre di insetti e larve di coleotteri saproxilici come la Rosalia alpina.

Picchio dorsobianco - Monti Simbruini - ph F.FerreriLeggermente più grande del Picchio rosso maggiore, il Picchio dorsobianco ha un profilo più appuntito e becco più lungo. Nel maschio la corona è rossa (nera nella femmina), presenta ai lati del capo una striatura nera che si biforca in direzione del becco e prosegue verso la corona senza unirvisi. Il ventre è bianco con striature nere, rosso al fondo nell’area sottocaudale, il dorso è scuro con striature bianche e assenza delle due aree bianche laterali visibili sulle spalle nel P. rosso maggiore, la macchia bianca dorsale da cui deriva il nome è in realtà sostituita, nella sottospecie lilfordii, da fitte barrature bianche.

Il verso del Picchio dorsobianco è un ‘byück’ simile a quello del P. rosso maggiore, ma più grave e meno nitido. E’ facile ascoltarlo in alternanza con i ripetuti martellamenti sui tronchi quando è in fase di alimentazione, in cerca di larve che vivono sotto la corteccia degli alberi. A primavera, nelle faggete ancora spoglie si può ascoltare il suo tamburellamento rituale, caratterizzato da un attacco “sospeso” della sequenza che termina poi in un’accelerazione con diminuizione del volume, un effetto che ricorda vagamente quello di una pallina da ping-pong che rimbalza e si ferma (cfr. video).

Nonostante l’areale ristretto e limitato a poche aree dell’Appennino, che ne fanno di fatto una specie piuttosto rara e preziosa in Italia, il Picchio dorsobianco è presente sui Monti Simbruini con un buon numero di esemplari, è possibile incontrarlo nelle faggete di alto fusto dove siano presenti alberi vetusti o marcescenti e ascoltare a primavera il suo caratteristico tamburellamento. Si tratta comunque di una specie di non facile osservazione: la livrea apparentemente sgargiante  ha in realtà caratteristiche di elevato mimetismo nell’ambiente della faggeta e il comportamento nervoso, soprattutto nella fase di alimentazione, durante la quale si sposta rapidamente di tronco in tronco alternando brevi voli a stazionamenti con canto e martellamento, richiedono un occhio molto allenato e perfetta coordinazione tra vista e udito; esibisce tuttavia un comportamento più confidente e meno “in allérta” rispetto al Picchio rosso maggiore.

La presenza di questa ulteriore preziosa rarità nei boschi dei Monti Simbruini testimonia ancora una volta la qualità degli ambienti forestali e l’efficacia delle misure di conservazione e tutela degli habitat derivanti dalla presenza di un’area protetta.

IMMAGINI
VIDEO
Rosalia alpina - Monti Simbruini - ph Francesco Ferreri
Torna la regina della faggeta: la Rosalia alpina

Anche quest’anno la troupe di Orizzonti Simbruini è riuscita a documentare la comparsa dei primi individui adulti di Rosalia alpina all’interno della faggeta. La prima sessione di ricerca, svolta all’interno di faggete interessate dalla presenza di tronchi senescenti o secchi, ha portato al rinvenimento di una coppia (maschio e femmina) in fase di accoppiamento presso una vecchia ceppaia di faggio marcescente e di un terzo esemplare maschio in sosta su un tronco parzialmente devitalizzato.

Un buon inizio di stagione che fa ben sperare, si tratta infatti di un ottimo segnale di salute che conferma la bontà e l’integrità dell’habitat delle faggete dei Monti Simbruini. Le sessioni di ricerca proseguiranno nelle prossime settimane, i rinvenimenti sono stati prontamente segnalati sul portale del progetto europeo LIFE MIPP, che annovera la Rosalia alpina fra le specie target della ricerca.

La sessione di ricerca della Rosalia alpina è stata occasione per contattare anche altre specie caratteristiche dell’habitat della faggeta matura, come il Picchio dorsobianco (Dendrocopos leucotos) e il Picchio verde (Picus viridis).

IMMAGINI
Nebbia nella faggeta - Monti Simbruini - © Daniele Frigida
Il mistero della faggeta

Sono passati alcuni anni da quando ho scattato questa fotografia – addirittura all’epoca il progetto Orizzonti Simbruini era ancora un’idea allo stato embrionale – eppure ogni qual volta mi capita di riguardarla, di colpo mi ritrovo immerso con la mente nell’atmosfera magica e misteriosa di quel freddo pomeriggio di fine autunno. Read More

Faggeta vetusta: grosso esemplare di faggio - © D. Frigida
La faggeta vetusta – Parte I

Una foresta può essere definita vetusta quando questa è composta per gran parte della sua estensione da alberi maturi e a fine ciclo vitale, ossia alberi che, per totale assenza di interferenze esterne dovute all’intervento antropico, compiono a pieno il loro ciclo vitale, arrivando così fino alla “morte naturale”. Read More

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